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Messina zona rossa, tra aziende in crisi e cittadini esasperati: “in questa città regna il caos più totale” [VIDEO]

messina dall'alto

L’economia locale si appresta a vivere settimane difficili: la nuova ordinanza del Sindaco di Messina riporta la città al lockdown di marzo e aprile 2020

In una Sicilia che passa alla zona arancione per l’aumento esponenziale dei contagi da Covid-19, c’è un Comune che è già stato dichiarato zona rossa. Si tratta ovviamente di Messina, dove tra qualche giorno si tornerà in un rigido lockdown. Per adesso è stata applicata l’ordinanza emessa dal Presidente della regione Nello Musumeci, che prevede una zona rossa soft come quella delle festività natalizie. Nel fine settimana, però, scatterà quella stabilita dal Sindaco Cateno De Luca, il quale sarà molto più stringente e vedrà l’aumento di restrizioni e controlli. Dopo un’iniziale confusione, è stata fatta chiarezza: ogni esercizio commerciale resterà chiuso, tranne i negozi di prima necessità, e nessuno spostamento sarà permesso, tranne per coloro che devono traghettare da e per la Calabria, ma sempre per comprovate esigenze e sottoponendosi al tampone se necessario.

“Il principio – ha detto De Luca – è limitare la mobilità, gli aggiustamenti saranno fatti in funzione di una riflessione, d’altronde ho fatto un provvedimento a efficacia differita per alcuni principi, perché ho voluto dare il tempo a tutti di organizzarsi e quindi di non chiudere le attività all’improvviso”. “Abbiamo deciso una fase transitoria per far comprendere le ulteriori restrizioni”, ha detto polemizzando con il consigliere comunale del Pd Alessandro Russo: “vengo accusato di aver eliminato l’asporto, ma purtroppo in una situazione di zona rossa l’asporto è una occasione di mobilità e con la scusa dell’asporto si sono generate altre situazioni”. A Messina infatti i ristoranti potranno offrire solamente il servizio a domicilio a partire dal 15 gennaio.

Ma come l’avranno presa i messinesi? La situazione è sempre più drammatica per commercianti ed esercenti, già provati pesantemente dalle conseguenze economiche della pandemia. Si trovano ad affrontare una nuova chiusura che si preannuncia “devastante” come afferma Alberto Palella, presidente Confesercenti di Messina: “Dalla ristorazione, già piegata dalle chiusure natalizie, all’abbigliamento con i magazzini pieni per i saldi che non si potranno svolgere, la quasi totalità del comparto del commercio privato è in pieno default”. Il Comune ha avviato un piano per cercare di limitare le perdite per le famiglie e le imprese ma secondo Palella occorre anche altro: “i ristori comunali, per quanto significativi – aggiunge -, sono solo un frangiflutti rispetto uno tsunami. Senza il coinvolgimento dello Stato e della Regione, in termini di risorse economiche da mettere a ristoro dei crolli dei fatturati, le imprese falliranno”. Da qui la richiesta di un intervento decisivo da parte di Stato e Regione: “la richiesta – conclude – è quella di affrontare con le modalità adeguate il crollo delle imprese del commercio generato dai provvedimenti anti Covid. Garantendo la stessa protezione che è stata fornita al pubblico impiego. Diversamente dovremo prendere atto che siamo figli di un Dio Minore e la rottura della coesione sociale non sarà evitale con tutte le devastanti conseguenze che ciò comporterà”.

“Un provvedimento pesante quello della zona rossa, ma che si è reso necessario”, è il commento di un cittadino ai microfoni di Sky Tg24. “I positivi sono tanti, sono aumentati i tamponi. A marzo facendo meno tamponi e c’erano meno positivi. Adesso c’è la libertà assoluta e la gente non ha capito a cosa va incontro. I rischi ci sono, purtroppo, per chi lavora è un dramma. Per gli altri è un bene. E’ un provvedimento che ritengo sia giusto. E’ necessario perché se no questa macchia d’olio si allarga sempre di più”. “Cosa sia giusto e cosa sia sbagliato, io non lo so – commenta invece un giovane – . So solo che viviamo nel caos più totale. C’è grande confusione. Troppa per quanto mi riguarda, perché siamo sbattuti a destra e a sinistra, quindi io per essere riammesso nella comunità ho avuto bisogno della liberatoria, perché ho preso il Covid. La domanda nasce spontanea, ma se avete avuto il tampone negativo fatemela voi stessi?”. E intanto tra favorevoli e contrari la città dello stretto si prepara a vivere un nuovo lockdown per superare l’emergenza.