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Reggio Calabria: esclusiva di Klaus Davi sulle “marche da bollo false”, le precisazioni di Giuseppe Triolo

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Reggio Calabria: esclusiva di Klaus Davi sulle “marche da bollo false”. Le precisazioni di Giuseppe Triolo: “la prima denuncia è stata la mia”

In merito all’esclusiva di Klaus Davi sullo scandalo delle marche da bollo false al comune di Reggio Calabria, Giuseppe Triolo precisa quanto segue: “la prima denuncia in Procura è stata fatta dal sottoscritto e poi si sono susseguite le altre. In questa vicenda ci sarebbe tanto da dire_ io ed altri impresari siamo rimasti vittime di un collaboratore infedele il quale disbrigava le pratiche al comune per conto del centro servizi, anch’esso parte lesa dallo stesso collaboratore esterno. L’uomo è stato ovviamente denunciato con tanto di nome e cognome. Mi sembra evidente che chi ha informato Klaus Davi lo ha fatto per gettare discredito su alcune ditte e quindi ha omesso volutamente di scrivere il nome e raccontare i fatti veritieri. Probabilmente chi è che informato Klaus mi sembra sia un impresario funebre nel vano tentativo di infangare il buon nome mio e delle imprese non raccontando realmente i fatti accaduti, ma col tempo lo farà la Procura. Nel nostro settore ruotano diversi interessi e questo della marca da bollo corretta, a mio modo di vedere, non è altro che una rispetto a chi vuole esercitare questa professione a suon di bombe, minacce, incendi di negozi, ambulanze, vetture. E’ gente senza scrupoli che pur di monetizzare sarebbe capace di vendere l’anima al diavolo o, perchè no, scrivere una lettera anonima a Klaus Davi. Fino a che la Procura non mette mano a certe situazioni – penso – non si cambierà mai davvero; mi auguro che questa storia sia la fiammella che faccia mettere in moto tutte le altre situazioni che finora sono state dormienti e io ne sarò, questa volta, portavoce, e chiederò a gran voce ai Magistrati come è possibile che gente acclarata su certe cose, come spaccio di cocaina, racket, affiliati (acclarati da sentenze passate in giudicato) a famiglie di ‘ndrangheta o addirittura le famiglie stesse possano esercitare questo mestiere. Sono ditte che usano attraverso l’appartenenza ‘ndranghetista l’assoggettamento psicologico sulle famiglie dei dolenti“, conclude Triolo.