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Lombardia zona rossa, è stato un errore: la Regione tornerà in arancione, sull’Rt sbagliato l’accordo col Governo

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La Regione Lombardia ha rettificato il 20 gennaio i dati inviati la settimana precedente, che avevano portato l’Rt a 1,4 e fatto quindi scattare la zona rossa, facendo scendere l’indice sotto l’1

Nessun errore di interpretazione da parte dei tecnici della cabina di regia sul dato della Lombardia: è la Regione ad aver rettificato il 20 gennaio i dati inviati la settimana precedente, che avevano portato l’indice Rt a 1,4 e fatto quindi scattare la zona rossa. Lo scrive nero su bianco l’Istituto Superiore di Sanità in una relazione tecnica proprio sulla questione Lombardia dopo il caos sui numeri. “Il valore Rt calcolato sulla base della data di inizio sintomi dei soli casi sintomatici (Rt sympt) – scrive l’Iss – calcolato sui dati forniti dalla Regione nel DB aggiornato al 13 gennaio 2021 e relativo al 30 dicembre 2020 era 1.4 (CI: 1.38-1.43)”, che identificava “la trasmissibilità come compatibile ad uno scenario di tipo 3”, ossia la zona rossa.

Tuttavia, riportano i tecnici, “il 20 gennaio 2020, la Regione Lombardia ha inviato come di consueto l’aggiornamento del suo DB. In tale aggiornamento si constata anche una rettifica dei dati relativi anche alla settimana 4-10 gennaio 2020. In particolare, si osserva una rettifica del numero di casi in cui viene riportata una data inizio sintomi e, tra quelli con una data di inizio sintomi, quelli per cui viene data una indicazione di stato clinico laddove assente”. Sono cambiate insomma le proporzioni tra casi sintomatici e asintomatici, fattore decisivo visto che l’Rt si calcola sui soli sintomatici. Dopo la rettifica, “il numero di casi in cui è indicata una data inizio sintomi (gli unici inizialmente considerati nel calcolo dell’Rt sympt) è diminuito (da 419,362 a 414,487)”, ma soprattutto il numero di casi “in cui sia segnalato uno stato sintomatico (qualunque gravità) o sia assente questa informazione” è diminuito (da 185,292 a 167,638), mentre ovviamente il numero di casi “in cui sia dichiarato uno stato asintomatico o vi sia notifica di guarigione/decesso senza indicazione di stato sintomatico precedente (esclusi dal calcolo Rt sympt) è aumentato (da 234,070 a 246,849)”.

Complessivamente, scrivono i tecnici, “questi cambiamenti riducono in modo significativo il numero di casi che hanno i criteri per essere confermati come sintomatici e pertanto inclusi nel calcolo dell’Rt basato sulla data inizio sintomi dei soli casi sintomatici calcolata al 30 dicembre (14.180 casi sintomatici con data inizio sintomi nel periodo 15-30 dicembre 2020 nel DB 13 gennaio e 4.918 casi sintomatici con data inizio sintomi nel periodo 15-30 dicembre 2020 DB 20 gennaio)”. Si è ridotta di oltre due terzi, insomma, la “quota” di sintomatici sul totale dei nuovi casi, il che di per sé “non comporta un cambiamento nella classificazione del rischio della Regione che rimane a rischio Alto di una epidemia non controllata e non gestibile”, ma fa modificare l’Rt da 1,4 a 0,88. Con Rt sotto l’1 ma rischio moderato, in automatico si passa in arancione.