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Coronavirus, i dati shock dell’Italia: peggior Paese nel rapporto tra Pil e decessi, Cina unica Nazione in crescita [GRAFICA]

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Italia e Argentina sono gli Stati con la situazione peggiore, nonostante i lockdown più lunghi ed estenuanti. Nel continente asiatico la pandemia del Coronavirus ha fatto registrare danni meno gravi: Indonesia, Corea del Sud, Giappone se la sono cavata meglio di Brasile, Stati Uniti ed Eurozona

C’è chi ha perso i propri cari senza poter dare loro l’ultimo saluto, c’è chi ha dovuto chiudere la propria attività travolto dalle difficoltà che la crisi ha accompagnato. La pandemia di Coronavirus ha stravolto il mondo interno sotto ogni punto di vista: sanitario, economico e sociale. Effetti pesantissimi che si sono abbattuti senza distinzione su tutti i Paesi, dal più ricco al più povero, anche se sicuramente con conseguenze diverse. Per capire in modo specifico le differenze è interessante il grafico che tiene conto dai calcoli forniti da IMF (International Monetary Fund), Oxford Economics, WHO (Organizzazione Mondiale della Sanità), Refinitiv ed EFG Asset Management e tiene conto dell’andamento del GDP (ovvero il PIL, Prodotto Interno Lordo) e del numero di morti per Coronavirus di ogni singolo Stato.

Come si evince dalla tabella proposta a fianco (clicca per ingrandire), l’Italia è il Paese che in tutto il mondo ha senza alcun dubbio subito le conseguenze più pesanti: prima per quanto riguarda il dato dei decessi (oltre 1,200 ogni milione di abitanti), penultima nelle previsioni di crescita del PIL (in perdita dell’11% circa). Questi sono dati abbastanza clamorosi se si pensa che il Governo del Premier Giuseppe Conte ha adottato misure tra le più stringenti: dal lockdown totale nei mesi di marzo e aprile, sino al coprifuoco dalle 22 ancora in vigore. Tutte restrizioni alle libertà delle abitanti che, nonostante ciò, non sono riuscite né a limitare i morti, né a resistere dal punto di vista economico. L’Eurozona è infatti ben distante dalla media italiana con un diminuzione del Pil dell’8% e una media di circa 900 morti ogni milione di cittadini. Dati da non sottovalutare e anche il Presidente del Consiglio ne ha tenuto conto. Il numero di decessi “è un aspetto che mi preoccupa, abbiamo consultato tanti esperti, scienziati, medici. Le risposte sono varie, abbiamo anche una soglia anagrafica molto in là, avendo tanti anziani colpiti sono anche più a rischio. Ci sono tanti fattori ed è difficile individuare le ragioni, noi lavoriamo per ridurla. Quando si parla di numeri di decessi si sta parlando di morti, bisogna portare rispetto”, affermava Conte qualche settimana fa.

Il fatto che il lockdown non sia la soluzione migliore per fermare la propagazione del virus lo dimostrano i dati dell’Argentina, Nazione che ha mantenuto le chiusure per il tempo più lungo (7 mesi). Il Presidente della Repubblica Alberto Fernandez si è reso famoso per la celebre frase: “un’azienda o un negozio può riaprire, una vita persa non torna più”. Una visione che ha portato il suo Stato ad essere ultimo per crescita del PIL (-12%), tra le peggiori per quanto riguarda il numero dei morti. Discorso abbastanza simile anche per la Francia, dove anche in questo caso i cittadini hanno dovuto accettare il coprifuoco serale, senza però non dover subire pesanti danni a livello economico. Restrizioni meno rigide per Stati Uniti e Brasile, che hanno dovuto piangere un grande numero di morti, ma hanno comunque avuto effetti meno pesanti sulle proprie economie.

conte merkelConfrontando i numeri dell’Italia con gli altri Stati europei, la differenza maggiore si nota con la Germania che ha addirittura una media di decessi oltre tre volte inferiore a quella italiana e un PIL in decrescita del 6%. I lockdown soft della cancelliera Angela Merkel hanno salvaguardato l’economia locale e un efficiente sistema sanitario hanno fino ad oggi permesso di non superare i 400 morti per ogni milione di abitanti tedeschi. “Abbiamo ancora davanti i mesi peggiori della pandemia”, ha sottolineato in questi giorni Markel che adesso vede nell’arrivo dei vaccini la via d’uscita dal tunnel. Le aziende per il momento non hanno subito gli stessi danni di quelle italiane, avendo ricevuto aiuti molto concreti con la restituzione del 75% dei ricavi medi di novembre 2019.

discoteca cinaAltro scenario da non dover sottovalutare è quello che si è verificato nel continente asiatico. La Cina è addirittura l’unica Nazione al mondo a far registrare una crescita in positivo del PIL, oltre ad aver subito un numero di decessi infinitamente piccolo rispetto alla sua popolazione. Hanno prodotto gli effetti sperati i lockdown mirati nella città Wuhan, epicentro della pandemia, e il sistema perfetto del contact tracing che hanno portato all’estinzione di tutti i focolai di contagio ed al ritorno alla vita normale a meno di un anno dal primo caso di positività al Coronavirus registrato. E che i paesi asiatici siano probabilmente più pronti a combattere un’infezione virale lo dimostrano le statistiche di Indonesia, Corea del Sud, Giappone (per menzionare chi è proposto nel grafico), tra i Paesi in cui la pandemia ha fatto registrare i minori danni. Insomma, è evidente come le chiusure eccessive e prolungate non siano state la scelta migliore per contrastare la diffusione del Coronavirus, altrimenti il destino dell’Italia sarebbe stato ben diverso da quello che le statistiche mettono in luce.