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Coronavirus, il “record” della Sicilia: in tre giorni da gialla a zona rossa, intesa tra Governo e Regione

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“La relazione del Comitato tecnico scientifico – ha detto il governatore Nello Musumeci – fotografa una realtà preoccupante perché negli ultimi giorni è aumentato il numero di contagi. Il periodo delle festività ha registrato un calo di attenzione e le conseguenze si pagano adesso”

Il tempo di riaprire che per la Sicilia è già tempo di chiudere. Dopo la zona gialla “rafforzata” di giovedì 7 e venerdì 8 gennaio, introdotta dall’ultimo decreto legge con le norme anti contagio per far fronte all’epidemia di Coronavirus, sabato 9 e domenica 10 l’Italia entra in zona arancione per due giorni. Nelle ultime ore, però, è emerso il rischio che da lunedì 11 gennaio l’Isola possa definitivamente diventare zona rossa e restarvi per tre settimane. “La relazione del Comitato tecnico scientifico – ha detto il governatore Nello Musumeci fotografa una realtà preoccupante perché negli ultimi giorni è aumentato il numero di contagi. Il periodo delle festività ha registrato un calo di attenzione e le conseguenze si pagano adesso. Dovremo adottare delle misure restrittive e lo faremo, dopo una riflessione assai approfondita, nella giornata di venerdì (oggi, ndr)”.

Dello stesso pensiero anche il ministro Roberto Speranza, che già a livello nazionale si sta impegnando per dividere le regioni e isolarle tra di loro, mettendo in sicurezza dal contagio gli italiani. In questi giorni, infatti, anche lui deciderà quali territori saranno inseriti in zona rossa, e la Sicilia in questo caso si trova in cima alla lista delle “pretendenti”. Sarà dunque firmato un nuovo Dpcm, che dovrebbe entrare in vigore il prossimo 16 gennaio e scadere a fine mese, anche se il rischio – come purtroppo molti temono, data l’esperienza del primo periodo di lockdown – è che restrizioni e stato di emergenza vengano prorogati.

“Dobbiamo necessariamente correre ai ripari – ha aggiunto il governatore – . E’ un peccato che di fronte alla campagna di vaccini che ci vede fra le prime regioni in Italia, dobbiamo registrare una impennata dei contagi che rischia di mettere tutto in discussione. Serviranno provvedimenti necessari e adottati con fermezza. Purtroppo abbiamo la necessità di farlo”. “Per le scuole superiori la didattica a distanza – conclude Musumeci – continuerà come previsto fino al 10 gennaio, per gli altri ordini e gradi rimane vigente il provvedimento nazionale. Ma anche sul fronte della scuola in queste ore decideremo quale sarà la misura più giusta e ragionevole”.