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Reggio Calabria, il commovente messaggio della figlia del dottor Franco Barillà morto di Covid a Vercelli: “tuo padre sarebbe orgoglioso di te”

Reggio Calabria, il post pubblicato su facebook da Federica Barillà figlia del dottore Franco deceduto di Covid a Vercelli

In riferimento alla morte del dottor Franco Barillà, medico di Reggio Calabria deceduto di Covid a Vercelli, la mamma di Federica Barillà, primogenita del dottore, ha inviato a StrettoWeb una lettera che riportiamo integralmente:

“Buonasera ,
Sono M.M., madre orgogliosa di Federica Barillà, il cui papà Franco, è morto di Covid a Vercelli.
Originario di Villa San Giuseppe, ha lasciato la Calabria per andare a lavorare come medico di Guardia Medica in Piemonte, quando Federica aveva appena 3 anni, sacrificando sé stesso e altro per inserirsi dignitosamente nel mondo del lavoro.
Il “terrone”, così lo chiamavano affettuosamente gli amici “polentoni”, si è subito integrato nel tessuto sociale della provincia vercellese, fino a coprire incarichi sanitari in ambito carcerario, delle case di cura assistenziali per anziani e nel settore della medicina di base dove da qualche anno aveva accresciuto il numero degli assistiti in modo esponenziale, soprattutto grazie al passaparola dei pazienti soddisfatti e rassicurati dal suo perenne sorriso e buonumore e dalla sua straordinaria professionalità e disponibilità.
Franco aveva “educato” i vercellesi ad “offrire” il caffè al bar, insomma, a “terronizzarsi” appresso alle sue ormai proverbiali abitudini tipiche del Sud, quale appunto “l’arte di offrire “.
Chi lo conosceva, non poteva non notare la sua ironia, il suo spirito, la sua umanità, la sua gentilezza, il suo intercalare ” Salutami tua moglie… Un bacio al papà… Una carezza affettuosa ai bimbi… “
E I nostri figli, Federica che l’11 dicembre “festeggerà” (si fa per dire) il suo primo quarto di secolo senza sentire la voce del papà che le dice “Gioiuzza, apri il cancello! “, improvvisando il suo arrivo a sorpresa a Reggio… e Antonio, il suo “stronzetto” che a 19 anni si è ritrovato a passare da ragazzo a uomo, restando accanto al papà negli ultimi momenti della lunga lotta contro una brutta bestia…
E il resto lo lascio raccontare a mia figlia, che in un Post sui social ha dimostrato di essere una figlia MERAVIGLIOSA, della quale il padre sarebbe sinceramente orgogliosa… Come di Antonio, il nostro UOMO di casa…

Ecco il post:

Una cosa ci tengo a dirla. Sono da sempre stata contro il terrorismo mediatico da parte dei media, dei giornali, sulla tematica “Covid “, ma al tempo stesso abbastanza razionale da capire la pericolosità di questo virus per determinate categorie di persone.

Quando leggete i bollettini quotidiani dei morti di Covid, ricordatevi sempre che dietro quella morte ci sono figli, padri e familiari che soffrono per la loro perdita. E senza aver contratto quel virus avrebbero vissuto altri 10/20/30 anni, chi lo sa.

Mio papà, 62 anni, zero patologie pregresse, è morto per curare gli altri, è morto per voi, per noi.
Ancora non me ne capacito, e forse non lo accetterò mai del tutto.

Ma ci tengo attraverso questo post, a evidenziare ancora una volta la pericolosità di questo nemico invisibile, che spesso minimizziamo, ma che è fra noi e che miete vittime. Perciò stiamo attenti!

Io sono e sarò sempre molto orgogliosa di mio papà perché è morto da eroe, avrebbe potuto (come molti) decidere di NON andare a casa dei pazienti ad effettuare Tamponi e vaccini anti influenzali. Eppure ha deciso di non abbandonare i suoi pazienti e di curarli fino alla fine dei suoi giorni.

E da lì, il calvario lungo un mese, una polmonite bilaterale che lo ha portato alla morte, una sofferenza immensa per tutti noi che speravamo fino alla fine in un miracolo, che purtroppo però non è avvenuto. Hai lottato un mese con tutte le tue forze, ma non hai perso, hai vinto. E rimarrai per sempre nel cuore di chiunque abbia avuto modo di conoscerti”.