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Reggina, per fortuna c’è qualcosa di buono (finalmente). Ma le parole di Baroni fanno riflettere…

mister marco baroni Gettyimages / Alessandro Sabattini

Dopo settimane tristi e frustranti in casa Reggina, in cui di buono non c’è stato veramente nulla da prendere, il fatto che si possano anche trovare lati positivi fa notizia. Ed è da evidenziare

Un pareggio è sempre meglio di una sconfitta. Frase lineare, logica, corretta, che non fa una grinza. Un pareggio arrivato dopo un primo tempo dominato (il migliore in trasferta della stagione dopo quello di Monza), dopo essere passati in vantaggio (per l’ennesima volta), con un altro clamoroso errore individuale a far scaturire il gol subito, con venti minuti circa in superiorità, dopo tantissime sconfitte e con questa classifica – però, dispiace dirlo – è una sconfitta. Da qui il nostro titolo “Un pari che non serve a nulla“. Oggi la Reggina doveva vincere. Oggi, per quanto visto in campo, la Reggina “poteva” vincere. Perché il Vicenza è stato annullato nel primo tempo, perché non ha tirato una volta in porta (ma non era già accaduto a tante altre avversarie?), perché è stato in inferiorità per metà ripresa, in difficoltà e schiacciato nella propria area. Ma, soprattutto – ancora, di nuovo, anche loro – perché non ha fatto assolutamente nulla per segnare. E si ritrova con un punto “caduto dal cielo”, così come Entella e Cosenza. E se il pari con quest’ultime, pur dopo tantissimi rimpianti, è stato “digerito” perché il periodo era migliore, così come i risultati e la classifica, questa volta no. Brucia. E tanto.

Ma per fortuna (finalmente) c’è qualcosa di buono. E dopo settimane tristi e frustranti, in cui di buono non c’è stato veramente nulla da prendere, il fatto che si possano anche trovare lati positivi fa notizia. Ed è da evidenziare. E’ da evidenziare un atteggiamento simile a quello di Monza, ma un tantino più pungente. E’ da evidenziare una squadra ordinata, corta, che arriva sempre prima sul pallone, è spesso in anticipo, non butta mai il pallone e prova a proporsi, pur con tutti i limiti offensivi in assenza di attaccanti veri. E’ da evidenziare la prova di almeno tre calciatori, di cui si spera non sia – quello di oggi – “fuoco di paglia”: Folorunsho, Bianchi e Di Chiara. E’ da evidenziare, infine, tutta la voglia, la determinazione, l’impegno che questa squadra ci mette, a dimostrazione di quanto già scritto questa mattina sull’unico elemento da non imputare al gruppo. L’abnegazione e la professionalità non sono mai mancate, a differenza invece di tanti altri fattori che negli ultimi giorni abbiamo evidenziato e che sono emersi nuovamente questa sera.

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Le parole a fine gara di mister Baroni, poi, non fanno altro che confermare questa tesi: “Con l’uomo in più nel finale potevamo fare meglio e sfruttare i 5 cambi, lo so, ma bisogna capire se i sostituti sono come i titolari. Offensivamente, in questo momento, le alternative sono quelle per via dei tanti assenti, ma non voglio parlare di loro. Aspettiamo di recuperare gli altri”. Poco da dire. Chi non c’è, al momento, serviva come il pane. Perché tecnicamente valido, ma fisicamente fragile. Chi c’è, ma sta in panchina, non sposta gli equilibri. E così, un allenatore che può sfruttare la superiorità con i cambi freschi (e non 3, bensì 5), non lo fa, effettuando solo una sostituzione (Situm) e provando soltanto alla fine la “mossa della disperazione” (Vasic). Con una rosa al completo, con una rosa “integra”, questa partita si sarebbe vinta a mani basse (e non solo questa). Ma quando, chi può fare la differenza, non c’è, e le alternative a disposizione latitano, non resta altro che fare lo… “psicologo“. Vero Folorunsho? Discussione a quattr’occhi di mezz’ora e giocatore totalmente nuovo. E’ la mano di Baroni. Che però, adesso, deve essere “aiutato”. Ah, a proposito: Faty e Charpentier sono tornati a Reggio e saranno presto disponibili, così come El Tanque Denis. Piccola fiammella di speranza in attesa di un futuro più “sprint”? Si spera, a partire da Reggio Emilia…

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