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Recovery Fund: “il Governo sottrae 40 miliardi al Sud”, insorgono i governatori

Sei governatori (Campania, Sicilia, Puglia, Basilicata, Abruzzo, Molise) scrivono al Premier Conte sui progetti del Next Generation: “contrari a una distribuzione in base al numero di abitanti, un orientamento in contrasto con i criteri indicati in Europa, che privilegiano soprattutto il reddito pro-capite e il tasso di disoccupazione delle aree oggetto d’intervento”

Un investimento sul futuro dell’Europa e degli stati membri per ripartire dopo l’emergenza Covid-19. Il Recovery Fund è oggetto di discussione nelle ultime settimane in Parlamento, ma sembra che in Italia ci sia ancora tanto da ragionare. Sei governatori delle Regioni del Sud hanno scritto una lettera al presidente del Consiglio Giuseppe Conte sulla ripartizione del Next Generation UE, chiedendogli un incontro per discuterne di persona e esprimendo “viva preoccupazione per lo stato del confronto sulla effettiva utilizzazione delle risorse”. La lettera è firmata da Vito Bardi (Basilicata), Vincenzo De Luca (Campania), Michele Emiliano (Puglia), Marco Marsilio (Abruzzo), Nello Musumeci (Sicilia), Donato Toma (Molise). Alla riunione convocata dal presidente campano non hanno potuto partecipare, per concomitanti impegni istituzionali, i presidenti della Sardegna Christian Solinas e della Calabria Nino Spirlì.

Nella lettera i governatori hanno approfondito “il programma Next Generation, con particolare riferimento al Piano nazionale di ripresa e Resilienza”, scrivono. “Nel dare atto dell’impegno profuso – si legge – dal Governo italiano in sede UE e dei conseguenti risultati ottenuti in favore di un importante programma d’investimenti da attuarsi con le risorse attribuite al nostro paese, gli scriventi esprimono viva preoccupazione per lo stato del confronto sulla effettiva utilizzazione di dette risorse in ambito nazionale. La bozza di programma circolata nei giorni scorsi prevederebbe una ripartizione delle risorse in ambito nazionale sulla base di un mero criterio demografico fra centro nord e mezzogiorno”.

Inoltre, la medesima bozza – si legge ancora prevede “una ripartizione per 6 missioni, in assenza di un preventivo confronto con le Regioni e con evidenti sottostime delle risorse necessarie in settori vitali , in particolare nel Mezzogiorno, quali, ad esempio, la sanità, il turismo, i servizi idrici. È doveroso osservare, per quanto riferito ai criteri di ripartizione territoriale delle risorse, che le prime ipotesi circolate si pongono in evidente contrasto con i criteri utilizzati in sede UE per l’assegnazione delle risorse fra i paesi membri, nonché con i generali principi di coesione sociale perseguiti dal Trattato di funzionamento dell’ UE e dalla nostra Carta costituzionale”.

Il Governo italiano, secondo quanto trapelato in questi giorni, sarebbe orientato a ripartire queste somme destinando il 66% alle Regioni del Centro-Nord e il restante 34% a quelle del Centro-Sud, secondo un principio esclusivamente demografico. Un orientamento, però, in contrasto con i criteri indicati in Europa, che privilegiano soprattutto il reddito pro-capite e il tasso di disoccupazione delle aree oggetto d’intervento. Tanto da far parlare i governatori delle Regioni del Sud di “vero e proprio furto”, stimato in circa 40 miliardi di euro.

“Abbiamo la necessità – sottolinea il Presidente Nello Musumecidi richiamare il governo su una situazione di emergenza sociale, economica, infrastrutturale del Mezzogiorno. Dobbiamo invocare un confronto corretto e serio. Io credo che abbiamo necessità di un riequilibrio delle risorse e di una revisione dei criteri, ma anche il dovere di capire quale strategia di crescita Roma ha immaginato per il Mezzogiorno, in una proiezione mediterranea in continuo cambiamento”.