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Perché Reggio Calabria è diventata città metropolitana? Il racconto di Scopelliti e la commozione di Demi Arena: “Un riscatto dopo i fatti del capoluogo”

Da qualche anno, Reggio Calabria ha assunto la carica di città metropolitana: nel suo libro ‘Io sono libero’, l’ex Sindaco e Governatore Giuseppe Scopelliti spiega i motivi, ricordando la commozione di Demi Arena

Reggio Calabria, così come altre 13 città in Italia, può vantarsi della nomina di “Metropolitana“. Un riconoscimento importante, non solo nei fatti e nella forma, ma anche per quanto riguarda le risorse provenienti dall’Europa per finanziare opere importanti. L’istituzione di Reggio Città Metropolitana è avvenuta nel 2014. Nel suo libro ‘Io sono libero‘ – pubblicato da Luigi Pellegrini editore, scritto dal giornalista Gianfranco Attanasio e in vendita dal 10 dicembre – l’ex Sindaco della città dello Stretto e Governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti spiega il perché.

Grazie al lavoro messo in campo dall’amministrazione comunalerivela – Reggio era diventata non solo un’apprezzata meta turistica, ma anche un ricercato palcoscenico di grandi eventi nazionali e internazionali. Il che, aveva finalmente portato la città all’attenzione del Governo. Il percorso che Reggio stava seguendo non era sfuggito, tra gli altri, a Italo Bocchino, vicepresidente vicario del Gruppo del Popolo della Libertà alla Camera dei Deputati e mio amico fin dai tempi della militanza giovanile nel Fronte della Gioventù. Ne parlammo dapprima genericamente; quando ci rendemmo conto che potevano esserci i termini per costruire un percorso concreto, intensificammo gli sforzi e finalizzammo sempre più le nostre interlocuzioni a favore di questo argomento. E dell’obiettivo che ci prefiggevamo. Italo si fece carico di sensibilizzare Roberto Calderoli, allora Ministro per la Semplificazione Normativa, al fine di verificare la fattibilità dell’operazione. Si doveva procedere, preliminarmente, a una integrazione dell’elenco nel quale, come è noto, erano previste nove Città Metropolitane riconosciute dalla Costituzione”.

Ma ci fu una prima opposizione: “La prima occasione utile sarebbe stata in sede di Commissione Affari Costituzionali – prosegue Scopelliti – Tuttavia, Italo Bocchino e Roberto Calderoli preferirono portare la discussione direttamente in Aula. Ma il 24 marzo del 2009, giorno in cui la questione di Reggio Città Metropolitana avrebbe dovuto essere affrontata, la maggioranza di Governo dovette respingere gli “assalti” di Italia dei Valori e del Partito Democratico, all’epoca in minoranza. Fu, in particolare, il reggino Aurelio Misiti (IDV), a presentare un emendamento che invitava il governo ad istituire un’unica Città Metropolitana tra Reggio e Messina. Seguirono, a ruota, gli interventi a favore di questa proposta da parte del pidiessino Marco Minniti (PD), dell’udicino Mario Tassone, di Maria Grazia Laganà Fortugno, Roberto Giachetti e Lorenzo Ria, sempre del Pd”.

“Ma fu l’intervento illuminato di Nicolò Cristaldi del Popolo della Libertà, elemento di spicco della destra siciliana e già Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana, a svelare l’insidia che si celava nell’emendamento di Misiti: quella formulazione, infatti, andava a ledere le prerogative della Regione Sicilia, a statuto speciale, violando quindi la Costituzione. Una volta approvato, perciò, sarebbe stato dichiarato incostituzionale. Sulle stesse posizioni si attestò il ministro Calderoli, che ribadì come per l’approvazione di quell’emendamento sarebbe stato necessario un accordo interistituzionale con la regione siciliana. L’emendamento Misiti fu perciò bocciato dall’Aula che, invece, approvò l’emendamento Bocchino, dallo stesso argomentato in modo articolato e convincente. Bocchino evidenziò che Reggio stava registrando una straordinaria stagione amministrativa e che possedeva i requisiti per interpretare quell’importante ruolo. La scelta a favore di Reggio, inoltre, avrebbe incrementato lo scarno numero di Città Metropolitane del Sud Italia, contribuendo ad una più armonica crescita del Mezzogiorno in virtù delle opportunità che il nuovo status avrebbe concesso”.

Emozionante e commovente è il racconto dell’ex Governatore in merito all’incontro, poche ore dopo, con Demi Arena: “Rientrato a Reggio – confessa – la stessa sera dell’approvazione in Aula del provvedimento, ricordo che ad attendermi in aeroporto, nonostante la tarda ora, c’era Demi Arena. Mi venne incontro quasi piangendo per l’emozione. Ci abbracciammo a lungo senza dire una parola. Comprendevo perfettamente lo stato d’animo di Demi, i suoi sentimenti rispetto alla rivolta di Reggio e la ferita ancora aperta per il tradimento del capoluogo. Accompagnandomi in macchina si congedò con parole toccanti: ‘Ora, a distanza di quarant’anni dalla rivolta, Reggio Città Metropolitana ha il suo riscatto, si riappropria di un pezzo di storia, può giocare una nuova partita e risollevarsi”.