fbpx

Jet privati, party, pieni poteri decisionali: i privilegi di James Harden che hanno distrutto gli Houston Rockets

Foto Getty / ME

Decide ogni singolo aspetto della franchigia che tiene, in pugno, fuori dal parquet fa quello che vuole e litiga con i compagni: così James Harden ha distrutto gli Houston Rockets

In questo momento sono concentrato solo sul presente e sull’essere qui. La prima partita di preseason è andata bene, visto che non ho avuto molte opportunità di giocare cinque contro cinque dopo la bolla. Posso concentrarmi solo sul presente ed essere la miglior versione di me stesso facendo in modo di essere in forma. Tutti quanti nello spogliatoio e il coaching staff sono concentrati solo sulla preparazione della stagione. È l’unica cosa che conta”. A sentirlo parlare così, James Harden sembra pienamente concentrato sulla nuova, imminente stagione NBA, che lo vedrà ai nastri di partenza degli Houston Rockets, franchigia in una fase di grande cambiamento e che partirà con grossi punti di domanda.

Photo by Kevin C. Cox/Getty Images

Il primo è proprio il ‘Barba’. Nelle scorse settimane ha litigato con Westbrook (poi ceduto), chiesto la cessione, saltato allenamenti per andare ai party degli amici e si è presentato alla prima partita di preseason visibilmente ingrassato. Non proprio l’atteggiamento di un professionista. I Rockets però non prendono alcun provvedimento verso la loro stella, sempre protetta e coccolata anche quando fa i capricci. E di capricci James Harden ne ha fatti tanti, anzi, stando alle testimonianze raccolte da ESPN, i suoi sono veri e propri ordini: il numero 13 è come un sovrano egoista e immaturo che piega il volere di compagni e staff secondo le sue esigenze.

Si fa “tutto quello che vuole James Harden“, secondo un ex membro dello staff dei texani. Se la guardia dei Rockets vuole sostare una notte in più a Las Vegas, Phoenix o Atlanta, città a lui gradite, la squadra resta. Se c’è qualche giorno di pausa può prendere un jet privato e volare in giro per gli USA. La sua opinione è sempre quella fondamentale nelle decisioni su viaggi, allenamenti e anche gestione del roster, coach e compagni inclusi! Dunque non c’è da meravigliarsi delle recenti cessioni di Chris Paul e Russell Westbrook, visto che entrambi ne hanno criticato la scarsa etica del lavoro e l’indole a volte menefreghista in certe fasi delle partite. Un atteggiamento che ha distrutto i Rockets dall’interno e che, nel mentre, non ha portato in dote nemmeno un anello.