fbpx

Mafia, museo Las Vegas esclude i boss della ‘ndrangheta: “poco fashion sembrano pecorai”

Klaus Davi

Mafia, museo Las Vegas esclude i boss della ‘ndrangheta: “poco fashion sembrano pecorai. Unico italiano ammesso nel ‘gotha’ Matteo Messina Denaro”

Nessun mammasantissima calabrese nel pantheon dei boss mondiali. “Troppo ‘poco chic’, vestono male  e non si vedono mai nei film e nelle serie tv”, raccontano i curatori del Museo storico della Mafia di Las Vegas, The Mob Museum fondato nel 2011 , che nel Pantheon dei cinque capi mafia piú potenti del mondo non ha inserito nessun mammasantissima calabrese. Lo rivela Klaus Davi che nel suo libro ‘I Killer della N’drangheta’  analizza le motivazioni di questa ‘esclusione’ e   ripercorre le carriere di dieci sicari molti dei quali operanti anche in paesi esteri come la Svizzera, il Canada, la Germania, la Spagna e l’America. E racconta il clamoroso deficit narrativo che caratterizza l’organizzazione criminale che gestisce il narcotraffico internazionale con i boss sudamericani. Quella che Nicola Gratteri definisce la ‘mafia piú potente del mondo’ viene derubricata a pittoresca succursale di Cosa Nostra in un museo celebrato perfino dal ‘New York Times’  per le ‘sue  finalità storiche’ come riporta il sito dello stesso ‘Museo dei Boss’. “Nel Gotha dei capi  ci finiscono l’Ucraino Semion Mogilevich, il capo della Yzuka giapponese Shigerau Shirai;  Nemesio Oseguara Cervantes conosciuto come ‘El Mencho’ a capo dei cartelli Messicani e Matteo Messina Denaro e  Matthew Madonna reggente di Cosa Nostra Usa . “Non abbiamo ritenuto di inserire nessun boss calabrese, o canadese di origine calabrese non sono abbastanza iconografici”, spiegano a Klaus Davi i pr del Museo. “Non ci sono film che parlano di loro o libri importanti su cui ci possiamo basare  -è arrivato a twittare il Museo  – ma questo non vuol dire che non sono pericolosi.” La  Ndrangheta, racconta Davi,   viene descritta  come organizzazione” che domina il narcotraffico in Europa e non solo. Una misera menzione c’è per Giuseppe Giorgi detto ‘Capra’ arrestato dai Carabinieri nel 2017 e ricordato per l’aberrante baciamano di un suo estimatore ripreso dalle tv di tutto il mondo; e per Giuseppe Pelle arrestato a Condorfuri .” Nessun settore del Museo viene destinato all’Ndrangheta. Non una riga viene spesa per il  cosiddetto Siderno Group che pure in Canada ha un ruolo criminale di primissimo piano da almeno 50 anni  è protagonista di una violentissima faida. Il direttore Geoff Schumacher  spiega cosí la scelta dei personaggi: “Il nostro è un museo sul crimine ma predilige la logica dell’intrattentimento. Siamo a Las Vegas. Per questo abbiamo dato molto spazio alla mafia italo americana (Lucky Luciano, Al Capone, John Gotti  ), a quella ebraica  che era strettamente legata agli italiani (Bug Siegel, Mickey Cohen, Arnold Rothstein)  . “La Ndrangheta – ribadisce – è una mafia che non si vede e non viene raccontata. Ogni tanto rilanciamo qualcosa su twitter ma sono episodi di cronaca. Non utili per un racconto suggestivo. Noi facciamo marketing  e come si può evincere percorrendo il nostro museo ci sono anche i modelli dei vestiti dei boss, le loro pistole, i portasigari, le copie delle sedie elettriche, le ricostruzioni dei saloni in cui giocavano d’azzardo, i bordelli piú famosi.” Uscendo dal museo si possono comperare gadget con l’immagine dei boss e i ‘ricordi’ dei boss  . Sarebbe quindi difficle esporre zampogne, tamburelli e organetti dell’Aspromonte.