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Drammatico calo dei consumi a Novembre: Calabria tra le peggiori con il -75,5%

L’Osservatorio permanente sull’andamento dei consumi nei settori ristorazione, abbigliamento e non food elaborato da Confimprese-EY registra ancora un calo drammatico dei consumi a novembre rispetto al 2019, Calabria tra le peggiori con il -75,5%

Quella di novembre è una situazione drammatica, che si era già andata delineando con i dati peggiorativi di ottobre, ma che assume contorni foschi nel mese di novembre, come conseguenza della stretta governativa sulle chiusure dei negozi nei centri commerciali e degli orari ridotti nei centri storici. Come era desumibile secondo tutti gli indicatori economici, la perdita dei canali fisici del mese di novembre è del -64,9%. Si tratta di valori peggiori di quanto registrato in maggio. Queste le principali evidenze registrate dall’Osservatorio permanente Confimprese-EY, su cui grava l’arresto dei consumi e le aspettative di un futuro a tinte nere. Nelle categorie merceologiche l’andamento peggiore è quello dell’abbigliamento con -71,7%, seguito dalla ristorazione con -65%. In netto peggioramento a -40,1% anche il non food, che nei mesi precedenti, complici le moderate restrizioni sul settore, dava segni di migliore tenuta (sempre negativa) rispetto ad abbigliamento e ristorazione.

La situazione più allarmante è su centri commerciali e outlet in profonda crisi con -74,5% complessivo, a testimonianza che le chiusure nel week end hanno affondato i consumi, solo aprile aveva fatto peggio con -98,4%, mentre i dati del periodo giugno – settembre per i centri commerciali aveva dato qualche speranza con un risultato, sia pure negativo, del -22,1%. Il progressivo anno dei centri commerciali si attesta a -39,6%, con l’ovvia conclusione che nemmeno in dicembre si potrà sperare in un’inversione di tendenza, stante il perdurare delle chiusure negli week end. Non è una sorpresa che anche le high street siano ferme a -46,5% con una svolta negativa per i centri minori a -54,1%. Anche in novembre, dunque, non solo si conferma la sofferenza già registrata nei mesi scorsi dei centri città, ma si assomma anche quelle dei negozi di periferia colpiti dalle divisioni in zone rosse, arancioni e gialle del Paese.

Continua il tracollo del travel, che da -64,6% di ottobre passa a -77,3% con un consuntivo anno di -61,5% (gen-nov). Le aree geografiche riflettono i dati drammatici di cui sopra e chiudono a -64,9%. La flessione più importante si registra nell’area Nord-Ovest (Lombardia, Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta) con -72,4%, seguita dall’area Sud (Campania, Calabria, Sicilia, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata) con -66,2%, dall’area Nord-Est (Emilia-Romagna, Triveneto) con -58,6% e dall’area Centro (Toscana, Umbria, Marche, Lazio, Sardegna) con -56,4%.

“Nel mese di novembre i centri città hanno performato meglio della media totale paese per ben 18.4% – dichiara Mario Maiocchi, direttore Centro Studi Confimprese –, mentre nel progressivo anno sono in linea con il totale Italia. Questa anomalia può solo essere attribuita alle forzate chiusure dei centri commerciali durante i week end, a comprova della illogicità dei provvedimenti di chiusura che hanno spostato il traffico dei consumatori dai centri commerciali – luoghi sottoposti a strette misure sanitarie di controllo – alle vie del centro con conseguente aggravio degli affollamenti nei luoghi medesimi”. L’e-commerce quindi fa di nuovo un balzo e cresce del +92,6%, conseguenza più che logica dovuta alle chiusure anticipate degli esercizi commerciali nelle high street e a quelle totali dei centri commerciali nei fine settimana. L’e-commerce ha rappresentato uno sfogo per i bisogni degli acquisti degli italiani. “Un trend molto negativo quello di novembre che porta il progressivo del secondo lockdown da ottobre a novembre pari al -45,6%. È evidente che le restrizioni alla mobilità e alle aperture dei negozi hanno influenzato pesantemente i consumi, infatti alcune delle regioni dichiarate zone rosse come la Lombardia, il Piemonte, la Campania, la Toscana, la Valle d’Aosta e la Calabria hanno subito i trend peggiori con un calo superiore al 70%. Significativo il balzo delle vendite nell’e-commerce, che ha aiutato i consumatori ad acquistare nonostante le limitazioni nell’accesso allo store fisico – dichiara Paolo Lobetti Bodoni, Business Consulting Leader Italy EY”.

Analisi per regioni

 A livello regionale si vedono trend molto diversi, le zone rosse hanno subito perdite superiori alla media Italia: le peggiori performance si registrano in Campania -75,6%, Calabria -75,5%, Toscana -74,5%, Piemonte -73,8%, Lombardia -73,4%, Valle d’Aosta -72,5%. Distaccate di quasi 10 punti percentuali le altre regioni, per primo l’Abruzzo col -68,4% seguito da Trentino-Alto Adige -64,6%, Friuli-Venezia Giulia -60,5%, Emilia-Romagna 60,1%, Sicilia -59,4%, Liguria -59,1%, Puglia -58,1%, Umbria -57,6%, Veneto -55,3%, Sardegna -49,9%, Marche -41,8% e Lazio -49,6%.

Analisi per città

Quanto alle città, le rilevazioni evidenziano gli andamenti peggiori nel nord Italia, dove c’è una maggiore concentrazione di centri commerciali, il canale più colpito dalle restrizioni governative. Non sorprende, dunque, che in testa alla top ci sia Brescia che si aggiudica la palma della peggiore con un calo del -81,6%, seguita sempre da Firenze -76,8%, Genova -68,3%, Reggio Emilia -67,6%, Torino -66,9%. A sorpresa troviamo Palermo con -64,5%, ma è l’unica città in un panorama tutto settentrionale, che prosegue con Venezia -60,8%, Milano -60,3%, Bologna -59,9%, Parma -57,6%, Verona -56,3%, Napoli -51,3% e Roma -49,8 per cento. Nel consuntivo anno Firenze guida la classifica negativa con -49,1%.

Analisi per province

Il trend delle province rispecchia in gran parte quello delle regioni a cui appartengono. Da notare il calo di Caserta, sede di importanti centri commerciali, con -87,1% e Firenze -80,5% colpita dal calo del turismo, che rimane tuttavia la peggiore nel consuntivo anno con -45,5%.  Seguono le province appartenenti alle zone rosse e in seguito quelle designate arancioni e gialle: Brescia -80,5%, Novara -77%, Monza e Brianza -76,7%, Como -76,1%, Torino -75,9%, Salerno -74,5%, Milano e Bergamo -72,2%, Napoli -69,7%, , Livorno -70,9%, Varese -69,3%, Cuneo -68,8%, Bari -67%, Catania, -66,4%, Genova -65,5%, Ragusa -63,3%, Modena -62%, Udine e Palermo -61,6%, Bologna -61%, Agrigento -58,5%, Meno peggio degli altri mesi le città venete, a cominciare da Venezia -60,1%, Padova -57,3%, Verona -54,7%, Treviso -54,6% e Vicenza -48,2%. Si salvano, per eufemismo, Roma con -50%, Messina -44,2%, Trento -39,8%, Siracusa -36,8%.