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Coronavirus, la sentenza clamorosa del Tribunale di Roma: “i Dpcm del Governo sono illegittimi”

premier conte dpcm

I dpcm anti Coronavirus adottati dal Governo italiano durante il lockdown sono illegittimi, in quanto un atto amministrativo non può limitare le libertà costituzionali

Limitazioni sugli spostamenti, cenoni a numero limitato, ristoranti e negozi chiusi. Il nuovo Dpcm anti-Covid del Governo italiano ha reso surreale il Natale degli italiani e non si è reso esente da pesanti polemiche. Le “promesse” era ben altre, le chiusure di ottobre e novembre avrebbero dovuto salvare le festività, ma in realtà non è stato così. L’Italia si è ritrovata il 24 dicembre a dover stampare nuovamente le autocertificazioni, a rinchiudersi in casa senza i propri familiari. Un decreto legge che ha fatto discutere, ma è addirittura finito sotto la lente d’ingrandimento del Tribunale di Roma. I giudici infatti sono stati chiamati in causa ad esprimersi su un contenzioso in cui è finito un esercizio commerciale da sfrattare per morosità a causa del mancato pagamento canoni per la chiusura imposta dai divieti nell’ambito dell’emergenza Coronavirus.

Il Tribunale sottolinea come i Dpcm abbiano compromesso “i diritti fondamentali” e non può essere sottovaluto il fatto che “autorevoli sono stati le opinioni che hanno rilevato la incostituzionalità” dei decreti legge firmati dal premier Giuseppe Conte. Anche sulla dichiarazione di stato di emergenza nazionale c’è molto da discutere perché infatti nella Costituzione “non si rinviene alcun riferimento a situazioni di rischio sanitario”. E’ prevista in realtà “una sola ipotesi di fattispecie attribuitiva al Governo di poteri normativi peculiari ed è relativa alla dichiarazione dello stato di guerra”. Di conseguenza, “la dichiarazione adottata dal Consiglio dei Ministri del 31-1-2020 è illegittima perché nessuna fonte costituzionale o avente forza di legge ordinaria attribuisce al Consiglio dei Ministri di dichiarare lo stato di emergenza per rischio sanitario”.

Foto StrettoWeb / Salvatore Dato

Inoltre, “anche i Dpcm che disciplinano la cosiddetta fase 2 sono di dubbia costituzionalità poiché hanno imposto una rinnovazione della limitazione dei diritti di libertà che avrebbe invece richiesto un ulteriore passaggio in Parlamento”. Il Tribunale di Roma riscontra “un contrasto del Dpcm con le disposizioni costituzionali”, sebbene “nel corpo dei provvedimenti relativi alla emergenza epidemiologica la motivazione è redatta in massima parte con la peculiare tecnica della dichiarazione “per relationem”, cioè con rinvio ad altri atti amministrativi, in particolare (ma non solo), ai verbali del Cts”. Tale tecnica motivatoria però “richiede che gli atti vengano resi pubblici con difficoltà, talvolta solo in parte, comunque con una tempistica molto lunga”. Diverse considerazione che rendono evidente come di Dpcm siano atti “viziati da molteplici profili di illegittimità e come tali caducabili”.

Insomma, i dpcm anti-Coronavirus adottati durante il lockdown sono illegittimi, in quanto un atto amministrativo non può limitare le libertà costituzionali: scatta dunque per l’esercizio commerciale l’ordinanza di rilascio dell’immobile, anche se con il Covid la società affittuaria che gestisce il punto vendita ha subito un notevole calo di fatturato. D’altronde la morosità della conduttrice è assodata, mentre con la normativa d’emergenza il legislatore ha ritenuto di non intervenire in rapporti fra privati come le locazioni, limitandosi a offrire sgravi fiscali ai conduttori colpiti dalla recessione economica. Un colpo basso per il Governo che può rivelarsi un clamoroso precedente.