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Coronavirus: “l’Italia era impreparata, piano pandemico non adeguato”. La Procura di Bergamo indaga, il reato ipotizzato è l’epidemia colposa

Il Procuratore di Bergamo Antonio Chiappani vuole fare luce sulla questione: “finora abbiamo rilevato purtroppo che c’è stata tanta improvvisazione. Si deve scoprire che cosa ha inciso in maniera determinante sulla diffusione del virus. Accertare eventuali responsabilità rispetto ai reati di epidemia colposa, omicidio colposo e falso”

L’emergenza Coronavirus tiene sotto scacco la popolazione italiana ormai da mesi. Il Governo si è trovato di fronte a due diverse ondate di contagi che hanno portato diversa apprensione. Quella di marzo soprattutto è stata del tutto inaspettata, perché per la prima volta il Paese si è trovata di fronte ad un nemico subdolo e invisibile. In ogni caso sono in corso indagini per stabilire cosa è realmente accaduto in provincia di Bergamo (la più colpita) all’inizio della pandemia da Sars-CoV-2 e soprattutto per capire se l’Italia fosse preparata ad affrontare una simile emergenza. Il capo della Procura di Bergamo Antonio Chiappani in questi mesi ha acquisito relazioni, interrogato testimoni, letto denunce, fatto sopralluoghi per avere più informazioni possibile e andare avanti con le ricerche e scoprire la verità. A far discutere nelle ultime ore è il piano pandemico del Governo Conte, ritenuto da molti non adeguato ad affrontare quel che è accaduto a partire da gennaio. Il reato ipotizzato è l’epidemia colposa, ma altre contestazioni potrebbero essere mosse contro i responsabili degli ospedali, delle aziende sanitarie e soprattutto della Regione Lombardia se fosse accertato che non sono stati rispettati i protocolli stabiliti. E dunque che le loro scelte, sbagliate o inopportune, abbiano contribuito alla diffusione dei focolai di contagio e di conseguenza alla morte di migliaia di persone.

“Esiste un piano pandemico datato 2017 che riguarda l’influenza – afferma il Procuratore Chiappani in un’intervista al Corriere della Sera – e a leggerlo effettivamente si nota che molte parti sono identiche a quello pubblicato nel 2006. Ci sono delle irregolarità sulle date, stiamo ancora verificando. Sicuramente il piano del 2017 non contemplava quanto accaduto con il Covid-19. Solo in seguito, dopo la comunicazione dei casi in Cina, l’Istituto superiore di sanità ha presentato un piano strategico che ha però deciso di secretare”.

È il famoso “piano segreto” preparato dal Ministro della Salute Roberto Speranza che disegnava diversi scenari. L’Oms aveva lanciato un allarme specifico sul virus proveniente dalla Cina già dal 5 gennaio, poi il 31 gennaio il Governo italiano ha dichiarato lo stato di emergenza. “Eravamo impreparati – sottolinea Chiappani – , questo ormai mi pare un dato acquisito. Finora abbiamo rilevato purtroppo che c’è stata tanta improvvisazione. I piani per combattere una normale influenza già prevedono la sanificazione dei reparti ospedalieri, l’evacuazione di alcune sale, percorsi differenziati per i malati. Noi stiamo verificando se queste misure siano state prese, dobbiamo scoprire come sia stato possibile che in questa zona ci sia stato il numero più alto di contagiati, malati, vittime”.

La Procura di Bergamo si è affidata al professor Andrea Crisanti, che “ha chiesto una proroga, l’attività da svolgere è ancora lunga, tante le verifiche da effettuare. Si deve scoprire che cosa ha inciso in maniera determinante sulla diffusione del virus. Accertare eventuali responsabilità rispetto ai reati di epidemia colposa, omicidio colposo e falso”. L’assenza di un piano pandemico è ancora in verifica, ma se così fosse si trasmetterà parte dell’inchiesta per competenza alla Procura di Roma perché rappresenterebbe un’omissione in atti di ufficio. “Stabiliremo chi doveva predisporlo e perché non è stato fatto. Se riterremo che le indagini vadano svolte a Roma saranno quei magistrati a decidere come procedere”, ha ancora detto Chiappani.

All’epoca dei fatti il direttore generale della Prevenzione era Ranieri Guerra, ora direttore aggiunto dell’Oms, componente del Comitato tecnico-scientifico, il quale è già stato interrogato. Il Procuratore non si è però pronunciato su questo: “esiste il segreto istruttorio, su questo non ho niente da dire. Vorrei comunque precisare che il professor Ranieri Guerra, proprio perché membro dell’Oms, gode dell’immunità diplomatica. Ma noi arriveremo fino in fondo, ricostruiremo ogni passaggio. Dobbiamo contestualizzare i ruoli, capire che cosa è accaduto. Individuare i cluster. Le valutazioni le faremo alla fine. Lo dobbiamo alle vittime e ai loro familiari”.