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Coni, FIGC e Lega Calcio uniti in una lettera allo Stato: “aiutateci a rimodernare gli stadi”

Gettyimages / Paolo Bruno

I vertici del calcio italiano scrivono una lettera allo Stato per chiedere minore burocrazia e più fondi per rimodernare gli stadi italiani

Dobbiamo evidenziare e denunciare lo stato obsoleto e carente delle infrastrutture sportive del nostro Paese, imparagonabili rispetto agli stadi presenti in Europa. Il confronto con il contesto europeo è impietoso, l’Italia si pone alle spalle di Inghilterra, Germania e Spagna in termini di ricavi medi da gare, spettatori, modernità degli impianti, numero di nuovi stadi costruiti negli ultimi vent’anni”. Inizia così la lettera che il presidente del Coni Malagò, quello della Federcalcio Gravina e il numero 1 della Lega Calcio Dal Pino hanno destinato al premier Conte e ai ministri Gualtieri e Franceschini. Si tratta di un vero e proprio appello, una richiesta di aiuto per risolvere un problema che attanaglia da troppo tempo il calcio italiano.

Stadi vecchi, sia dal punto di vista estetico che da quello della funzionalità. Scarsi ricavi, tempistiche talmente dilatate che anche agli investitori passa la voglia di impegnarsi in progetti di questo tipo. “Le case per i nostri tifosi non sono più accoglienti, necessitano di un rinnovamento profondo non più procrastinabile e richiesto a gran voce da molte società, fermate da una burocrazia che impedisce loro di investire e rinnovare, anche a beneficio dell’intero sistema sportivo italiano. – si legge nella lettera – I tempi medi per ottenere l’autorizzazione ad erigere un nuovo impianto in Italia variano tra gli 8-10 anni, dato sensibilmente superiore rispetto al benchmark europeo che si attesta a 2-3 anni”.

Al documento è allegato il Rapporto Monitor Deloitte che spiega come possano essere investiti “fino a 4,5 miliardi di euro per i prossimi 10 anni, con la creazione di 25 mila nuovi posti di lavoro e un gettito fiscale di 3,1 miliardi di euro che favoriranno l’economia reale. Non possiamo più aspettare, chiediamo al Governo l’apertura di un tavolo di lavoro dedicato e un’azione concreta e immediata per far ripartire il nostro sistema, non perdiamo altro tempo”.

Fra le proposte c’è quella di “ridurre il numero di autorità competenti coinvolte nel processo autorizzativo, attualmente 6, allineandoci alle best practice di mercato (in Germania, vengono coinvolte 1/2 autorità a seconda dei casi); comprimere il numero di fasi previste dall’iter autorizzativo, attualmente 7, avvicinandoci alle best practice europee (sempre in Germania, 2 fasi) o alla media europea (5 fasi); rimuovere i vincoli legislativi relativi alla destinazione d’uso delle strutture, in particolare per quanto riguarda il divieto ex-ante di prevedere opere residenziali (limite presente esclusivamente in Italia)”.