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Bologna, Mihajlovic si mette a nudo: “leucemia? Sognavo il mio funerale, sono nato una seconda volta”

Mihajlovic Photo by Gabriele Maltinti/Getty Images

Sinisa Mihajlovic si mette a nudo e racconta la sua malattia: l’allenatore del Bologna dice di essere nato “una seconda volta” dopo la leucemia

Un duro, ma dal cuore tenero. Sinisa Mihajlovic è ‘nato due volte’, la seconda dopo aver lottato contro la leucemia nei mesi scorsi. L’allenatore del Bologna racconta la sua esperienza nel libro ‘La partita della vita‘, commentando alcune fasi salienti in un’intervista rilasciata ad Alessandro Alciato di Sky Sport.

La vita è una cosa meravigliosa – racconta Mihajlovic e specialmente quando passi ciò che ho passato io, poi ti godi tutto al massimo, ogni dettaglio. Io praticamente sono nato due volte, la prima il 20 febbraio del 1969 e la seconda il 29 ottobre del 2019, a 50 anni di distanza. Vedere un uomo duro che piange fa tenerezza. Con questa malattia ho imparato a tirare fuori le emozioni, ho imparato a piangere e non mi vergogno di farlo: nessuno deve vergognarsi di farlo. Prima tenevo tutto dentro, poi ho capito che piangere è una cosa positiva, così come dimostrare i propri sentimenti alle persone che si amano. Io avevo voglia di vivere, di combattere. Non potevo permettermi di andare via. Non potevo permettermelo per mia moglie, per i figli, per mia madre. Non è quello il giusto ciclo. Per questo mi sveglio sempre felice. Anche in ospedale lo facevo. Il momento più bello era il risveglio la mattina, dopo la notte passata da solo coi propri pensieri. La paura? Certo, avevo paura. Sognare, anche diverse volte, il proprio funerale è strano. Ma non ho mai perso la speranza, legata alla mia voglia di combattere: mi nutrivo del mio coraggio. Poi, certo, se non c’erano i dottori e le cure potevo anche essere coraggioso ma non ce l’avrei fatta. L’affetto della gente provocava in me due sentimenti contrastanti: ero contento quando dal balcone li vedevo radunati, venuti apposta per salutarmi, vedere quanta gente mi volesse bene. Ma provavo anche tristezza per il fatto di non poter essere lì con loro, insieme alla gente. Ma in fondo non ho mai avuto dubbi, sapevo che ce l’avrei fatta”.