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A proposito del Natale

Sono un’insegnante ed oggi ho ascoltato un bambino che canticchiava per il corridoio della scuola “Il Natale quest’anno non c’è”. Stava suonando la campanella ed eravamo tutti pronti al volo finale e non sono potuta, dunque, intervenire come avrei voluto per spiegare al bimbetto che “Il Natale c’è. Eccome se c’è”. Mi sono ripromessa, però, di riprendere il discorso e portarlo avanti. “Il Natale quest’anno non c’è” è una affermazione convinta che hanno in molti.

L’equivoco penso che sia nato dal fatto che in questi ultimi anni, anche nel mondo cattolico, si è confuso il Sacro con il profano. Approfondire il concetto è pura retorica, sintetizzo dicendo che il l’Avvento di Cristo, si identifica con il panettone. Ora io non sono una bigotta ma penso che le due cose vanno scisse. È indiscutibile che il mondo intero in questo periodo sia scosso da crisi profonde, economiche, sanitarie, politiche. Questo è inconfutabile. Ma mi chiedo: “Ciò non è successo anche cento anni fa, nel 15-18 o settanta anni fa e rotti nel 39-45?”. È successo lo stesso stravolgimento, eppure, il Natale in quegli anni c’era e si aspettava con ansia perché nella venuta di Cristo si identificava la nascita della Speranza e la fine della macelleria messicana che coinvolgeva Paesi, Città, Nazioni e Continenti. Allora, come adesso, il dolore era presente, ma era presente anche, in maniera forte, in ogni singolo individuo, LA SPERANZA, che si identificava con la venuta di Cristo. Penso che questo che stiamo vivendo adesso sia il primo vero No che la vita ci sta presentando, il primo schiaffo sonoro dell’esistenza. E noi cosa facciamo?  Facciamo come gli adolescenti che entrano in crisi e diventano scettici. Questo penso sia la conseguenza del concetto di “secolarizzazione” che ha investito l’Occidente e di conseguenza anche il nostro paese. Ecco perché adesso a differenza di cento anni fa “Il Natale non c’è”. “La Nascita della Speranza non c’è”. Mi era sembrato di capire qualche anno fa durante la mia tortuosa crescita spirituale che “Cristo non si manifesta con suoni di trombe e di cembali ma attraverso fatti e persone concrete”.  La Pandemia, la fame, la morte, non sono fatti concreti? E Cristo che è Messianico non ci viene a dire: “Rialzati! Riparti che nella tua Storia individuale ci sono IO, Cristo, buono e misericordioso. Il Natale ha sempre detto questo e quest’anno non ha cambiato versione, è sempre quello il messaggio. E allora compriamoci un panettone da dividere la sera del cenone e rinnoviamo in noi la Speranza che nella nostra Storia individuale c’è un Dio buono e misericordioso, che ha un meraviglioso progetto di Salvezza per la nostra vita, nonostante tutto il caos che c’è fuori.

Graziella Tedesco