fbpx

La verità sulla “zona rossa” in Calabria, l’indice Rt schizzato in alto per gli sbarchi e l’ombra di un lockdown politico

La Calabria sarà “zona rossa”? Sarebbe una scelta esclusivamente politica, rispetto a una situazione epidemiologica sotto controllo con ospedali semi vuoti e contagio eccezionalmente contenuto

Se al Governo non ci fosse gente come Conte, Boccia e Speranza, etichetteremmo tranquillamente quella della Calabria “zona rossa” come una clamorosa fake news di alcuni media. Perché in realtà solo alcuni grandi giornali nazionali, i più filo-governativi e vicini al potere romano, hanno parlato ossessivamente di “zona rossa” in Calabria negli ultimi giorni, ma non c’è stata alcuna comunicazione ufficiale in tal senso da parte del Governo, dei Ministri, dei rappresentanti degli Enti Locali o del Comitato Tecnico-Scientifico. L’unico a sbilanciarsi sulle “zone rosse” è stato il vice ministro della salute Sileri che ieri ha parlato esplicitamente di “indiscrezioni fuorvianti” e chiarito che le uniche due Regioni ad avere una situazione più grave rispetto a tutte le altre sono Lombardia e Piemonte. La “zona rossa” in Calabria, quindi, non c’è o quantomeno non ci dovrebbe essere. Dati alla mano, da un punto di vista epidemiologico e ospedaliero (numero di contagiati in rapporto ai tamponi effettuati, numero di posti letto occupati rispetto a quelli disponibili, indice Rt) le Regioni con la situazione più grave sono proprio quelle del Nord/Ovest e dell’arco alpino, cioè principalmente Lombardia e Piemonte ma anche Liguria, Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige. Da un punto di vista ospedaliero, la situazione è preoccupante anche al Centro: Toscana, Umbria e Marche hanno un tasso di saturazione delle terapie intensive che supera il 40%.

In ogni caso, la Calabria è – dati alla mano – la Regione più virtuosa d’Italia non solo dal punto di vista epidemiologico, ma anche sotto il profilo ospedaliero. E’ la Regione con il più basso numero di casi positivi in rapporto alla popolazione (3.639 attualmente positivi su 2 milioni di abitanti, di cui oltre il 95% asintomatici o paucisintomatici che non necessitano di ricovero in ospedale), tanto che la Germania consente l’ingresso nel proprio territorio nazionale senza quarantena esclusivamente ai calabresi.

tamponi coronavirus studentiLa Calabria è anche la Regione con la più bassa percentuale di tamponi positivi sui tamponi effettuati (meno del 9%, la media nazionale è del 16%), è la Regione con il più alto numero di persone sottoposte a tampone per ogni caso positivo, addirittura 49; ed è anche la Regione con il più basso numero di posti letto occupati rispetto alla propria capienza. I ricoverati in terapia intensiva sono appena 10 su 186 posti letto disponibili, per un livello di “saturazione” del 5%. Facendo qualche rapido confronto, le Marche hanno 53 ricoverati su 143 posti letto disponibili, l’Umbria ha 48 ricoverati su 101 posti letto disponibili, la Liguria ha 64 ricoverati su 209 posti letto disponibili, la Sardegna ha 45 ricoverati su 180 posti letto disponibili. Ben più grave la situazione in Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Campania e Puglia. Chi sostiene che “in Calabria non ci sono posti letto” evidentemente, non sa leggere i dati e/o non conosce la matematica. Al contrario, la Calabria è in assoluto la Regione meno colpita dalla pandemia non solo in Italia, ma in tutto il continente europeo. E questa è una realtà scientifica assodata, che prescinde da qualsiasi scelta politica del Governo su “zone rosse” e lockdown locali. Nessuno può permettersi di dire che la Calabria sarà “zona rossa” per alto numero di contagi, alto numero di ricoveri o mancanza di posti letto: sono tutte bufale clamorose.

Ma allora perché da giorni i principali giornali del Paese martellano sulla “zona rossa” calabrese? Come già anticipato, parleremmo di bufale e fake news se non fosse che la notizia è stata battuta da tutte le principali agenzie di stampa e dai più grandi quotidiani nazionali, i più istituzionali e vicini alle fonti di Governo. Appare quindi evidente che l’indiscrezione sia filtrata direttamente dall’ufficio stampa di Palazzo Chigi, guidato dal portavoce del premier Rocco Casalino.

L’eventuale inserimento della Calabria tra le nuove “zone rosse” – quindi – è un’ipotesi squisitamente politica. Una vera e propria guerra da parte del Governo nei confronti di una terra che dopo la morte di Jole Santelli è rimasta orfana del proprio governatore, impegnato nei mesi scorsi in prima linea per tante battaglie in difesa della Calabria.

Sarà una coincidenza o forse no, proprio oggi alle ore 12:00 il Governo ha fissato un Consiglio dei Ministri che prevede come unico punto all’ordine del giorno il “Decreto Calabria”, ideato per prolungare il commissariamento della sanità Regionale per altri 24 mesi, prorogabili a 36. La sanità calabrese, infatti, è commissariata ininterrottamente da parte dello Stato dal mese di Agosto 2010. Sono passati oltre dieci anni, e il territorio non ha alcuna competenza in materia sanitaria locale, a differenza delle altre Regioni. E’ lo Stato a determinare le scelte di questa terra, e proprio il premier Conte poco più di un anno fa (era il 18 aprile 2019) ha presieduto un Consiglio dei Ministri a Reggio Calabria promettendo “provvedimenti straordinari per la sanità calabrese“. Provvedimenti che però quaggiù non ha visto nessuno. Ne’ prima, ne’ durante ne’ dopo la prima ondata della pandemia: hanno pensato a monopattini, banchi a rotelle e bonus vacanze, ma non hanno fatto nulla per ospedali e tamponi. E adesso che sia proprio il Governo a rimproverare la Regione disponendo una “zona rossa” punitiva “non perché ci sono molti contagi, ma perché non ci sono i posti letto” (come hanno scritto i ben informati), quando la realizzazione dei posti letto dipendeva esclusivamente dal Governo, è l’ennesima offensiva presa in giro che la Calabria non può sopportare.

Anche perché in realtà non c’è – come abbiamo visto prima – alcuna criticità ospedaliera e, anzi, la Calabria ha il più alto numero di posti letto disponibili rispetto a tutte le altre Regioni, non certo per una sanità eccellente quanto invece per il bassissimo numero di ricoverati e per la scarsa incidenza del virus nella popolazione calabrese, che già nella prima ondata di marzo-aprile è stata la Regione meno colpita d’Europa e che adesso sta confermando questo trend.

Alla luce della guerra intrapresa dal Governo rispetto alla Regione, è bene ricordare la lettera che il 13 settembre, un mese prima di morire, il governatore Jole Santelli ha inviato al premier Conte: “Scrivo da una Regione in cui i diritti dei cittadini sono troppo spesso calpestati. La Calabria – diceva Santelliè una terra che ha tante potenzialità ma anche troppi, troppi problemi irrisolti. Il più importante dei diritti calpestati è quello alla Salute. Siamo vittime da anni di un commissariamento governativo che, improntato esclusivamente a logiche meramente ragionieristiche, ha distrutto la sanità calabrese. In questo le responsabilità politiche devono essere chiare e nette. Tutte le scelte sanitarie competono in Calabria al Governo ed ai suoi commissari. Sono stata attenta ad evitare lo scontro istituzionale, non credo faccia bene a nessuno, ma chi decide di commissariare e di effettuare le scelte, poi deve avere il coraggio di assumersi la responsabilità che ne conseguono. La fase Covid è stata gestita dalla Regione in assoluta sintonia con il Governo nazionale. Il nuovo piano sull’emergenza, invece, su richiesta dei commissari è stato predisposto dagli stessi senza alcun coinvolgimento della Regione, e varato dal Ministero competente. Il nuovo piano ribalta totalmente l’impostazione precedente e per quanto mi riguarda lo trovo di difficile attuazione. Nella riunione con il commissario Arcuri e i ministri Speranza e Boccia, Arcuri ha specificato che nelle Regioni in cui è presente il commissariamento ad acta, la Regione non è soggetto attuatore. Non m’interessa essere soggetto attuatore di un piano che non condivido, ma è necessario che i calabresi sappiano che il Governo si sta assumendo tutta le responsabilità della gestione sanitaria del Covid in Calabria e che la Regione è stata totalmente esautorata. Mi spiace dopo mesi di leale collaborazione, ne prendo semplicemente atto. La responsabilità verso i calabresi deve essere però chiara, se viene ridisegnata la rete oncologica sul tumore alla mammella e, nonostante le proteste della Regione si va avanti per una strada che, purtroppo, porterà a una nuova e pesante emigrazione sanitaria. Non credo che, Presidente Conte, Lei sia al corrente di queste cose ma è mio obbligo morale e politico porle in evidenza. Noi calabresi abbiamo diritto ad una sanità da Paese civile, non m’interessa fare guerra contro il Governo nazionale, ma non farò da parafulmine a scelte pesantemente penalizzanti per i miei concittadini” .

Parole che tutti i calabresi dovrebbero leggere, rileggere e interpretare. Soprattutto coloro che oggi si indignano per una “zona rossaeventualmente determinata per motivazioni politiche, credendo che manchino davvero posti letto – assoluta fake news – e soprattutto addebitando alla politica locale la situazione della sanità che invece è di esclusiva responsabilità del Governo centrale di Roma.

Una “zona rossa” che comunque ancora non c’è, e se esiste un minimo di giustizia in questo Paese, non ci sarà in quanto dal punto di vista epidemiologico, clinico e ospedaliero la Calabria è la Regione messa meglio d’Italia.

conte parlamentoLa scelta del Governo maturerà nelle prossime ore, e a Palazzo Chigi sanno bene quanto i calabresi siano stati responsabili nel rispetto delle norme, quanti sacrifici hanno fatto in silenzio in questi mesi e quanto rispetto hanno avuto per l’autorità. E’ l’unica Regione d’Italia in cui anche le manifestazioni di piazza delle ultime settimane si sono svolte con tutte le autorizzazioni del caso senza alcun tipo di violenze e tensioni. I calabresi sono stati gli unici a non aver messo a ferro e fuoco le cittàMa nessuno può scommettere che continueranno a sopportare in modo indifferente un altro lockdown che sarebbe del tutto infondato rispetto alla situazione epidemiologica, che invece in Calabria è assolutamente sotto controllo. Sarà molto difficile accettare ulteriori chiusure e restrizioni mentre gli Ospedali della Regione sono semi vuoti e nel territorio Regionale, esattamente come a marzo e aprile, non è in corso alcuna emergenza sanitaria, a differenza di quanto accade in altre zone del nostro Paese. Le chiusure differenziate andavano fatte già a marzo, solo per la Lombardia e le altre zone focolaio della pianura Padana. Il Sud e la Calabria hanno già pagato troppo senza mai essere in emergenza, e adesso si sta riproponendo la stessa situazione. Ben vengano le chiusure differenziate, ma solo per le Regioni che hanno davvero un’emergenza ospedaliera. Perché sbagliare è umano, ma perseverare sarebbe diabolico. E qui c’è un’enorme bomba sociale che è pronta ad esplodere.

migranti sbarco nave quarantenaSe poi consideriamo che un buon 20% dei 3 mila attualmente positivi della Calabria sono gli immigrati che il Governo ha deciso di accogliere e ospitare, facendo aumentare sensibilmente l’indice Rt della Regione, allora i contorni della beffa si delineano in modo ancora più chiaro.

Calabria “zona rossa” con gli ospedali vuoti, Lazio e Campania “zona gialla” con i reparti al collasso. E Spirlì resta in silenzio

Calabria “zona rossa”, il virologo Broccolo: “questa è una scelta politica, non di tipo scientifico”