fbpx

Nick Kyrgios si mette a nudo: “sono caduto in depressione. Tennis sport solitario, avevo perso la voglia di giocare”

Foto Getty / Photo by Daniel Pockett/Getty Images

Nick Kyrgios si confessa in un’intervista nella quale mette a nudo il suo lato più fragile: il tennista parla del suo periodo di depressione e disaffezione dal tennis

Nick Kyrgios è considerato il bad boy del tennis moderno, tanto talentuoso quanto irritante quando in campo è interessato a tutto, fuorchè a dare fondo almeno alla metà del suo potenziale per vincere in scioltezza match contro avversari che non siano Djokovic, Federer o Nadal. Il tennista australiano ha però anche un lato fragile, che difficilmente mostra davanti alle telecamere o sui social, ma del quale ha deciso di parlare al Sunday Telegraph.

Lontano dal tennis da diversi mesi, tornato nella su Camberra a causa dell’emergenza Coronavirus, Nick Kyrgios ha raccontato di aver passato un periodo buio dovuto alla depressione: “sono caduto in depressione a causa delle cose che pensavo di dover essere. Non volevo parlare con gli altri per paura di averli delusi per il fatto che non vincevo. C’erano momenti in cui ero veramente molto giù. Mi ricordo una giorno a Shangai mi sono svegliato alle 4 del pomeriggio, le tende erano ancora chiuse, non volevo che la luce entrasse, pensavo che nessuno mi volesse conoscere veramente come persona, pensavo che volessero semplicemente controllarmi come giocatore e usarmi. Non mi fidavo più di nessuno. È stato un momento buio e solitario. Avevo perso la voglia di giocare, stavo perdendo il controllo. Ci sono giocatori che vivono e respirano tennis e va bene. Non dico che è giusto o sbagliato. Ma quando dicono ‘Non gliene importa abbastanza’ o ‘Non è un campione’… ho raggiunto un livello di libertà nella mia vita per cui non mi interessa ciò che pensano di me. Non credo che molti si rendano conto di che sport solitario sia il tennis. Sul campo sei da solo, non puoi parlare con nessuno, ti devi arrangiare da solo. È una cosa contro cui ho dovuto combattere. Sono sempre stato un giocatore emotivo, quando ero piccolo se perdevo piangevo o rompevo una racchetta. Mostro più di altri le mie emozioni. Ma rompere una racchetta non è una cosa così terribile“.