fbpx

Protestano contro la zona rossa ma poi fanno a gara a chi chiude di più: liberateci da questa melma

falcomatà spirlì

Il grande paradosso dei politici calabresi che protestano contro la zona rossa ma fanno a gara ad adottare chiusure (completamente insensate) ben oltre quelle previste appunto dalla stessa zona rossa!

Protestano a squarcia gola, da dieci giorni, contro la “zona rossa” che il Governo ha decretato per la Calabria la scorsa settimana in modo palesemente ingiusto e arbitrario. Protestano e fanno bene, perchè la scelta è senza ombra di dubbio inadeguata alla reale situazione epidemiologica e ospedaliera della Regione: il Presidente Spirlì ha fatto ricorso al Tar contro l’ordinanza del Ministro Speranza, mentre il Sindaco di Reggio Falcomatà ha organizzato la sommossa dei Sindaci che il 19 Novembre faranno un sit-in a Palazzo Chigi per lamentarsi con il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, chiedendo la fine del commissariamento della sanità calabrese. Protestano e fanno bene contro un’ingiustizia che dalla scorsa settimana ha portato migliaia di persone in piazza in tutte le città della Regione, scatenando proteste dure e rabbiose rispetto a quello che viene comprensibilmente percepito come un sopruso. Perchè la Calabria ha la più bassa incidenza d’Europa da Covid-19; perchè il tasso di occupazione dei posti letto disponibili è di gran lunga inferiore alle soglie di criticità e a tutte le altre Regioni d’Italia; perchè rispetto al picco di fine Ottobre, da due settimane la situazione sta migliorando con il contagio che dapprima ha rallentato la scorsa settimana e poi è addirittura calato questa, tanto che l’indice Rt è sensibilmente diminuito.

Foto StrettoWeb

Ma mentre si lamentano contro la zona rossa, cosa fanno i nostri eroi? La gara a chi chiude di più! Addirittura ben oltre le limitazioni imposte dalla “zone rosse” decretata dal Governo. Prima sono stati alcuni Sindaci a chiudere le scuole (Occhiuto a Cosenza, Abramo a Catanzaro, Mascaro a Lamezia Terme, Falcomatà a Reggio, Ranuccio a Palmi), stasera è arrivata l’ordinanza di Spirlì che chiude persino gli asili. E ha avuto il coraggio di farlo citando la scienza, quando in realtà è la scienza a dimostrare che la chiusura delle scuole non aiuta a rallentare il contagio. L’ultima ricerca pubblicata su Nature in merito risale ad appena al 29 ottobre e spiega che “le scuole non sono hotspot per le infezioni da coronavirus SARS-CoV-2” e che “le infezioni da Covid-19 non sono aumentate quando le scuole e gli asili nido hanno riaperto“. A tal proposito, giova ricordare che in tutt’Europa (tranne che in Italia) le scuole avevano già riaperto lo scorso maggio, e tutti gli scolari europei concluso lo scorso anno scolastico di presenza frequentando le classi per 6-7 settimane regolarmente dopo il lockdown, senza alcun incremento del contagio.

Adesso che la seconda ondata è iniziata in concomitanza con la stagione autunnale, e sarebbe arrivata anche se tutte le scuole fossero rimaste chiuse, si cercano tutti i possibili capri espiatori: dalle vacanze estive ai comportamenti individuali, dalle discoteche ad altre boiate legate ai mesi scorsi senza considerare che da inizio maggio a inizio ottobre, per 5 mesi e mezzo abbiamo assistito a folle e assembramenti fuori controllo e il contagio rimaneva azzerato con gli ospedali completamente vuoti. Guarda caso (ma ovviamente per la scienza che ha già dimostrato la stagionalità di questo virus, non è una coincidenza) – proprio in concomitanza con la stagione estiva.

Adesso soltanto nelle realtà sottoculturate come – ahinoi – quelle del Sud, si chiudono le scuole: il primo campione, che ha già vinto per distacco la sfida della Compilation Lockdown d’Oro, è stato il governatore campano De Luca, quello di lanciafiamme e bazooka. Quello che in una qualsiasi società civile lo prenderebbero a pedate costringendolo alla fuga all’estero, e invece in Campania l’hanno rivotato addirittura con un plebiscito (a fine settembre alle Regionali ha ottenuto il 70% delle preferenze).

Poi ci sono i nostri eroi, quelli calabresi. A Reggio c’è quel fenomeno di Falcomatà, quello che un mese fa, a seconda ondata già iniziata, faceva i trenini in discoteca per festeggiare la vittoria elettorale, ma anche maxi assembramenti nella sua segreteria dove l’abbiamo visto e fotografato indossare la mascherina come un cerchietto, e persino sul corso Garibaldi con la marcia di “Bella Ciao”, il tutto dopo una campagna elettorale di abbracci post-comizi rigorosamente senza mascherina, come ampiamente documentato. Adesso è tornato a fare lo sceriffo. Terrorizzare la gente. L’altra sera ha detto che c’erano 216 ricoverati al GOM prontamente smentito dall’Ospedale, perchè in realtà erano la metà. E ieri ha chiuso le scuole, anche se almeno aveva salvato gli asili.

nino spirlìPoi è arrivato quel ricchione* di Spirlì che stasera, dal nulla, ha chiuso tutto. Tutte le scuole della Regione, comprese quelle di piccole comunità dove avevano riaperto da pochi giorni dopo le “zone rosse” comunali, e finanche tutti gli asili.

Provano a fare a gara – Spirlì e Falcomatà – a chi riesce a conquistare il secondo posto della Compilation Lockdown d’Oro, dopo il ritiro di Leoluca Orlando che da Sindaco di Palermo aveva prima chiuso le scuole, ma poi ha fatto marcia indietro e ha deciso di lasciarle aperte. Evidentemente l’hanno fatto ragionare.

Eppure nelle altre Regioni “rosse” d’Italia, nella Lombardia e nel Piemonte che hanno una situazione epidemiologica davvero fuori controllo e una soglia di criticità dei ricoveri ospedalieri già ampiamente superata al punto che a Torino e Monza ci sono già da giorni i militari dell’esercito in azione, mai nessuno s’è sognato di chiudere le scuole. Non l’ha fatto il premier Conte, non l’ha fatto il ministro Azzolina, non l’hanno fatto i governatori Cirio e Fontana. Tutte menti geniali che dallo scorso febbraio ci deliziano a imprese fantasmagoriche. Eppure neanche loro non sono mai caduti nella tentazione di toccare le scuole: restano tutte aperte fino alla prima media, anche in zona rossa. E’ così – ovviamente – anche in Toscana, appena nominata “zona rossa”. E’ così anche in Francia, in Spagna, in Inghilterra, in Irlanda, in Svizzera, in Germania, negli Stati Uniti d’America. Ovunque nel mondo.

Soltanto nel sottoculturato Sud si colpisce la crescita delle future generazioni, senza considerare le gravissime ricadute culturali, educative e psicologiche che questa follìa sta provocando sui bambini. E senza considerare il dramma di genitori che devono continuare a lavorare e da Lunedì non sanno più come fare: glielo pagherà Spirlì il baby sytter? Glieli pagherà Spirlì i computer per la dad? Gliela farà funzionare Spirlì la linea Wi-Fi nei comuni dell’Aspromonte, della Sila e del Pollino?

Ma soprattutto, quello che questi eroi evidentemente chiusi nei loro palazzi non riescono a capire, chiudendo le scuole ci saranno migliaia di bambini che verranno inevitabilmente lasciati dai nonni. Con sofferenza atroce, col fiato sospeso, con incubi e paure per la salute dei propri cari messa a repentaglio da Istituzioni totalmente Inette. Ma senza alternative, in molti non avranno altra scelta. Non saprebbero come fare altrimenti.

Un Paese serio, in tempi di pandemia, lascerebbe i bambini a scuola dalla mattina alla sera. E’ il luogo più sicuro, più controllato e anche più sano affinchè possano crescere meglio con il rischio di contagio ridotto al massimo. In Campania le scuole sono chiuse da un mese e il contagio è aumentato più velocemente in queste 4 settimane che nelle precedenti: un’evidenza chiara anche a chi non sa leggere una rivista scientifica.

Pensa tu come siamo ridotti se in Calabria ci troviamo a dover rimpiangere e guardare con ammirazione le scelte di Conte, Azzolina e Fontana.

A Falcomatà ce lo dobbiamo tenere altri cinque anni perchè l’alternativa era quella che era; a Spirlì ce lo dobbiamo tenere chissà quanti altri mesi perchè con la pandemia non si può andare a votare.

E Jole Santelli – che assistendo a questo scempio si starà rivoltando nella tomba – il Signore ce l’ha strappata via prematuramente. Ma se doveva venire in Calabria a toglierci l’unica figura che si stava impegnando per tutelare i diritti dei calabresi, non poteva rimanere fermo a Eboli? 

Chi ci libererà, adesso, da questa melma?

* E’ stato lo stesso Spirlì a dichiarare pubblicamente che è corretto usare questi termini, “Dico ricchione e guai a chi me lo vuole impedire, dirò negro, frocio e ricchione fino alla fine dei miei giorni”, e allora noi lo identifichiamo come preferisce precisando, per rispetto di tutti gli altri omosessuali, che è nell’occasione un epiteto rivolto esclusivamente al personaggio e non certo alla comunità LGBT che merita ben altro lessico