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Sanità in Calabria, ecco come Scopelliti era riuscito a cancellare il debito: il piano di Loiero e gli ospedali riconvertiti

Il Bollettino ufficiale della Regione Calabria con data 16 maggio 2009 e il rapporto Agenas dell’anno successivo: così il Presidente Scopelliti riuscì a portare il debito della sanità regionale da 260 a 30 milioni di euro nel giro di quattro anni realizzando il piano di Loiero. Poi l’arrivo dei commissari al posto della politica e c’è stato il disastro

La Calabria deve reagire, non può permettersi di restare ferma a guardare. Dopo gli ultimi scandali a cui i cittadini calabresi sono stati costretti ad assistere nelle ultime settimane, il grido della popolazione si è fatto sempre più forte, il comparto della sanità richiede un netto cambio di passo, soprattutto in questo momento di grande emergenza a causa del Coronavirus. Le vicende dell’ex generale Cotticelli, le gaffe del suo sostituto Zuccatelli e poi il “grande rifiuto” del rettore Gaudio hanno messo in luce non solo la certezza del totale fallimento del sistema di commissariamento, ma anche dato la sensazione che nessuno voglia “sporcarsi le mani” per questa Regione. Lo abbiamo detto, ascoltato e riportato: chi sarebbe disposto a farsi nominare come commissario della sanità in Calabria, se colui che ha fatto meglio (e lo confermano i dati ufficiali) è in carcere? Il Presidente Giuseppe Scopelliti è stato infatti l’unico a ridurre l’atavico debito della sanità calabrese fino praticamente ad azzerarlo, portandolo in quattro anni da 260 a 30 milioni di euro. E l’ha fatto con provvedimenti mirati e decisi.

Il sistema sanitario calabrese aveva bisogno di essere interamente riorganizzato. E Scopelliti mise in pratica il piano realizzati dal suo predecessore, Agazio Loiero. E’ emblematica a tal proposito la lettera datata 10 agost0 2008, intitolata “A Gioia Tauro un ospedale e non più 7” e indirizzata al Corriere della Sera, scritta proprio dal Presidente della Regione Calabria Agazio Loiero, che di seguito si riporta integralmente:

“Caro Direttore,

Questa volta sono d’accordo con Gian Antonio Stella che si occupa di «Campanilismo ospedaliero»: la Sanità pubblica non regge se non è in grado di arginare le spinte campaniliste. Il che non vuol dire, ovviamente, negare assistenza adeguata ed equamente distribuita sul territorio come, per esempio, in Calabria ci siamo impegnati a fare con il nuovo piano sanitario regionale che la Giunta ha licenziato e il Consiglio potrebbe approvare in meno di due mesi. Irrazionalità e sprechi ci sono ovunque, anche in Calabria. Un processo di razionalizzazione non è semplice, soprattutto in presenza di situazioni complicate come quelle calabresi dove c’è una rete ospedaliera in qualche caso fatiscente, frutto comunque di una stagione di politica sanitaria oggi superata. C’è l’obbligo però di intervenire e il governo regionale da me presieduto sta intervenendo anche perché ci avviamo verso il federalismo fiscale e dobbiamo essere pronti ad affrontare altre emergenze. L’unico argomento su cui devo correggere Stella che non poteva conoscere gli ultimi sviluppi perché sono proprio dell’altro ieri è quello dei sette ospedali della Piana di Gioia Tauro. Saranno tutti riconvertiti. Si farà, infatti, l’ospedale unico della Piana. L’avevo concordato con l’ex ministro Livia Turco. I soldi ci sono. Ora c’è anche la localizzazione in un’area pubblica nel comune di Palmi cosa che consentirà di abbattere tempi e costi c’è il soggetto attuatore, un prefetto, e l’assessore regionale alla salute, in qualità di commissario per l’emergenza ambientale, è riuscito finalmente a superare ogni resistenza. In tempi brevi, grazie a un’ordinanza di protezione civile, l’ospedale si farà e ciò consentirà di superare l’attuale frammentazione che ha bruciato risorse ed è stata fonte di drammi. Spero di essere quel presidente di centrosinistra che è riuscito a portare a termine il riassetto apparentemente Impossibile, certamente ostacolato, di cui ha parlato Stella”.

Per risollevare le sorti della sanità in Calabria sono così stati programmati degli interventi mirati e precisi, che sono riportati sul Bollettino ufficiale della Regione Calabria in data 16 maggio 2009, quando il Presidente era sempre Agazio Loiero. In questo documento, visionato e approvato anche dal Governo centrale (Berlusconi IV), erano presenti una serie di linee prioritarie d’intervento per il riordino della rete ospedaliera:

  • Adeguatezza dell’offerta sanitaria quanto alla salvaguardia dei livelli essenziali di assistenza;
  • Potenziamento tecnologico e strutturale degli ospedali pubblici che assicurano il rispetto delle regole di qualità e sicurezza;
  • Dismissione o riconversione degli ospedali pubblici e privati che non assicurano il rispetto delle regole di qualità e sicurezza;
  • Creazione di rete con il sistema dell’ospitalità privata, previa determinazione delle prestazioni da acquistare, in regime complementarietà e previsione di rigidi tetti di spesa;
  • Riorganizzazione della rete delle strutture eroganti prestazioni specialistiche e di diagnostica di laboratorio premiando la dimensione quale elemento di sicurezza e qualità e ponendo quindi una soglia per l’accesso ai contratti di acquisizione da privato;
  • Definizione di criteri di appropriatezza delle prestazioni;
  • Miglioramento del sistema di autorizzazione / accreditamento del privato;
  • Incremento delle prestazioni in DS;
  • Riduzione della mobilità passiva extra-regionale;
  • Revisione dei meccanismi che attualmente fungono da incentivo alla mobilità stessa.

Tutte queste linee d’intervento erano necessarie per un miglioramento qualitativo sulle tre grandi reti integrate: ospedaliera, emergenza-urgenza e territoriale. Secondo quanto si legge nel rapporto Agenas (Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali) del 21 maggio 2010 l’offerta ospedaliera era “frastagliata ed insicura”. Inoltre, “molti Pronto Soccorso non garantiscono un’azione completa perché mancano specialisti ed attrezzature che comportano un ritardo per l’intervento appropriato e scarso filtro per gli inappropriati. Manca poi l’integrazione tra i presidi di un’area geografica per favorire la specializzazione, è carente l’integrazione ospedale- territorio”.

Il processo che portò all’abbattimento totale dei debiti fu iniziato dal successore Giuseppe Scopelliti, nominato primo commissario ad acta, che seguendo le precise linee guida del Bollettino Ufficiale regionale del 2009 operò per la chiusura dei piccoli ospedali e al potenziamento della rete di emergenza-urgenza, agendo tramite un processo di razionalizzazione delle risorse e valorizzazione delle professionalità esistenti. L’ex Sindaco di Reggio Calabria si trovò in mano una serie di criticità qualitative: inappropriatezza dei ricoveri (dal costo di 632 euro al giorno) con conseguente bassa qualità, eccessivo numero di ricoveri medici (a fronte di pochi interventi chirurgici), alto tasso di ospedalizzazione in carenza di risposte assistenziali alternative e migrazione sanitaria. Queste problematiche secondo il documento Agenas erano evidenti nei presidi di Cariati, Chiaravalle Centrale, Corigliano Calabro, Oppido Mamertina, Praia a Mare, Rogliano, San Marco Argentano, Scilla, Siderno, Soveria Mannelli e Trebisacce. Altri ospedali sono stati riconvertiti.

Razionalizzando quei centri considerati dal piano di Loiero obsoleti ed improduttivi, che costituivano solo un costo non più sostenibile dal sistema (alcuni dei quali ospitavano pazienti anziani ma in buona salute solo per dimostrare che servivano più posti letto, più medici e più infermieri, eppure i dipendenti della sanità calabrese erano oltre 23mila, in grande esubero rispetto al fabbisogno di 20mila), si è risparmiato qualcosa anche se è ad altre voci di bilancio che bisogna guardare per capire l’entità degli sprechi tagliati. Tutti quei report ufficiali erano a disposizione del governatore e commissario Scopelliti, che seguì semplicemente le linee guida tracciate negli anni precedenti alla sua presidenza ed ebbe la bravura di riuscire a metterle in atto, trasformando in pratica la teoria evidenziata dal suo predecessore Loiero. Scopelliti era di destra, Loiero di sinistra, ma erano entrambi esponenti politici calabresi democraticamente eletti dal popolo che – a differenza dei commissari successivamente inviati dal governo centrale – erano riusciti ad allineare la sanità calabrese con gli standard nazionali.

Foto StrettoWeb / Salvatore Dato

Nel giro di quei pochi anni il debito fu praticamente abbattuto e si riuscì pian piano a formare quell’organizzazione territoriale ospedaliera che in questi giorni il dott. Enzo Amodeo ha spiegato ai microfoni di StrettoWeb in modo molto preciso e dettagliato: “da tempo gli ospedali sono stati divisi in hub, spoke e case della salute. Hanno funzioni diversi: l’ideatore di questa formula assistenziale ha immaginato un sistema a raggiera, dove l’hub sta al centro e rappresenta il mozzo della ruota, gli ospedali spoke rappresentano i raggi e poi spostandosi verso la periferia troviamo le case della salute per le attività ambulatoriali esterne. Quando si è ipotizzato questo sistema non si è immaginato un sistema che convergesse soltanto sugli hub; ma affinchè funzioni tutto è necessario che ci sia un processo di osmosi tra le varie strutture, per cui un paziente passa dallo spoke all’hub e viceversa. A Polistena, che non è dotata ancora dell’emodinamica, un paziente che arriva al pronto soccorso con sindrome coronacica acuta viene inviato all’hub dove ci sono posti, o il GOM o Germaneto, per una rivascolarizzazione e quindi angioplastica primaria. Affinchè il sistema possa funzionare, dopo la prestazione d’urgenza il paziente deve tornare nell’ospedale di provenienza, quindi a Polistena in questo caso esemplificativo. Deve funzionare così per evitare di congestionare l’hub, utilizzarlo solo per la fase acuta e quindi per alcune prestazioni più importanti, e poi riportare i pazienti negli spoke che sono gli ospedali di origine, quindi i più vicini alla provenienza del paziente e che devono essere nelle condizioni di curarli sia per le professionalità mediche che per le attrezzature tecnologiche. E lo sono”.

Poi nel 2014 arrivò la tegola giudiziaria e le condanne che ancora oggi Scopelliti sta scontando. Dopo di lui sono arrivati Pezzi, Scura, Cotticelli e il debito ha ricominciato inesorabilmente a risalire fino all’attuale buco di 160 milioni. Se consideriamo che siamo arrivati da -30 a -160 milioni in poco più di 6 anni, i 230 milioni che la politca calabrese aveva accumulato in decenni di gestione sanitaria sembrano un’inezia. “La guerra che ormai si scatena tra bande, per non dire tra “cosche”, che vogliono impossessarsi della sanità certamente non per fini nobili, è segnale del degrado e della poca considerazione che il Governo nazionale ha per la nostra Calabria”, scriveva nel 2015 il Presidente Scopelliti. E allora oggi, a partire da quegli anni in poi, nel silenzio più totale delle istituzioni nazionali e locali, la sanità in Calabria e tutti i suoi abitanti si ritrovano nel baratro, con la differenza che adesso la luce in fondo al tunnel appare nuovamente troppo lontana.

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