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Reggio Calabria: un padre, un ricorso, un diritto

Reggio Calabria: il riconoscimento di un diritto, che poteva trovare corresponsione attraverso un provvedimento di natura amministrativa, senza passare da un iter giudiziario ordinario, giunto a buon fine grazie a un’assistenza legale risultata capace di far emergere in maniera incontrovertibile gli elementi in cui trovavano linfa le esigenze di un lavoratore

Il riconoscimento di un diritto, che poteva trovare corresponsione attraverso un provvedimento di natura amministrativa, senza passare da un iter giudiziario ordinario, giunto a buon fine grazie a un’assistenza legale risultata capace di far emergere in maniera incontrovertibile gli elementi in cui trovavano linfa le ragioni, le aspirazioni, le esigenze di un lavoratore, di uno dei tanti, di uno quelli costretti quotidianamente a confrontarsi, a lottare, in ogni ambito e su ogni piano, contro la pertinace supponenza di una burocrazia che sovente rende enti e istituzioni apparati statici, freddi, lontani dal vissuto dei cittadini: in una realtà giuridicamente, socialmente, culturalmente multiforme come quella italiana e, in particolare, meridionale, l’accoglimento di un ricorso presentato da un dipendente di un’azienda ospedaliera assume i connotati di una conquista su cui poggiare le speranze di rinnovamento, di cambiamento, di progresso di un consesso sociale troppo a lungo vincolato da una sclerosi sistemica sui cui prodromi non è il caso qui di argomentare. Ma vediamo di tratteggiare, in maniera sommaria, il caso specifico, partendo dal principio; lo scorso 25 febbraio il dottore Giuseppe Iatì, allora Dirigente Medico in servizio presso l’U.O.C. di Radioterapia Oncologica dell’Azienda Ospedaliera Universitaria “G. Martino” di Messina, con contratto di lavoro a tempo indeterminato, ha presentato, per ragioni familiari, concernenti la sfera filiale, all’Azienda Ospedaliera Universitaria “G. Martino” di Messina, sua datrice di Lavoro, una domanda di assegnazione temporanea per tre anni, ai sensi e per gli effetti dell’art 42 bis D.Lgs. 141/2001, al Grande Ospedale Metropolitano “Bianchi-Melacrino-Morelli” di Reggio Calabria.

L’articolo 42 bis del D.Lgs. n. 151 del 26 marzo 2001 prevede, difatti, per i dipendenti pubblici una forma di mobilità volta a ricongiungere i genitori alla prole favorendo concretamente la loro presenza nella fase iniziale di vita dei figli. Sulla base di ciò, il 9 marzo 2020, il Grande Ospedale Metropolitano “Bianchi-Melacrino-Morelli” di Reggio Calabria ha rilasciato il nulla osta al trasferimento richiesto dal dott. Iatì rimanendo in attesa del relativo consenso da parte dell’Azienda Ospedaliera di provenienza pervenuto il 18 giugno 2020, trasferimento presso il Grande Ospedale Metropolitano “Bianchi-Melacrino-Morelli” di Reggio Calabria con decorrenza 1° luglio 2020.  Tuttavia, nonostante la sussistenza dei requisiti alla assegnazione provvisoria richiesta in capo al dottore Giuseppe Iatì e l’emissione dei due nulla osta da parte dei due Ospedali, non è stato comunicato alcun provvedimento conclusivo del procedimento, per cui il dottore Giuseppe Iatì, da ultimo con nota del 26 agosto 2020, acquisita al protocollo dell’Azienda Ospedaliera “Bianchi-Melacrino-Morelli”, ha più volte sollecitato la definizione dell’iter e la conclusione definitiva della pratica di assegnazione temporanea presso il Grande Ospedale Metropolitano “Bianchi-Melacrino-Morelli”; sollecito, quest’ultimo, che è rimasto totalmente privo di riscontro, ragione per la quale il dottore Giuseppe Iatì, assistito dall’avv. Igino D’Angelo, del Foro di Reggio Calabria, e dall’Avv. Massimiliano Rollo, del foro di Palmi, si è trovato costretto ad adire, lo scorso 7 ottobre, il Tribunale di Reggio Calabria, in funzione di Giudice del Lavoro, con ricorso per provvedimento d’urgenza (ex articolo 700 C.P.C.), contro il Grande Ospedale Metropolitano “Bianchi-Melacrino-Morelli”, per la tutela della propria posizione; posizione che, fin da subito, è risultata ai legali pienamente accoglibile, sussistendo, nel caso di specie, tutti i presupposti negativi e positivi di ammissibilità e, in primo luogo, quello della “sussidiarietà”.

Inoltre, la situazione giuridica dedotta risultava qualificabile come “diritto soggettivo”, presupposto indefettibile per la concessione dell’invocata tutela, rispetto a cui, nella giurisprudenza, erano già riscontrabili pronunciamenti intesi a evidenziare come i valori tutelati dalla disposizione legislativa in questione, per loro stessa natura, non siano suscettibili di attendere la definizione di un ordinario giudizio di merito, ritenendo, più volte e con un orientamento costante, che “l’interesse all’assistenza morale e materiale della prole per i primi tre anni di vita risulterebbe definitivamente compromesso dai tempi tecnici afferenti l’iter processuale dell’eventuale processo ordinario”. Insomma, i presupposti per l’accoglimento delle istanze presentate, ovvero accertare, ritenere e dichiarare il diritto del ricorrente ad essere assegnato temporaneamente, per il periodo di tre anni, al Grande Ospedale Metropolitano “Bianchi-Melacrino-Morelli” di Reggio Calabria, c’erano tutti, come efficacemente evidenziato dai legali, il cui lavoro ha trovato ovvio sbocco nel pronunciamento emesso dal Tribunale di Reggio Calabria, che, martedì scorso, 17 novembre, ha giudicato il ricorso fondato e, pertanto, accoglibile. In particolare, il Tribunale reggino – Sezione Lavoro e Previdenza -, pronunciandosi sul ricorso proposto nei confronti del Grande Ospedale Metropolitano “Bianchi – Melacrino – Morelli” di Reggio Calabria, ha deciso di accogliere il ricorso medesimo e, per l’effetto, ha accertato e dichiarato il diritto del ricorrente dott.re Giuseppe Iatì all’assegnazione provvisoria (ex art.42 bis d.Lgs. 151/2001) presso la sede del Grande Ospedale Metropolitano “Bianchi – Melacrino – Morelli” di Reggio Calabria, per come richiesta negli atti, disponendo che il predetto nosocomio reggino proceda all’adozione di ogni opportuno provvedimento necessario in tal senso. Una conclusione felice di un iter giudiziario che poteva essere evitato con un po’ di buon senso e, soprattutto, con rispetto verso il lavoro e le esigenze di un padre di famiglia, trovatosi, come tanti altri cittadini, alle prese con i dedali di un mondo del lavoro spesso refrattario alla comprensione delle specificità che punteggiano la nostra esistenza.

Pierfrancesco Greco