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Reggio Calabria, il secondo tempo è un disastro annunciato. E alla “città dolente” non resta che… il Covid-19

  • Foto StrettoWeb / Salvatore Dato
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Reggio Calabria, se alla città non resta che la pandemia come unica speranza di sopravvivenza. Il secondo tempo della città più grande e importante della Regione è un disastro annunciato

Agatino Licandro non pensava certo che Reggio Calabria si sarebbe potuta mai ridurre in queste condizioni quando nel 1993 pubblicava con Einaudi la “confessione di un sindaco corrotto“. Quella “città dolente” in realtà era molto più decorosa rispetto al disastro di oggi, e quel Sindaco aveva una coscienza personale e civica che gli consentì di non perdere quantomeno la dignità: si dimise, denunciò il sistema e fu costretto ad abbandonare per sempre Reggio Calabria insieme alla sua famiglia. Tanti altri hanno abbandonato Reggio negli ultimi anni, pur senza confessioni, inchieste o libri eclatanti. Basta il degrado, le montagne di spazzatura con i conseguenti roghi tossici, le strade dissestate che neanche dopo i bombardamenti di una guerra, l’acqua che non arriva nelle case, la totale assenza di servizi. La fuga delle menti è diventata la fuga dall’inciviltà.

Il Sindaco, Giuseppe Falcomatà, aveva chiesto il secondo tempo e i cittadini gliel’hanno concesso: a inizio ottobre è stato rieletto ma dopo quasi due mesi di promesse tradite possiamo dire che stiamo assistendo a un disastro annunciato. In campagna elettorale aveva promesso “entro fine ottobre” la riapertura della discarica di Melicuccà, ma pochi giorni fa abbiamo documentato con foto e video che non sono neanche in corso i lavori: la discarica non funziona e stavolta nessuno può dare la colpa alla Regione perchè è di esclusiva competenza della Città Metropolitana, guidata dallo stesso Falcomatà. Non che prima fosse diverso, ma scaricando le responsabilità su altri evidentemente il Sindaco ha ingannato tanta gente. Aveva anche promesso i cassonetti in apposite isole ecologiche, ma nulla s’è visto. Il porta a porta continua a non funzionare, e la città è una discarica di spazzatura a cielo aperto. Le immagini che arrivano da San Brunello sono drammatiche, e siamo in pieno centro. Nelle periferie è ancora peggio. La gente è esausta, ma come possono lamentarsi coloro che hanno votato gli artefici di questo disastro, consentendogli di perseverare? Evidentemente su una cosa il Sindaco aveva ragione: i reggini sono “lordazzi“, se è questo che hanno scelto e che hanno voluto. Il suo assessore ha chiesto scusa. L’ha fatto anche Conte per la pantomima dei commissari. Ma cosa se ne fanno i reggini e i calabresi delle scuse, se non seguono immediati atti concreti che rimediano agli sbagli precedenti?

Evidentemente siamo proprio “lordazzi” che adesso si fanno anche sbeffeggiare senza battere ciglio da un Sindaco che tre settimane dopo aver marciato sul corso Garibaldi col pugno sinistro rivolto al cielo sulle note di “Bella Ciao” si è permesso di pubblicare una foto del corso Garibaldi scattata col teleobiettivo per ingannare con il gioco della prospettiva e mostrare tanta gente accusandola delle morti della pandemia (!!!), quando in realtà erano poche decine di persone che nel rispetto delle norme del Dpcm andavano a fare ciò che era consentito, immortalate nell’arco di un chilometro di strada.

Falcomatà tentava di tornare a fare lo sceriffo anti-Covid. Il tutore anti-pandemia.

reggio calabria piazzale pentimele

Foto StrettoWeb / Salvatore Dato

Ecco, non c’è rimasta che quella. In queste ore – come possiamo vedere nella fotogallery a corredo dell’articolo – stanno finalmente ripulendo il piazzale Enzo Ferrari a Pentimele. Non per restituire decoro in sè, ma soltanto perchè la task-force comunale l’ha individuata come l’area per fare i tamponi drive-in. Viva il Covid-19, quindi: è l’unica speranza che ci restituiscano un po’ di decenza in questa città abbandonata a sè stessa. Non esiste in Europa un solo centro urbano così sporco, degradato, triste e desolato. E menomale che siamo in “zona rossa“, almeno la fobia del virus ci alleggerisce da tutto il resto. Indossiamo la mascherina per non contagiarci dal SARS-CoV-2 ma dovremmo utilizzarla a prescindere per tutto lo schifo della monnezza che ci circonda. E dovremmo anche usare gli occhiali della realtà virtuale per evitare di vedere le voragini nelle strade, per illuderci di farci la doccia e cucinare un piatto di pasta con l’acqua corrente. Per ritrovare un minimo di decoro e pudore. In una città che non c’è. Perchè persino quella dolente di trenta anni fa, era indubbiamente di gran lunga migliore al disastro di oggi.

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