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Reggina, Rolando Bianchi e la festa del 2007: “Mi sono ubriacato, mai visto il Corso di Reggio Calabria così pieno di gente”. Poi gli aneddoti su Mazzarri e Leon

Rolando Bianchi Reggina Photo Getty Images

L’ex attaccante della Reggina Rolando Bianchi ripercorre la splendida annata 2006-2007, di cui è stato tra gli indiscussi protagonisti

Arriva a Reggio Calabria con qualche gol alle spalle e tante aspettative. Poco dopo però un brutto infortunio lo mette ko per tutto l’anno, ma gli permette di ricaricare le pile per l’entusiasmante stagione successiva, con cui insieme ad Amoruso costruisce la migliore coppia gol d’Europa del 2006-2007. In un episodio di ‘Spalti Podcast‘, l’ex attaccante della Reggina Rolando Bianchi ripercorre quell’annata pazzesca conclusa in trionfo. Queste le sue parole in un’intervista di qualche settimana fa.

IL GRUPPO E IL ‘PAZZO’ LEON “E’ stata una stagione particolare, mi ero rotto il ginocchio l’anno prima. Ero concentrato per fare il meglio possibile e del -15 me ne fregava poco perché avevo la fame per riscattarmi. La squadra era unita. Anche se c’era qualche litigio, si trattava di un litigio positivo e volto a rendere meglio sul campo. Eravamo un gruppo di uomini, eravamo professionisti, il più pazzo era Leon che metteva entusiasmo col suo modo di fare. Prima degli allenamenti mettevamo la musica al massimo e lui cominciava a ballare sul tavolo. C’era la disco-dance in spogliatoio per sorridere, stare insieme e iniziare bene l’allenamento. E’ stato fondamentale, Leon, anche a livello di simpatia oltre che sul campo. In allenamento eravamo macchine da guerra. Chi perdeva la partitella rosicava per due giorni. Ci si divertiva ma con la partitella no, si faceva sul serio e questo ha permesso che si trasmettesse lo spirito battagliero anche in partita”.

LA STAGIONE“4-3 a Palermo la prima, ho fatto tripletta ma potevo farne cinque se non fosse stato per Agliardi. Era l’alba di una stagione complicatissima ma da lì capimmo che avremmo potuto fare grandi cose. Il rigore di Siena? Ero giovane, mi sono preso la responsabilità di batterlo. Voleva tirarlo Nicola (Amoruso, ndr), ma mi sentivo bene e tranquillo in quel momento. E’ stato un penalty importante, che ho segnato e ci ha permesso di raggiungere quota zero e annullare il segno meno in classifica. Da lì il dottore mi battezzò ‘Rolandinho’. La doppietta a Torino è stata invece importante perché ci ha dato la possibilità di scavalcarli e arrivare in quota salvezza. E già a febbraio non era così scontato”.

MAZZARRI E FOTI – “A inizio stagione ha fatto un discorso dicendo: ‘chi non se la sente può andare via’. Chi è rimasto era convinto e da lì è partita la cavalcata pazzesca. Il mister è stato bravissimo anche a capire la situazione della squadra. Non veniva mai nello spogliatoio. Tanti ora mandano i secondi ad ascoltare ciò che si dice. Invece lui non lo faceva, aveva grande rispetto di quei momenti tra calciatori in cui possono avvenire sfoghi e si possono dire le cose in faccia. Anche se all’esterno può sembrare un burbero in realtà è uno che trasmette tranquillità. Parla poco ma dice le cose giuste. Il presidente Foti invece ci dava la possibilità di prendere voli privati per evitare tanti scali”.

I TIFOSI “Avevano una voglia e una determinazione pazzeschi, erano passionali. Ci hanno permesso alcune volte, solo intimorendo gli avversari con la loro presenza, di vincere le partite”.

LA FESTA – “Io mi sono ubriacato, cosa difficile, ma abbiamo fatto una bellissima festa. Non avevo mai visto il Corso di Reggio Calabria con tutta quella gente, c’erano 300 mila persone a festeggiare un’impresa secondo me mai più ripetibile. Porterò sempre nel cuore tutti i compagni, straordinari. E’ stata una miscela di cose che poi nelle altre cose non ho più ritrovato. Lì eravamo tutti bravi ragazzi, ci allenavamo al massimo. Successivamente, nelle altre squadre, ho trovato sempre, passami il termine, il ‘minchione’ di turno che rompeva le scatole”.