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Reggina, neanche l’alibi degli episodi tiene più: il presidente ridimensiona gli obiettivi, ed è giusto così

Mimmo Toscano Foto StrettoWeb / Salvatore Dato

Gli episodi storti e la sfortuna, per la Reggina, adesso sono alibi che non servono più: serve ragionare sui perché, piuttosto, e ridimensionarsi

“Se Denis avesse segnato i rigori…”. “Se Menez non fosse stato espulso…”. “Se l’arbitro avesse convalidato il gol contro il Cosenza…”. “Se a Chiavari si fosse chiusa…”. “Se a Salerno Casasola non si fosse inventato il gol della domenica…”. Sono tanti i “se” da inizio stagione, a cui oggi poter aggiungere quello su Crisetig. Il problema, però, è che i se e i ma non tengono più.

“Si me nonnu aviva tri palli era un flipper” è invece la spiegazione esatta del post Reggina-Pisa di stasera. Basta alibi degli episodi, perché quando diventano tanti c’è qualcosa che non va. E non la stiamo buttando in tragedia. Continuando a mantenere un po’ di equilibrio (dopo 8 giornate), ben consapevoli di dove era la Reggina fino a due anni fa e ben consapevoli di come due vittorie di fila possano cambiare le carte in tavola, è bene ribadire che la classifica preoccupa ma non fa paura, almeno per ora. Preoccupa, però, e quindi è giusto cominciare a fare due conti.

Il primo è, appunto, quello legato agli episodi. Finora sono andati quasi tutti contro la Reggina (eccetto il rigore sbagliato dal Pescara) e sono stati giustificati. Da ora, però, non lo saranno più. Gli episodi, perché favoriscano una squadra, si devono creare e portare a proprio favore. Piangersi addosso e gridare alla sfortuna adesso non serve, piuttosto è necessario capire i perché giri tutto male. Perché Menez è all’ennesima ricaduta, così come Rivas, Rolando e Charpentier, perché siano continui gli acciacchi settimanali, perché Crisetig sia costretto a fare due falli da ammonizione praticamente identici (seppur forse, la seconda, esagerata) in quella zona di campo – tra l’altro spesso scoperta – e perché la Reggina dal 70′ in poi scompaia dal campo mostrandosi sulle gambe.

Inizia a suonare, tra infortuni e stanchezza nel finale, il campanello d’allarme legato alla preparazione fisica. Qualcosa potrebbe essere non andato e si sta ripercuotendo nella situazione di emergenza attuale. Le praterie a centrocampo di questa sera e un atteggiamento troppo rinunciatario nel finale (Denis difensore aggiunto e squadra totalmente schiacciata) non possono essere giustificate soltanto dall’inferiorità numerica.

C’è ancora tempo per aggiustare le cose, così come c’era una giornata fa. La conferma di Toscano è una precisa scelta societaria. Giusta o sbagliata che sia fa comunque capire che il club ha le idee chiare. Così come, sembra – e per fortuna – iniziare ad avercele sugli obiettivi. Il presidente si è ridimensionato. E ha fatto bene. Ha parlato di Serie A in maniera affrettata ma in questo momento dalla A c’è un abisso. Giusto tornare coi piedi per terra con la speranza che d’ora in avanti anche Taibi e Toscano parlino di obiettivo salvezza e non di “parte sinistra della classifica“, di “fallimenti” e quant’altro. Sono solo controproducenti.

L’impressione, tra l’altro anche confermata, è che a gennaio si muoverà più di qualcosa. A prescindere da questo, però, ridimensionare un obiettivo o dichiarare di lottare per la salvezza – quest’anno – non sono da prendere come un fatto di cui vergognarsi. Alla piazza basta questo, per ora. Un B riconquistata, nuovo entusiasmo, programmazione futura. E così, sicuramente, la A arriverà. Ma adesso è il momento di fare quadrato, di lavorare sugli errori e di non trovare giustificazioni su episodi o scelte arbitrali.

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