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Premio Valeria Solesin, una calabrese tra le vincitrici

Premio Valeria Solesin, fra le premiate la studentessa Elena Suriano (Università degli studi della Calabria) con una tesi sulla Diversità di genere e research Spin-off

Si è conclusa oggi, con la premiazione delle vincitrici, la 4° Edizione del Premio Valeria Solesin, concorso rivolto a studentesse e studenti di tutte le Università italiane, pubbliche e private, ispirato agli studi della giovane ricercatrice veneziana, tragicamente scomparsa nell’attentato del Bataclan di Parigi del 13 novembre 2015. Il premio, frutto dell’ormai consolidata collaborazione tra Forum della Meritocrazia e Allianz Partners, e realizzato con il Patrocinio del Comune, della Città Metropolitana di Milano e di Fondazione Cariplo, è un riconoscimento alle tesi che, con un approccio originale e innovativo, affrontano il tema de “Il talento femminile come fattore determinante per lo sviluppo dell’economia, dell’etica e della meritocrazia nel nostro paese”. Un intervento di Elena Bonetti, Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, ha aperto la cerimonia, che si è svolta in forma digitale e ha visto premiate tredici vincitrici, con un ex aequo alla dodicesima posizione.

I lavori sono stati selezionati dal Comitato Scientifico su 48 candidature pervenute da tutta Italia. Sette i riconoscimenti assegnati a tesi che hanno affrontato temi di natura sociale, giuridica, di politica pubblica e istituzionale, analizzando anche fenomeni di grande attualità come il movimento #MeToo e il ruolo dell’Intelligenza Artificiale nei processi di evoluzione socioculturale. Sei invece i premi andati a lavori di stampo economico, che hanno indagato sugli effetti della diversità di genere nel mondo dell’impresa e della finanza, mettendo in evidenza l’impatto positivo del talento femminile su risultati e performance anche attraverso esperimenti ad hoc.

“Questa è un’edizione ‘speciale’ del Premio Valeria Solesin, per tanti motivi. Ricordiamo il quinto anniversario della scomparsa di Valeria nel pieno della seconda ondata di una pandemia che ha sconvolto le nostre vite, portato il dolore della perdita in tante case, messo in crisi la nostra economia. Una crisi in cui, ancora una volta, sono le donne a rischiare di pagare il prezzo più alto. Lo dicono i dati ISTAT su disoccupazione e inattività. Lo dice il recente Gender Equality Index 2020 dell’’EIGE, che vede l’Italia al 14° posto, lontana dalla vetta e sotto la media UE[1]. Lo mostra una ricerca IPSOS secondo cui il 74% delle donne italiane porta sulle spalle tutto il peso della gestione familiare”, ha dichiarato Paola Corna Pellegrini, CEO di Allianz Partners, Vice Presidente del Forum della Meritocrazia e ideatrice del Premio. “Eppure sappiamo che la strada per superare questa crisi, la via verso un futuro più giusto, prospero e sostenibile passa dalla valorizzazione del talento femminile, dall’affrontare quel gender gap che, se colmato, porterebbe secondo il FMI a una crescita del Pil globale del 35% entro il 2025. In questo contesto non semplice, l’entusiasmo, l’impegno e la passione dei giovani che hanno partecipato al Premio rappresentano una straordinaria iniezione di fiducia. Nei loro lavori c’è la visione e il progetto di un domani diverso. Grazie di cuore a loro, alla Ministra Bonetti che ci ha onorato della sua attenzione; grazie a Luciana Milani, madre di Valeria, che ancora una volta ci ha fatto dono della sua testimonianza, e grazie ai tanti, privati e istituzioni, che ci hanno sostenuto e ci sostengono”.

“Nell’urgenza di rigenerazione che stiamo vivendo”, afferma Maria Cristina Origlia, Presidente del Forum della Meritocrazia, “diventa ancora più importante inserire il tema della valorizzazione del talento femminile nell’ambito più ampio dell’affermazione del Merito. Non è un caso, infatti, che il Premio Valeria Solesin sia nato nell’alveo del Forum della Meritocrazia e contribuisca in modo significativo a quel cambiamento culturale e dei comportamenti necessario per costruire un paese più sano, equo e capace di valorizzare tutti i suoi talenti. Le pari opportunità e l’equilibro di genere sono uno dei sette pilastri alla base di un eco-sistema meritocratico assieme alla trasparenza, alla mobilità sociale, alla libertà di fare impresa, alla qualità del sistema educativo, all’attrattività dei talenti, alle regole. Tutte pre-condizioni di una maggiore giustizia sociale e di uno sviluppo socio-economico sostenibile e inclusivo capace di comprendere e trarre vantaggio dalla ricchezza e dal potenziale innovativo delle diversità, non solo di genere”.

L’evento è stato anche l’occasione per presentare “Forza ragazze al lavoro! La parola ai giovani per un mondo equo, inclusivo e meritocratico”, libro curato da Paola Corna Pellegrini. Partendo dalla genesi del Premio Valeria Solesin – nato per onorare la memoria della giovane ricercatrice e invitare i giovani a raccoglierne idealmente il testimone e l’eredità culturale – l’opera intreccia le storie, i sogni e le proposte contenute nei lavori vincitori delle prime 3 edizioni. La voce dei giovani protagonisti si alterna a quella dell’autrice e di chi l’ha accompagnata nella realizzazione di questo sogno, per dare vita a un libro che vuole essere di ispirazione per le nuove generazioni e, al tempo stesso, per i decisori pubblici e privati, la cui sinergia è essenziale per creare condizioni di pari opportunità, per l’affermarsi delle idee migliori, per il riconoscimento del merito, superando discriminazioni di genere o di qualsiasi altra natura, contribuendo così a creare un mondo migliore. Diverse le aziende e le associazioni che hanno sostenuto la 4° Edizione del Premio Valeria Solesin, di cui 12 i sostenitori che hanno erogato i premi in denaro: Allianz Partners, promotrice dell’iniziativa, MM, Sanofi, SAS, EY, Suzuki, Boscolo, A&A Studio Legale, Euler Hermes, State Street, Associazione Italiana per gli Studi di Popolazione (AISP) della Società Italiana di Statistica (SIS) e TRT Trasporti e Territorio. Per rivivere l’intera cerimonia, è possibile accedere alla registrazione dello streaming su www.premiovaleriasolesin.it

Abstract Elena Suriano

Diversità di genere e research Spin-off : Evidenza Empirica

Lo studio empirico “Diversità di genere e research Spin-off: Evidenza Empirica” nasce con l’esigenza di capire quali siano gli effetti sulla perfomance e sulla struttura finanziaria quando il team management aziendale degli spin-off nati all’interno delle Università, è composto da una percentuale di donne, con le stesse competenze e risorse del genere maschile. La ricerca, si sofferma su una variabile in particolare, definita come grandezza delle differenze di genere derivanti dalla cultura di un paese da Hofstede nel 1980, che è l’ Indice di “Masculinity”,

Ogni ipotesi del modello viene testata su tre variabili indipendenti, per quanto concerne lo studio sugli effetti sulla perfomance tali variabili sono: Margine Operativo Lordo/Totale attivo, Margine operativo netto/Totale attivo e Utile Netto/Totale Attivo. Mentre, per lo studio connesso alla struttura finanziaria delle RSO, sono prese in considerazione: il livello del debito di uno RSO, una dummy che verifica se gli RSO utilizzano debiti finanziari, e una dummy che verifica l’utilizzo dei debiti a medio lungo termine, quando nel team management sono presenti donne. In definitiva lo studio si base su modelli OLS e su due modelli PROBIT.

Il campione, su cui è basato lo studio, è formato da 6557 spin-off, di cui 3385 dell’Italia, 849 della Spagna, 1296 del Belgio, 239 della Finlandia, 821 del Regno Unito e 17 della Svizzera.

Dalla ricerca è emerso che:

  •  la percentuale di donne nel team management ha un effetto significativamente positivo sulla performance degli RSO.
  •  Includendo la variabile masculinty all’interno del modello è emerso che l’effetto positivo sulle performance, della maggior presenza di donne nel top management degli RSO, viene amplificata nei paesi ad alta “masculinity”.  Dunque, la presenza di donne in ambienti ostili, non solo migliorerà le performance aziendali, ma sarà anche incentivo per le altre donne in livelli inferiori.
  • Le CEO donne tendono a non avere elevati livelli di debito, infatti è dimostrato che preferiscono non indebitarsi e ad evitare l’utilizzo del debito, non sono propense ad accettare rischi. Inoltre, le donne tendono ad essere meno overconfidence rispetto agli uomini, tendono ad essere più avverse al rischio rispetto agli uomini, in quanto percepiscono il rischio come minaccia e non come un’opportunità, di conseguenze tenderanno a fare scelte più conservative, ed eviteranno situazione che potrebbero portare a difficoltà finanziarie, prediligendo scelte con un maggior grado di sicurezza.
  • Anche in questo caso, includendo la variabile “masculinity”, l’evidenza empirica dimostra che nei Paesi prevalentemente “maschili”, il gender gap aumenta, e per le donne diventa ancora più difficile ottenere finanziamenti perché discriminate maggiormente in quanto si aggiunge la discriminazione da parte dei funzionari bancari e degli investitori, che è più accentuata nei paesi con un contesto sociale prettamente mascolino.

Infine, lo studio considera anche l’orientamento giuridico dello Stato in cui si trovano gli RSO, se infatti, il Paese in cui opera l’RSO adotta come ordinamento giuridico il civil-law, la percentuale di donne aumenta di circa 4 punti percentuali.  In questi contesti è necessario che i manager siano etici e onesti proprio per questo premiando l’eticità e l’onesta le imprese tendono a assumere donne nel top manager, per cercare di limitare danni e scandali finanziari. Da questa evidenza empirica emerge che le donne hanno un effetto positivo sulle performance, questo perché le donne tendono a concentrarsi sulle relazioni interpersonali, ad enfatizzare gli stakeholder. In altre parole, tendono a dedicarsi alla social responsibility, che negli ultimi anni è diventata di grande importanza, ed infatti molte imprese nel bilancio allegano anche una sezione dedicato solo a questo. L’eticità e l’onesta delle donne oltre ad essere necessarie per le imprese perché si dedicano anche alla social responsibility, potrebbe essere importante per la corporate governance. In questi contesti è necessario che i manager siano, appunto, etici e corretti e proprio per questa motivazione le imprese dovrebbero assumere donne nel top manager, per cercare di limitare danni e scandali finanziari. A tal riguardo Christine Lagarde, Direttore Operativo del Fondo Monetario Internazionale, ha ribadito che: “se ci fossero state Lehman Sisters invece che Lehman Brothers, il mondo potrebbe essere molto diverso ora” (theguardian.com).