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Palermo: con la colla a catturare la fauna di Monte Pellegrino

Palermo: con la colla a catturare la fauna di Monte Pellegrino. Il CABS: “fatto gravissimo mentre il legislatore latita”

Uccelli intrappolati con la colla a due passi dalla strada che dal Santuario conduce al belvedere con la statua di Santa Rosalia. Il tutto scoperto sabato mattina da due fotografi naturalisti nel corso di una mattina di osservazioni faunistiche sul Monte Pellegrino. Ben sei i rametti con il vischio sintetico piazzati da un ignoto uccellatore assieme a due cardellini da richiamo; uno in gabbia mentre l’altro era “incamiciato”, ossia, secondo il gergo degli uccellatori, imbracato da una cordicella che gli cingeva petto e ali. Secondo il CABS, l’associazione di volontari esperti in antibracconaggio, si trattava di un perfetto impianto di uccellagione che, nel palermitano, oltre alle più comuni reti, fa ancora uso di colle, sia sintetiche che naturali. Tutto illegale, ovviamente, ma la cosa più incredibile è che il fatto sia avvenuto in un’area protetta e particolarmente vigilata. Nei luoghi, oltre al pattugliamento dell’ente gestore della Riserva, vi è anche un importante Distaccamento del Corpo Forestale della Regione Siciliana.

I due naturalisti hanno prontamente avvisato i Carabinieri Forestali mentre i poveri animali (tra cui un Saltimpalo ed un Codirosso Spazzacamino rimasti bloccati dalla colla), tutti appartenenti a specie protette, sono stati affidati al Centro recupero Fauna Selvatica di Ficuzza. Secondo il CABS quanto avvenuto testimonia quanto sempre più grave sia il fenomeno dell’uccellagione in Italia. I protezionisti ricordano come nell’estate 2018 venne dagli stessi individuato e subito denunciato ai Carabinieri Forestali un grosso impianto per uccellagione piazzato nel tratto cittadino del fiume Oreto, sotto il ponte di Corso dei Mille. Ora ai bordi di una delle strade più note di Monte Pellegrino. Un po’ come andare a pescare i pesciolini rossi del Giardino Inglese.

Il CABS ricorda come l’Unione Europea aveva aperto nei confronti dell’Italia il fascicolo EU Pilot, ossia una procedura propedeutica a quella d’infrazione. L’accusa era quella di non tutelare il patrimonio faunistico nazionale e internazionale. Le autorità governative italiane avevano così redatto un piano nazionale contro il bracconaggio e in tal maniera avevano poi convinto le autorità di Bruxelles a chiudere il fascicolo. “Peccato – conclude il CABS – che tale piano sia rimasto inattuato. Nel frattempo i bracconieri prendono campo sicuri di avere dalla loro una legge inefficace”.