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Milan Ibrahimovic fa un passo indietro: “il prossimo rigore a Kessiè, ho perso lucidità. Serie A più dfficile, ma io più forte”

Foto Getty / Marco Luzzani

Ibrahimovic sbaglia il terzo rigore consecutivo e qualche occasione di troppo: nel post gara contro il Verona ammette di aver bisogno di un po’ di riposo

Il Milan arriva alla sosta per le nazionali con il fiato corto, meno brillante rispetto ad inizio stagione, anche a causa delle tante partite ravvicinate, con qualche titolare che deve necessariamente tirare il fiato. Anche Ibrahimovic ha accusato la stancezza, trasformatasi in scarsa lucidità sotto porta. Un palo, qualche grande parata di Silvestri e soprattutto il terzo rigore di fila sbagliato. Poi ovviamente anche il gol che nel recupero ha permesso al Milan di evitare la sconfitta nel 2-2 contro il Verona. Anche se stanco Ibrahimovic fa la differenza, ma attende la sosta per recuperare energie: alla fine è umano anche lui.

“La faccia è arrabbiata, ovvio – le sue parole a Sky Calcio Club – Il pareggio non va bene, tante occasioni e il rigore sbagliato, penso che il prossimo lo lascio a Kessié. Ma è arrivato un punto, è importante non perdere la fiducia ma è chiaro che, con questa classifica, vogliamo vincere tutte le partite. Scudetto? Bisogna sempre avere degli obiettivi. È divertente giocare, ma non possiamo essere contenti solo per quello. Almeno questa è la mia filosofia. Ci sono tante squadre che lottano, qualcuno ancora non è al top. Il calendario è molto impegnativo, bisognerà vedere anche chi arriverà meglio fisicamente nella fase decisiva. Serie A più debole? Forse sono io che sono più forte. Ma devo dire che tante squadre sono migliorate, tipo Verona e Atalanta non erano così prima. Ho giocato in tanti paesi, la Serie A il campionato più difficile per un attaccante. Ci sono tante partite da fare, quando la fatica entra in testa non è possibile stare sempre al 100%. Meno male che arriva questa sosta adesso, così stacco e riposo un po’. Anche in questa partita mi mancava lucidità e cattiveria davanti alla porta, non c’ero. Non voglio riposare? Se Pioli mi dice che devo giocare 45 minuti, io da professionista lo faccio. Ricordo l’Europa League dai tempi del Manchester United, è molto pesante perché generalmente il giovedì è un giorno di riposo. Ma io mi sento come un bimbo, voglio giocare. Poteva essere anche il contrario, cioè che non riuscivo a giocare più, quindi è meglio così”.