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Micah Richards racconta Balotelli: “1000 sterline a un clochard e il bullismo a scuola, Mario è un clown ma dal cuore d’oro”

Mario Balotelli - (Foto Getty / Emilio Andreoli)

Micah Richards racconta il lato tenero di Balotelli: l’ex difensore del Manchester City definisce ‘Super Mario’ un clown dal cuore d’oro

Compagni di squadra al Manchester City nell’anno dello scudetto di Roberto Mancini, quello del mitico 3-2 in rimonta sul QPR all’ultima giornata, Micah Richards e Mario Balotelli non sono riusciti a dare grande continuità alla loro carriera. Se il bomber italiano si è tolto qualche soddisfazione fra Milan e Nazionale, seppur uscendono malamente da ogni sua esperienza sportiva e ritrovandosi senza squadra a 30 anni, il difensore inglese ha deciso di lasciare il calcio a 31 anni e dedicarsi al ruolo di opinionista per la BBC.

Micah Richiards ha parlato recentemente proprio di Balotelli, spendendo belle parole per il talento e per il vero carattere che ‘Super Mario’ spesso non mostra davanti alle telecamere: “quando gli chiedevi qualcosa riguardo quello che si diceva di lui rispondeva che la maggior parte delle storie erano bugie, ma alcune di quelle cose assurde erano successe davvero, quindi persino noi non sapevamo cos’era vero e cosa non lo era con Mario. Quello che è certamente vero è che ha dato mille sterline in contanti a un senzatetto a Manchester. Si preoccupava per cause del genere, una volta ha negato di essere andato in una scuola per portare dal preside un ragazzo che veniva bullizzato, ma penso sia successo davvero, perchè mi hanno chiamato alcune persone che mi hanno detto che Mario era lì. Tutto quello che si dice di lui è assurdo, ma ha un cuore d’oro.

Recita la parte del clown, ma c’è un lato di lui che non tutti conoscono. Non è un idiota, è un ragazzo intelligente e ci si dimentica che è anche un gran calciatore. Nonostante tutti gli attaccanti di talento che avevamo al City, lui si distingueva. Sapeva di essere molto forte, vorrei solo che avesse continuato ad applicarsi. Ha sempre pensato che finchè dava tutto in campo quello che faceva fuori dal terreno di gioco non contava. Ma non è così e Mario non lo capiva. Era divertente stargli vicino perchè era sempre attivo e si vedeva che ci teneva agli altri. Quando eravamo assieme ci divertivamo, ma attorno aveva un sacco di parassiti quando era a Manchester. Non erano cattive persone, ma neanche gente che vuoi accanto quando sei un calciatore professionista. Futuro? Non voglio che torni a casa mia ad Harrogate ad accendere di nuovo i fuochi d’artificio in cucina come ha fatto anni fa quando eravamo compagni di squadra!“.