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Lockdown, “se chiude Milano deve chiudere tutt’Italia”: l’arroganza lumbàrd e il triste silenzio dei governatori del Sud. Quanto ci manca Jole Santelli…

Coronavirus, la proposta del lockdown nazionale avanzata dai governatori di Lombardia ed Emilia Romagna non ha suscitato alcuna reazione dai governatori del Sud. Siamo convinti che Jole Santelli avrebbe fatto la guerra. Ma intanto, per fortuna, il Governo ha capito: non ci saranno misure uguali per tutti perchè la situazione epidemiologica e ospedaliera non è uguale per tutti

Il lockdown non ci sarà. Ne’ nazionale ne’ locale, almeno per il momento. La situazione epidemiologica dell’Italia non è così grave: lo ha spiegato oggi alla Camera il premier Giuseppe Conte. Il Presidente del Consiglio ha finalmente adottato la scelta più ragionevole: le misure restrittive verranno differenziate di Regione in Regione. E’ ciò che andava fatto dallo scorso 9 marzo, ma meglio tardi che mai. “Sulla base di criteri scientifici oggettivi – ha detto Conte a Montecitorio – sarà necessario introdurre un regime differenziato. Dobbiamo cambiare strategia rispetto alla prima ondata, adesso la strategia va modulata in base alle criticità rilevate nei territori e del più elevato rischio di tenuta dei sistemi sanitari. Se riproponessimo un regine di lockdown nazionale otterremmo un duplice risultato negativo: rischieremmo di non applicare misure efficaci e di imporre misure restrittive nelle aree del Paese dove ora non risulta necessario intervenire con severità. Il prossimo Dpcm individuerà 3 aree a seconda del rischio: l’inserimento di una regione in una delle aree, avverrà con ordinanza del ministro della salute e dipenderà dal coefficiente di rischio della regione. Sarà possibile uscire da un’area a rischio ed entrare in un’altra“, ovviamente in base all’andamento del contagio. Al momento la situazione più difficile per ricoveri è quella di Lombardia, Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Toscana, Umbria, Marche e Campania. Ma soltanto nelle prossime ore il Governo illustrerà quali Regioni verranno inserite nelle tre aree di rischio, e le conseguenti limitazioni regionali.

Attilio Fontana Matteo SalviniA Palazzo Chigi, finalmente, è arrivato un po’ di razionicio. Rispedita al mittente l’assurda proposta del governatore della Regione Lombardia, Attilio Fontana, che ieri si era opposto all’idea delle misure differenziate per Regioni, argomentando che “se lockdown deve essere a Milano e in Lombardia, allora lo sia in tutt’Italia“. “La diffusione del virus è uniforme in tutto il Paese. Le differenze riguardano l’ampiezza del tracciamento che varia da regione a regione. E’ evidente che, una volta verificato l’impatto delle misure già adottate sulle curve del contagio, ulteriori azioni di contrasto al virus dovranno a loro volta essere uniformi perchè una serie di interventi territorio per territorio, polverizzati e non omogenei, sarebbero probabilmente inefficaci e anche incomprensibili ai cittadini, che già oggi sono disorientati“.

In realtà il disorientamento più grande dei cittadini è legato al fatto che fin qui NON sono state adottate misure differenziate: perchè dove il contagio è ridotto e i posti letto sono quasi tutti vuoti bisogna adottare analoghi provvedimenti rispetto alle aree del Paese in cui invece il contagio dilaga e gli ospedali sono invece a rischio saturazione per l’alto numero di ricoverati? Durante la prima ondata tutt’Italia ha avuto un lockdown che invece serviva soltanto in alcune aree del Nord: il Sud è rimasto due mesi paralizzato senza che ci fosse alcuna emergenza sanitaria. E adesso perchè bisognerebbe perseverare in un errore così palese?

luca zaiaL’idea delle misure differenziate non era piaciuta neanche al Presidente dell’Emilia Romagna, Stefano Bonaccini, proprio ieri risultato positivo al Coronavirus ma completamente asintomatico. “Più ci sono misure nazionali più diamo un senso di uniformità“, ha detto dopo il risultato del tampone. Ma il Governo ha scelto un’altra strada, in linea con quella che era stata ieri l’opposizione di Luca Zaia. Il governatore del Veneto era stato l’unico ad opporsi a Fontana e Bonaccini, dicendo che “un lockdown generalizzato non è sostenibile e non serve“, portando come esempio la situazione della sua Regione dove su 5 milioni di abitanti ci sono 33 mila positivi, “la maggior parte sono asintomatici e la sanità è assolutamente sotto controllo“.

jole santelliMa la nota più stonata della giornata è stato l’assoluto silenzio dei Governatori del Sud rispetto alle dichiarazioni di Fontana e Bonaccini. Avrebbero dovuto fare le barricate, primo tra tutti Spirlì che è il Presidente facente funzioni della Regione in assoluto meno colpita d’Europa, l’unica che la Germania non ha messo in blacklist per i turisti. Siamo convinti che Jole Santelli avrebbe fatto saltare il tavolo per aria, ascoltando le parole di Fontana e Bonaccini. Lei che a fine Aprile aveva sfidato il Governo con l’ordinanza in cui consentiva ai locali che hanno i tavoli all’aperto di riaprire dopo due settimane in cui il contagio s’era azzerato, ma il Governo perseverava nella folle strategia delle misure nazionali uguali per tutti. Senza motivo, come adesso ammette lo stesso Conte cambiando approccio.

Ma purtroppo Jole Santelli non c’è più e il Sud si ritrova privo di politici con gli attributi. Musumeci, De Luca, Emiliano nonostante governino le Regioni meno colpite dalla pandemia, giocano a chi fa di più lo sceriffo sulla pelle della loro gente. In Campania le scuole sono chiuse da 20 giorni e il contagio continua ad aumentare. Dimostrata la totale inefficacia del provvedimento di De Luca, Emiliano l’ha copiato anche per la Puglia. Musumeci invece ha ben pensato di istituire il coprifuoco alle 23, scatenando l’ira dei siciliani che hanno sfogato la loro rabbia nelle piazze, assembrandosi proprio alle 23 quando in questo periodo dell’anno sarebbero rimasti in casa, o al massimo i più giovani avrebbero frequentato qualche piazza o locale indossando le mascherine e rispettando il distanziamento. E così il contagio è aumentato ancora, per colpa delle scelte folli del governatore.

Figuriamoci se tali incompetenti possono difendere il Sud da chi vuole chiuderlo nuovamente per problemi che sono a mille chilometri di distanza. Gli unici politici meridionali a contrastare la posizione di Fontana e Bonaccini sono stati Gabriella Giammanco, portavoce di Forza Italia in Sicilia e vice capogruppo azzurro al Senato e il presidente dell’Assemblea regionale siciliana, Gianfranco Micciche. “La Sicilia ha già sofferto abbastanza a marzo e aprile, adesso basta” hanno detto con una timida nota stampa.

Ma il dato più importante di tutta questa storia è che nei fatti l’unico a difendere gli interessi del Sud è stato il veneto Zaia. Ovviamente non intenzionalmente: l’ha fatto in modo indiretto, mentre tutelava la sua Regione. Ma nessuno, tra i governatori meridionali, ha mosso un dito rispetto all’ennesimo barbaro tentativo di penalizzare il meridione in modo indiscriminato e assolutamente inadeguato rispetto all’andamento della pandemia.

coronavirus sud italiaIntanto il Sud è pronto ancora una volta ad ospitare e curare i pazienti del lazzaretto padano d’Italia, e lo farà con il cuore di sempre, con l’orgoglio della propria solidarietà, forte del valore della propria accoglienza. Ma non può fermarsi di nuovo soltanto perchè devono fermarsi altrove. E soprattutto non può continuare ad essere governato da politici così tanto disinteressati rispetto alle esigenze del territorio.

A fronte dell’arroganza lumbàrd secondo cui se devi chiudere Milano allora bisogna chiudere tutt’Italia (!!!), oggi Jole Santelli ci manca ancora di più. Perchè nonostante fosse l’unica donna in questa gabbia di leoni, ha dimostrato che almeno da Roma in giù era l’unica ad avere i coglioni.