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Coronavirus, in Belgio istituito il “compagno di coccole”: un “knuffelcontact” per resistere alla solitudine del lockdown

Gettyimages / Konstantin Postumitenko

In un periodo così difficile, tutti abbiamo bisogno di un “knuffelcontact”

Un’iniziativa simpatica, ma che al tempo stesso fa tanto riflettere. Il Belgio vive una seconda drammatica ondata di Coronavirus e, nel disporre le nuove regole per il lockdown, inserisce la figura del “knuffelcontact”, che letteralmente si traduce con “contatto di coccole”, e rappresenta un aiuto fondamentale per mantenere la salute mentale dei confinati. A definire l’idea è stato il primo ministro belga Alexander De Croo che, comunicando l’avvio della chiusura totale, ha spiegato: “Il nostro Paese è in uno stato di emergenza, in molti ospedali le capacità sono già superate e per questo dobbiamo invertire la curva. L’unica risposta è tutelare il sistema sanitario e per farlo bisogna evitare il più possibile ogni contatto fisico”. Con un’eccezione appunto inserita tra le nuore regole riguardanti la vita sociale. “Ogni membro della famiglia ha diritto a un ‘compango di coccole’. Le famiglie dovrebbero invitare a casa un solo “knuffelcontact” alla volta. Non si può ricevere un’altra visita a casa. C’è un’eccezione per le persone che vivono da sole: possono invitare una persona oltre al loro contatto di coccole, ma non contemporaneamente”.

Una misura molto simile era stata introdotta durante la prima ondata da alcuni Paesi ma la funzione del compagno speciale, destinato a chi viveva da solo, veniva delimitata soprattutto a uno scopo sessuale. In Olanda nei mesi di aprile e maggio ad esempio si parlava di “seksbuddy”, ovvero un compagno di letto. E’ questo comunque un modo per combattere la depressione, dichiarata dall’Oms come il disturbo mentale più diffuso al mondo e la seconda malattia più frequente dopo le problematiche cardiovascolari. Tutte scelte lontane da quelle adottate nella Fase 1 vissuta in Italia, dove addirittura erano stati esclusi gli amici tra i cosiddetti “congiunti”, non considerando la condizione di 8 milioni di italiani, che vivono senza familiari e senza partner, quindi lasciati soli durante il triste periodo della quarantena.