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Empoli-Reggina e quello “storico” 3-3, Amoruso a StrettoWeb: “Vi svelo che successe negli spogliatoi”. E poi si toglie qualche sassolino: “Nessuno ci regalò niente…”

mazzarri amoruso

Empoli-Reggina tornano ad affrontarsi sabato, ma il precedente più dolce è quel 3-3 del 2006-2007: ne parla, ai nostri microfoni, Nicola Amoruso

Il quarto d’ora della verità, un quarto d’ora che è valso una stagione, quasi fatale. L’Empoli è avanti 3-0, la Reggina è in Serie B: “Siamo entrati negli spogliatoi affranti, avevamo rischiato anche il 4-0 con il palo loro ed eravamo quasi impotenti. Ci guardavamo, tutti lì seduti, e pensavamo: ‘tanta fatica per nulla”. Oltreché per i tifosi, anche per i calciatori, quell’intervallo, non deve essere stato proprio una passeggiata di salute. Per tanti, forse, il più complicato, ma anche quello in cui scatta qualcosa.

mazzarri regginaLo confessa ai microfoni di StrettoWeb il protagonista di quell’Empoli-Reggina, Nicola Amoruso. Con una doppietta nella ripresa l’indimenticato ex attaccante amaranto ha contribuito al 3-3 finale. Un punto d’oro, forse il più importante della stagione in quella che può essere considerata “LA” partita simbolo, per eccellenza, l’emblema di una stagione in cui la squadra di Mazzarri parte con una montagna da scalare ma poi riesce ad arrivare in cima: “Tanta fatica per nulla, la A ci sfugge alla penultima e in questo modo dopo aver condotto un percorso fantastico”. E’ questo che abbiamo pensato entrando negli spogliatoi, affranti”, svela Amoruso ai nostri microfoni alla luce di un Empoli-Reggina che ritorna sabato a distanza di qualche anno.

E poi cosa è successo? Cosa è scattato? Vi siete detti qualcosa?

“Mister Mazzari ha preso in mano la situazione ricordandoci cosa avevamo fatto fino a quel momento. Ci ha motivato e caricato, avevamo l’obbligo di reagire ed entrammo in campo con un altro spirito, un’altra testa. Poi un appunto permettimi di farlo alla luce di quanto si vociferava…”

amoruso reggina

New Press / Gettyimages

Prego.

“Nessuno ci ha regalato niente quella volta. Il pari l’abbiamo conquistato noi, da soli. Pensa, non aspettavo altro che tornare ad affrontare l’Empoli l’anno dopo. Per me, batterlo e mandarlo in B, con gol mio e di Barreto, fu la più grande soddisfazione…”

In B adesso ci sono entrambe, a distanza di tanti anni. Che Reggina vedi? Fa bene a non pensare da neopromossa o dovrebbe volare basso?

“E’ inutile nasconderlo, la Reggina è una squadra costruita per vincere e tentare la scalata in Serie A. Le potenzialità non sono state ancora espresse al massimo, ma sono convinto che farà la sua parte fino alla fine. Più si giocherà e più verranno fuori i singoli e le qualità. E’ un organico costruito bene e bisognerà avere pazienza”.

A proposito di singoli, ha avuto molto risalto l’espulsione comminata a Jeremy Menez. Cosa ne pensi?

“E’ capitato, ci può stare una reazione un po’ particolare. Ha chiesto scusa a tutti, ad arbitro, società e tifosi. Alla fine, se ha sbagliato, si è meritato l’espulsione, diciamo così. Si sa che bisogna rivolgersi all’arbitro in un certo modo, a maggior ragione visto che non c’è pubblico e si sente tutto. Anzi, proprio per questo, dal momento che c’è silenzio assoluto, bisogna essere intelligenti ed evitare certe cose. Un calciatore d’esperienza come lui lo dovrebbe sapere…”

reggina denisE Denis, invece? Da attaccante, pensi che la mancanza del gol lo penalizzi mentalmente anche nel fallire i rigori? Si dice spesso che se un centravanti non si sblocca poi diventa un peso…

“Sbagliare il rigore ci sta. Diciamo che quando vai sul dischetto e hai la sicurezza di aver già segnato prima, su rigore e non solo, la vivi in modo diverso. Fa la differenza. Se non riesci a segnare pesa un po’ mentalmente, ma stiamo parlando di Denis. E’ un campione, un calciatore forte, un combattente. Non soffre di queste paure, sa che il gol arriverà attraverso il gioco e l’impegno”.

A pesare, invece, potrebbe essere l’assenza di pubblico in questo momento. Che calcio è quello attuale?

“E’ un calcio triste e deprimente, senza tifosi e senza quell’energia che si espande e che coinvolge. Il calcio è magia, così ci perdono tutti. E’ anche vero, però, che preferisco questo calcio che il nulla, com’era a marzo. Dobbiamo stringere i denti e far sì che passi quest’anno orribile”.