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Cotticelli a Giletti: “in quell’intervista non ero io, sono successe tante cose strane…”

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Finito sotto gli occhi del ciclone per l’intervista shock di venerdì sera, l’ex commissario alla sanità Cotticelli prova a ribattere alle accuse

“Sembrava la mia controfigura. Non so cosa mi sia successo, la mia famiglia non mi ha riconosciuto. Il piano anti-Covid l’ho fatto io! Sto cercando di capire se ho avuto un malore o qualche altra cosa, perché l’intervista è preceduta da una serie di attacchi per via mediatica ed istituzionale. Attacco di delegittimazione nei confronti di una persona, quando tocchi degli interessi, allora devi essere eliminato”, ad affermarlo il generale Saverio Cotticelli durante il programma “Non è l’Arena” in onda su La7. L’ex commissario alla sanità in Calabria si riferisce ovviamente allo scandalo venuto fuori nel corso di un’intervista, in cui sembrava non sapere di essere lui il responsabile al piano anti Covid nella Regione.

“Dopo quell’intervista mi sono dimesso perché mi vergognavo – continua Cotticelli – , mi sono dimesso perché ho sbagliato ed è giusto che io paghi per rispetto della mia storia. Sono qui per dire come stanno le cose, per rispetto della mia famiglia e di tutti i calabresi! A giugno ho sviluppato il piano ospedaliero e il piano territoriale, che è approvato dal Ministero della Salute. Il commissario Arcuri, dopo i bandi di gara, ha delegato le varie aziende sanitarie come soggetti attuatori. Voglio rendere onore alla Presidente Santelli, perché se non fosse morta adesso non saremmo in questa situazione. Dal giorno del suo insediamento nella Regione abbiamo sempre collaborato, in ogni fase dell’emergenza. Il giorno dell’intervista non ero lucido, non stavo bene in quel momento. Nel mese di giugno mi viene il dubbio che, siccome non era stato stilato un programma operativo Covid, che dettasse le linee programmatiche, volevo dare il mio contributo, la struttura commissariale non era stata interpellata. Ho fatto un esposto al Ministero e mi è arrivata la lettera a fine ottobre, che metteva nelle mie mani la responsabilità del piano anti Covid. Il neo commissario avrà a disposizione 2 sub commissari e 25 persone a sua disposizione, tutto questo su mia richiesta. Aver mandato un generale dei Carabinieri a gestire la sanità in Calabria è un messaggio forte. Il primo giorno sono andato a salutare il dott. Grattieri, anche per chiedergli un consiglio. Mi disse “Se vuole sopravvivere deve mangiare in ufficio, non frequentare nessuno e lavorare giorno e notte”. E’ quello che ho fatto: dormivo nella caserma dei Carabinieri e non sono mai andato a mangiare una pizza. Sono stato massacrato per mesi dalla stampa, attacchi che avrebbero ammazzato un elefante. Ho informato Conte e Speranza di questo. Nel Luglio 2019 l’azienda Mater Domini diretta da Zuccatelli tira fuori un debito che risale al 2014, mai venuto fuori sino al 2019, di 100 milioni circa, senza che nessuno se ne fosse mai accorto. E’ uscito fuori durante la mia gestione e sono stato accusato di essere caduto dal pero”.

“Maria Crocco, non è una segretaria, è un sub commissario. Lei mi rimprovera perché mi vedeva strano”. Cotticelli, dopo non essere riuscito a negare del tutto di essere stato drogato prima di rilasciare l’intervista, spiega se davvero la Calabria sia in emergenza sanitaria: “la Regione paga gli undici anni di commissariamento, che impongono determinate situazioni limitanti. La Calabria ha delle eccellenza che si chiamano Grande Ospedale Metropolitano di Reggio Calabria, Pugliese Ciaccio di Catanzaro e Annunziata di Cosenza, gli altri ospedali fanno fatica. Ammetto comunque di essere andato diverse volte dal Procuratore della Repubblica, non ho paura di fare denunce. Terapie intensive attuali in Calabria? Il Ministero chiedeva 134 posti in più rispetto alla prima ondata. Attualmente sono 146 anziché dei 300 previsti. Il programma andava finanziato dal Commissario Arcuri, le operazioni sono state concluse il 27 ottobre. Chiedo scusa a tutti i calabresi, ma sappiamo i calabresi che ho dato l’anima e il cuore politico. Ringrazio i sindacati che sono delle forze vive della Calabria, ai quali mi sono appoggiato troppo tardi, sono delle persone che possono fare molto bene. Chiedo scusa per non aver raggiunto i risultato che avrei voluto, voglio bene alla Calabria”.