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Coronavirus a Reggio Calabria, Macheda: “non servono ospedali da campo, ma infermieri”. Correale: “i pazienti a casa si curano con la tachipirina, no al cortisone”

La situazione al Gom di Reggio Calabria e i consigli del dott. Macheda e del prof. Correale: ecco come trattare i pazienti che necessitano di cura domiciliare

“Nel mio reparto c’è stato un balzo in avanti nelle ultime 48 ore, si è registrata un’importante impennata dei ricoveri. Attualmente in terapia intensiva abbiamo 10 pazienti, con altri 2 che sono sotto stretta osservazione in Pneumologia e Obi Covid. Sono questi pazienti critici con altre patologie abbastanza gravi. I posti in realtà erano 9, ci siamo dovuti stringere, ma stiamo cercando nuove soluzioni”, lo ha affermato il dott. Sebastiano Macheda. Il primario del reparto di Rianimazione al Gom di Reggio Calabria ha rilasciato un’intervista al giornalista Mimmo Abramo, durante la quale ha parlato della situazione ricoveri presso l’ospedale reggino. Per dare sostegno ai nosocomi, la Calabria ha annunciato l’installazione di 4 ospedali da campo da adibire all’assistenza dei pazienti affetti da Covid-19, ma Macheda si dimostra contrario: Non abbiamo bisogno degli ospedali da campo, noi abbiamo bisogno solo di personale medico ed infermieristico. Abbiamo creato altre 12 posti letto con monitor e ventilatori, ci sono anche gli anestesisti, ma non riusciamo a trovare infermieri. Li stiamo per forza di cose rastrellando da altri reparti. Noi entro le prossime ore attiveremo questi nuovi posti di terapia intensiva, ma per il momento non abbiamo il personale. Dalla Regione parlano di assunzioni a tempo determinato, ma fino a gennaio non viene nessuno”.

Il Gom di Reggio Calabria si sta dimostrando in grado al momento di combattere l’emergenza, merito di un personale estremamente preparato e di un’ottima organizzazione. Da inizio pandemia, su proposta dell’ oncologo Pierpaolo Correale, è iniziata la somministrazione ai pazienti Covid di una molecola che il corpo stesso produce e che ha un doppio beneficio: l’adenosina“Dalla Florida sono in stretto contatto con noi per la sperimentazione della cura con adenosina. In questi giorni inoltre noi invieremo i nostri risultati anche ad Aifa, ci sono infatti diverse strutture in Italia (Roma, Napoli e Cosenza) che sono interessate. Da quello che abbiamo avuto modo di verificare, la terapia funziona, dà risultati in breve tempo e serve a curare la polmonite. L’adenosina è una scoperta importante che ci porteremo avanti per la terapia di altre malattie, perché non esiste solo il Covid”, spiega Correale.

“La cura con adenosina noi abbiamo iniziato ad usarla ad aprile – ha aggiunto Macheda – , quando abbiamo avviato anche uno studio dei risultati. Attualmente la stiamo utilizzando, dopo aver ottenuto l’autorizzazione del Comitato Etico, per i pazienti più gravi, ovvero quelli ricoverati in terapia intensiva, molti dei quali sono cardiopatici ed ischemici. Già una paziente è stata dimessa, un altro sta dando buoni riscontri”. Il dott. Macheda poi sconsiglia l’utilizzo dei farmaci cortisonici perché, oltre ad essere antinfiammatori, sono anche immunosoppressori e quindi ritardano la formazione degli anticorpi. In molti casi di pazienti sotto cura domiciliare, questi sono consigliati dai medici di base, secondo me in modo inappropriato. Per i cosiddetti paucisintomatici, è stato aggredito il professor Bassetti per aver detto che basterebbe una cura al paracetamolo (tachipirina), ma non è sbagliato. Non c’è raccomandazione per uso di antibiotici, di idrossiclorochina o di altri farmaci come il Tocilizumab che abbiamo utilizzato nel periodo della prima ondata di contagi”.