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Coronavirus, cos’è l’indice Rt: come funziona il “termometro” del contagio

Coronavirus, è proprio l’Rt uno dei parametri che Cts e ministero della Salute considerano per valutare il livello di rischio di ogni singola regione

Occhi puntati sull’Rt, l’indice di contagio dell’epidemia, salito la scorsa settimana a un preoccupante 1,7 a livello nazionale, con picchi di oltre 2 in Lombardia e Piemonte: e’ proprio l’Rt uno dei parametri che Cts e ministero della Salute considerano per valutare il livello di rischio di ogni singola regione, da cui deriveranno le misure restrittive da adottare. Basta andare sopra 1, in realta’, per essere in una fase di crescita: ogni persona positiva potenzialmente ne infetta piu’ di una, quindi basta poco perche’ la curva pieghi verso l’alto e assuma una dimensione esponenziale, il principale timore delle autorita’ sanitarie di tutto il mondo. Ma cos’e’ esattamente l’Rt? Si tratta del calcolo sull’indice di riproduzione di una malattia, elaborato attraverso complessi algoritmi e valutato in un periodo congruo di tempo, per esempio a livello settimanale. All’inizio della pandemia tutti ricordano gli scienziati parlare invece di “R con zero”, o R0. Si tratta sempre dell’indice di riproduzione di un virus, ma solo nelle fasi iniziali, quando normalmente non sono effettuati specifici interventi (farmacologici e no) per il controllo del fenomeno infettivo. R0 rappresenta in sostanza il potenziale di trasmissione, o trasmissibilita’, di una malattia infettiva non controllata. Tale valore R0 e’ funzione della probabilita’ di trasmissione per singolo contatto tra una persona infetta ed una suscettibile, del numero dei contatti della persona infetta e della durata dell’infettivita’. La definizione del numero di riproduzione netto (Rt) e’ equivalente a quella di R0, con la differenza che Rt viene calcolato nel corso del tempo. Rt permette ad esempio di monitorare l’efficacia degli interventi nel corso di un’epidemia. R0 e Rt possono essere calcolati su base statistica a partire da una curva di incidenza di casi giornalieri (il numero di nuovi casi, giorno per giorno). Per calcolare R0 o Rt non e’ necessario conoscere il numero totale di nuove infezioni giornaliere. Non e’ certo, come si affannano a dire gli epidemiologi, l’unico “termometro” di cui disponiamo per capire l’andamento del contagio, anzi: non a caso i parametri del monitoraggio della cabina di regia istituita da ministero e Iss tengono conto anche di dati piu’ immediatamente leggibili come quelli dei carichi ospedalieri. Per due motivi sostanziali: il primo e’ che Rt, valutando un trend su piu’ giorni rispetto al dato acquisito precedentemente, rischia di essere sovrastimato in aree a bassa incidenza, dove un rialzo anche di scarsa entita’ puo’ far impennare il valore indice, come successo nei mesi scorsi a regioni praticamente Covid-free ma vittime di alcuni focolai sporadici (in particolare Umbria e Val d’Aosta), che si sono ritrovate temporaneamente un Rt superiore a quello della Lombardia.  La seconda criticita’, come spiegato dall’Iss in una serie di Faq pubblicate sul suo portale, e’ che Rt viene calcolato solo sui casi sintomatici. Per questo solo un mese fa l’indice e’ tornato sopra 1, pur venendo gia’ da diverse settimane di crescita iniziata verso la fine dell’estate. Un criterio di calcolo che, se poteva andar bene all’inizio, quando sostanzialmente si diagnosticavano solo casi sintomatici se non addirittura gravi, segna il passo ora che la stragrande maggioranza dei nuovi positivi sono asintomatici o tutt’al piu’ paucisintomatici. L’Rt calcolato solo sui casi sintomatici, ammette l’Iss, “pur rimanendo l’indicatore piu’ affidabile a livello regionale e confrontabile nel tempo per il monitoraggio della trasmissibilita’, potrebbe sottostimare leggermente la reale trasmissione del virus a livello nazionale”. Il motivo dell’utilizzo di questo criterio risiede nel fatto che il metodo statistico di calcolo di Rt e’ robusto se viene calcolato su un numero di infezioni individuate secondo criteri sufficientemente stabili nel tempo. Regione per regione, i criteri con cui vengono individuati i casi sintomatici o con cui vengono ospedalizzati i casi piu’ gravi sono costanti, e il numero di questo tipo di pazienti e’ quindi strettamente legato alla trasmissibilita’ del virus. Al contrario, l’individuazione delle infezioni asintomatiche dipende molto dalla capacita’ di effettuare screening da parte dei dipartimenti di prevenzione e questa puo’ variare molto nel tempo. Ad esempio, la capacita’ di fare screening puo’ aumentare significativamente quando diminuisce l’incidenza totale della malattia e quindi il carico di lavoro sul sistema sanitario. Il risultato e’ che un maggiore o minore aumento dei casi asintomatici trovati non dipende dalla trasmissibilita’ del virus ma dal numero di analisi effettuate. Quindi si e’ scelto di stimare la trasmissibilita’ di SARS-COV-2 nelle diverse regioni italiane fin da febbraio a partire dalla curva dei casi sintomatici giornalieri in quanto meno influenzato dal cambiamento che si e’ verificato in Italia nelle politiche di accertamento diagnostico su soggetti asintomatici (che in queste settimane, come detto, costituiscono la maggior parte dei casi diagnosticati). Malgrado questi “difetti” a monte, l’indice Rt rimane comunque un dato considerato indicativo, paradossalmente anche piu’ del mero computo dei nuovi dati giornalieri. Serve ad esempio per fare un confronto con la prima ondata: sebbene il numero di casi riportato giornalmente sia numericamente simile se non superiore a quello della fase a cavallo del lockdown, la fase epidemiologica e’ completamente diversa, e lo dimostra proprio l’Rt che nelle settimane piu’ drammatiche dell’epidemia si aggirava addirittura tra 2 e 3, il che portava, come in effetti e’ avvenuto, a tempi di raddoppio molto rapidi.