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Coronavirus, tutte le risposte sugli anticorpi monoclonali: a che punto sono, come funzionano e che tempi e costi hanno

Coronavirus, tutte le risposte sugli anticorpi monoclonali: dai tempi e costi alla loro funzione

“E’ una conferma che l’approccio che stiamo seguendo è quello giusto e uno stimolo ad andare più veloci”. Così Rino Rappuoli, direttore scientifico di Gsk Vaccines e coordinatore del progetto di ricerca sugli anticorpi monoclonali contro il coronavirus presso Toscana Life Sciences, ha commentato la notizia del via libera negli Usa all’impiego in emergenza dell’anticorpo monoclonale, prodotto da Eli Lilly, per curare il coronavirus.

“Il fatto che questa grande azienda americana sia più avanti di noi non mi preoccupa per niente, il mondo avrà bisogno di molti milioni di dosi e non c’è nessun produttore al mondo che potrà produrre tutte queste dosi. Siamo un paio di mesi in ritardo rispetto alla Eli Lilly nella prova clinica. Riguardo al vaccino di Pfizer, prodotto anch’esso negli Stati Uniti, e alla sua efficacia dimostrata del 90%, per Rappuoli si tratta di “una notizia fantastica” perché “tutti i vaccini che sono in produzione sono basati sullo stesso antigene che si chiama spike, compreso quello della Pfizer. All’inizio di questa pandemia tutti hanno detto di tutto e c’era molto scetticismo che si potessero fare vaccini efficaci in tempo così breve” ha evidenziato lo scienziato senese spiegando come questo traguardo sia stato raggiunto “grazie alle nuove tecnologie e ai grandi investimenti soprattutto nel settore pubblico, Stati Uniti in prima linea con oltre 10 miliardi di dollari spesi, ma anche Europa e Inghilterra”.

Ma come funzionano gli anticorpi monoclonali e che tempi e costi hanno? Ha provato a spiegarlo il virologo Guido Silvestri nella pagina Facebook ‘Pillole di ottimismo‘. Ecco integralmente i 6 punti, che corrispondono alle 6 risposte chiave sull’argomento:

1) Le Case Farmaceutiche Lilly e Regeneron (ROCHE) hanno disponibili 2 cocktails in fase 3. I risultati degli studi in corso (di fase 3 appunto) dimostrano che l’uso PRECOCE (ai primi sintomi) in persone anziane, obese (BMI superiore a 35) e a rischio (per patologie associate) RIDUCE IL RISCHIO DI RICOVERO IN PERCENTUALI COMPRESE TRA IL 72 E IL 90%. Non credo ci sia bisogno di commento a questo dato.

2) Gli anticorpi monoclonali SONO SICURI (tossicità rilevata paragonabile a quella del placebo). Anche qui con buona pace di chi teme chissà quali risvolti negativi.

3) Gli anticorpi monoclonali NON FUNZIONANO NEI PAZIENTI GIA’ IN FASE COMPLICATIVA poiché a quel punto (trombosi, ARDS, danno d’organo, citochine impazzite) non è più il virus ad agire ma il complesso di danni che il virus ha già innescato e che vanno per conto loro.

4) Tempi richiesti per la disponibilità e l’uso su larga scala: sia Lilly che Regeneron hanno chiesto il cosiddetto “uso compassionevole” alla Food and Drug Administration ed il 9/11 Lilly l’ha ottenuto (LY-CoV555). Una volta avuta autorizzazione gli anticorpi monoclonali verranno usati negli ultrasessantacinquenni con fattori di rischio. Un chiarimento: “uso compassionevole” non significa “per pietà”. Semplicemente significa “uso al di fuori di linee guida concordate” (che ovviamente non possono ancora essere disponibili data la novità del prodotto ma che, data l’urgenza, possono essere aggirate). Negli USA sono state già ordinate 350.000 dosi. In Italia è in corso una negoziazione per partire appena possibile (e Guido Silvestri in persona si sta spendendo molto su questo tema)

5) Altre Case Farmaceutiche (alcune anche qui da noi in Italia) stanno lavorando con anticorpi ancora più potenti. Entro Marzo dovrebbero essere pronti. Questi anticorpi sono di due generi: a) Long lasting: elementi che persistono in circolo per 3-4 mesi ed hanno grande importanza perché possono essere usati come PROFILASSI in soggetti a rischio ma in assenza di malattia in atto (anziani, RSA, pluripatologici, obesi gravi ecc.); b) NANOCORPI (e questa è una notizia veramente buona): si tratta di minianticorpi (ingegnerizzati o derivati dal cammello) che possono (udite) essere somministrati per spray. Ottima notizia dato che possono essere usati come profilassi nelle situazioni di rischio e per le persone inclini a complicanze (una spruzzata prima di uscire di casa, ad esempio)

6) COSTI: c’è da immaginare che i costi (parliamo di Lilly e Regeneron) siano alti (circa 1000 euro a dose) ma consideriamo che per uno Stato è in ogni caso un risparmio dato che UN SOLO GIORNO IN T.I. costa ben più di 1000 euro (dichiarazione di Paolo Spada). Calcoliamo i giorni di permanenza in T.I. per le migliaia di persone che vi soggiornano talvolta per intere settimane ed avremo uno spiraglio sulla convenienza…e questo parlando di T.I., senza tenere conto di quanto costa un ricovero ordinario (centinaia di euro al giorno) moltiplicato per il soverchiante numero di degenti che potrebbero essere evitati (ricordo: tra il 72 e il 90%).