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Circo Lidia Togni, l’ira degli organizzatori: “Dimenticati dal Governo, gli assunti hanno preso 210 euro di cassa integrazione”

Tutta l’ira degli organizzatori del Circo Lidia Togni, che si sentono abbandonati dal Governo dopo le difficoltà ad andare avanti con l’emergenza Covid

“Da nove mesi bloccati per l’emergenza Covid-19, viviamo nell’incertezza: nessun accenno a una eventuale riapertura. Non se ne parla. Il Governo si è dimenticato dei circhi e degli spettacoli viaggianti in genere. Il contributo statale? Pari a 9.600 euro, quando noi spendiamo circa 6.000 euro ogni mese per la cura degli animali a nostro seguito”. Sono le parole di Francesco Merrina, responsabile organizzativo del circo Lidia Togni, che descrive all’Adnkronos la situazione attuale, diventata “ormai insostenibile. Siamo 15 persone a lavorare nel circo Lidia Togni, ma con le rispettive famiglie arriviamo a 40. Gli assunti hanno preso 210 euro di cassa integrazione: 210 euro – ripete incredulo – con famiglia a carico!”.

“La nostra – spiega Merrina – non è una attività che chiudi la porta e finisce lì. Continuiamo ad avere consumi, abbiamo gli animali da gestire e curare. Non ce la facciamo più… durante il primo lockdown un aiuto è arrivato dalla Protezione civile che ci ha consegnato 22 balloni di fieno, ma sono bastati per 11 giorni. Oggi al nostro grido di aiuto ha risposto la Polizia Locale di Roma Capitale che ci ha portato altri balloni. A giugno abbiamo deciso di non riaprire perché non ci conveniva anche per questioni organizzative. L’abbiamo fatto ad ottobre scorso, l’attività è durata una settimana, poi il nuovo stop. La cosa assurda è che aprono i centri commerciali con nessun criterio di controllo e a noi ci fanno stare chiusi quando non c’è mai stato un contagio e la sicurezza è sempre stata garantita”.