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Calabria in “zona rossa”, una lettrice indignata: “lottiamo per la libertà e per la nostra terra, è il momento di restare uniti”

Foto StrettoWeb / Salvatore Dato

“Le regole civili vanno rispettate ma i diritti vanno difesi e prima di ogni cosa va difesa strenuamente la libertà”

“Uno tsunami distopico di DPCM, ordinanze regionali e comunali si sta nuovamente abbattendo, come prima e più di prima, su di noi cittadini”, inizia così il messaggio della reggina Margherita Zumbo. L’insegnante contesta le decisioni dell’ultimo Dpcm che attribuiscono alla Calabria la cosiddetta “zona rossa”. Ecco di seguito la lettera completa:

“Di nuovo le nostre libertà e diritti fondamentali, sanciti dalla costituzione, come la libertà di circolazione, di movimento, di culto e il diritto allo studio e al lavoro sono stati compressi e compromessi in modo inaudito e dittatoriale, da una classe  politica sconvolgente ed “ignorante” che ha  fatto, con effetto domino, a gara a restringere sempre di più il cappio attorno al collo dei cittadini, devastando le piccole imprese, aziende, il settore della ristorazione, che rappresentano i pilastri dell’economia in Calabria, mettendo in ginocchio coloro che operano nelle palestre e nelle  piscine, isolando i nostri ragazzi, precludendo loro una sana ed importante interazione con i coetanei, privandoli del diritto allo studio sancito dalla Costituzione e di quello allo sport, sancito dall’Unione Europea, che è una panacea per il conseguimento del benessere psicofisico in ogni individuo. Si è parlato di politici ignoranti, usando un cristiano eufemismo, per non apparire malevoli ed anche perché l’uso indiscriminato di strategie , già inadeguate ed incostituzionali, secondo gli autorevoli pareri di addetti ai lavori del mondo giuridico come i giudici della Corte Costituzionale: Cassese, Baldassarre e il presidente Marino e del mondo scientifico: Professor Tarro e il professor Montagner, su tutto il territorio nazionale, se applicate, secondo il protocollo di tecnici ambigui e prezzolati, in Calabria denotano profonda mancanza di conoscenze adeguate. 

Attraverso Europatoday, Dario Prestigiacomo, in data 16 ottobre 2020, scrive che l’Unione Europea ha incaricato l’Ecdc, l’agenzia Europea preposta alle statistiche, per monitorare l’andamento dell’epidemia. Dalle analisi condotte, si evince che solo poche aree sono al di sotto del livello di allerta: Finlandia, Norvegia, Grecia e Calabria. Dunque se Conte e… compagni, prima di fare esternazioni o sputar sentenze, condannando un intero popolo ai domiciliari( reo di aver tollerato, con santa pazienza, i molteplici arrivi di immigrati infetti,le disfunzioni di una sanità al di sotto della soglia minima di prestazioni essenziali , per un paese civile, e tutte le pesanti imposizioni- restrizioni , anche prive di logica , avessero loro stessi o chi per loro, dato un’occhiata alle conclusioni delle analisi condotte dall’ Ecdc, agenzia il cui lavoro è finalizzato alla prevenzione e al controllo delle malattie e ad accrescere la trasparenza  e la prevedibilità per cittadini e imprese, come è possibile leggere sul sito del consiglio degli Stati membri, forse non avrebbero agito così avventatamente, facendo a gara con De Luca.

Viene pubblicata settimanalmente una mappa che suddivide le varie aree con un colore:

1) rosso se il tasso dei casi registrati negli ultimi 14 giorni è pari o superiore a 50 e il tasso di positività dei test è pari o superiore al 4%, o se il tasso dei casi registrati degli ultimi 14 giorni è superiore a 150.

2) arancione se il tasso degli ultimi 14 giorni è inferiore a 50, con tasso di positività dei test pari o superiore al 4% o se il tasso di casi registrati è compreso tra 25 e 30.

3) verde se il tasso i casi registrati negli ultimi 14 giorni è inferiore al 4%.

4) grigio se non sono disponibili informazioni sufficienti con tasso di test effettuati inferiore a 300 .

Visto che, nel valutare l’opportunità di applicare restrizioni, si dovrebbero rispettare le differenze della situazione epidemiologica tra le diverse aree e agire in modo mirato e proporzionale, è evidente che, essendo, in precedenza, l’Italia tutta area arancione e la Calabria verde, le notevoli ed indecenti restrizion , in un primo momento, e la magica trasformazione, capovolgimento e stravolgimento della situazione , che in pochi giorni ha fatto diventare la nostra regione da area verde ad area rossa ,non sono state attivate in modo mirato ed adeguato bensi’ indiscriminatamente.

Poi pare che siano stati gonfiati in modo esponenziale alcuni dati riguardanti i posti nelle terapie intensive, con un fondato sospetto, espresso da Bruno Vespa, che i test multipli, fatti sulla stessa persona, vengano registrati come casi di diverse persone.

La situazione degli ospedali calabresi non è per niente critica, come qualcuno, perseguendo quel terrorismo mediatico, tanto caro a politici e giornalisti prezzolati, vorrebbe far credere.     

A Catanzaro, oltre al reparto rianimazione, erano stati attivati altri due reparti rianimazione supplementari per far fronte all’emergenza covid: uno al Pugliese e uno a Germaneto.

Al momento i pazienti sono pochi ed è stato chiuso quello supplementare al Pugliese, lasciando, per eventuali emergenze, quello di Germaneto. A prescindere comunque da questi importantissimi e non trascurabili dati e considerando che, a memoria d’uomo, la prima ed unica volta che l’Italia subì un periodo di coprifuoco fu dal 25 luglio del 43 all’8 settembre e fu indetto dal ministro Badoglio, succeduto a Mussolini (con cambi di orario fu mantenuto fino al ’44 e gli orari, soggetti a variazione, furono dalle 20 alle 6, dalle 22:30 alle 5 e dalle 22:30 alle 4) è inaccettabile che un intero popolo venga privato delle libertà fondamentali di movimento e circolazione e  costretto ad uscire di casa solo per urgenze o necessità, per giunta , con gravissima  violazione della privacy ,esigendo dal cittadino una illegittima  dichiarazione per “giustificarne” i movimenti . Il primo sabato di coprifuoco speravo di assistere ad una pacifica forma di disobbedienza civile spontanea, a Reggio Calabria. Soprattutto mi sarei aspettata un’ iniziativa spontanea dei ragazzi, che amano attardarsi il sabato, passeggiando nel centro storico o sul lungomare, di prolungare la loro passeggiata oltre le 24.

Si ritiene assolutamente impreteribile il rispetto delle regole di convivenza civile, che vanno insegnate con cura.  Però in questo caso , oltre le normali regole di igiene, gli accorgimenti ed i protocolli giusti e sacrosanti, le esasperazioni come l’uso della mascherina in ambienti aperti e lontano da assembramenti, soprattutto la limitazione delle uscite (coprifuoco è un termine che produce profonda rabbia già solo a pronunciarlo e figuriamoci a subirlo) e la tremenda violazione della privacy scaturente dal fermare onesti cittadini, che si attardano a passeggiare, magari dopo una pesante giornata lavorativa e sentono il bisogno di distendersi, anche esternando agli amici i loro problemi, chiedendo di procedere a rilasciare un’ autodichiarazione.

La misura è più che colma con un lockdown, già di per sé dittatoriale ed inaccettabile e per giunta subito da cittadini inermi che hanno sempre, da sudditi perfetti, subito, in religioso silenzio, tutte le prove tecniche di manipolazione di massa, le vessazioni poste in essere , con la premeditazione vigliacca ed abominevole di istigare alla delazione, come da poco denunciato , coraggiosamente, dal Prefetto e Capo della Polizia Gabrielli, in relazione alla oscena proposta di Speranza di far entrare le forze dell’ordine nelle abitazioni private .

Se non ci fosse stato un uomo come Gabrielli a richiamare il governo sull’ incostituzionalità di tali proposte mostruose , che evocano il romanzo distopico di G.Orwell ,”1984″, con il Big Brother che vuole esercitare un controllo nelle case e  persino dei pensieri e delle anime dei cittadini, saremmo piombati nell’oscurantismo della Russia bolscevica o del nazismo.

Le regole civili vanno rispettate ma i diritti vanno difesi e prima di ogni cosa va difesa strenuamente la libertà.

Oltretutto c’è un forte sospetto che queste iniziative dittatoriali servano a dividere il popolo dalle forze dell’ordine.

 Doveroso è un sentito ringraziamento al Dottor Gabrielli che ha protetto il Paese dalla deriva autoritaria dalla quale , in qualità di  garante della democrazia e della Costituzione , avrebbe dovuto difendere l’Italia il Presidente della Repubblica anziché ostentare un silenzio sconvolgente. Dovremmo riflettere anche sulla recente manifestazione delle forze di polizia , a Roma, il 14 ottobre , durante la quale l’On. Tonelli, poliziotto e dirigente sindacale di un sindacato di polizia , ha evidenziato, con notevole coraggio, come le forze di polizia non rappresentino l’establishment bensì il popolo.

Non devono esistere dicotomie in tal senso poiché spesso, non  dobbiamo dimenticarlo , i governi dittatoriali perseguono e cercano di fomentare lacerazioni e tensioni sociali con la classica strategia del “divide et impera”.

Soffermiamoci ora brevemente sull’autodichiarazione.

Anche chi non è uno specialista del diritto, andando a leggere gli articoli 46, 47 e 49 del DPR 445 del 2000, scoprirà che nel decalogo di situazioni da autodichiarare non esistono le cose richieste nel modello allegato al DPCM.

Vengono dunque costretti i cittadini a contravvenire ad una legge, con la minaccia di multa.

E le palestre e le piscine chiuse, nonostante la loro irrecusabile importanza terapeutica, riabilitativa  e per il conseguimento del benessere psicofisico?

E che dire della chiusura di ristoranti, pizzerie, bar, pasticcerie, dopo che nei mesi precedenti, i gestori hanno dovuto affrontare delle spese non indifferenti per sanificare, riprogrammare l’assetto, adeguandolo agli spazi utilizzabili in modo ridotto , per l’esigenza di distanziamento?

Il proprietario di un ristorante, già in difficoltà,  ha riferito che la riduzione d’orario stava già determinando la perdita all’80%.

Non è possibile tollerare queste vessazioni.

Occorre manifestare compatti, organizzare una disobbedienza civile, come fece Gandhi, organizzare delle notti bianche di sabato, con  negozi , bar e ristoranti aperti  e la presenza di tutti i cittadini ,delle famiglie , senza distinzioni politiche, d’età  o altro .

Battiamoci per riappropriarci della nostra vita, della nostra libertà, del nostro libero arbitrio , dono di Dio .

La libertà è una condizione fondamentale per vivere e senza di essa l’uomo perde la dignità, la serenità e la gioia di vivere.

Lottiamo per difendere il diritto sacrosanto, di ogni persona e categoria, di  lavorare per vivere dignitosamente e serenamente.

Dobbiamo intervenire tutti, anche coloro che per ora non sono stati colpiti duramente ma potrebbero esserlo nell’immediato futuro, considerati i vistosi tentativi di porci tutti agli arresti domiciliari.

Abbiamo il dovere etico di farlo per difendere i nostri figli , allontanando per sempre questa cappa che incombe ormai da mesi , devastando ognuno di noi in modo diverso , a causa di accumulo di rabbia e paura, che inficiano anche i rapporti interpersonali.

Tutti uniti sconfiggeremo la dittatura sanitario-finanziaria e ci riapproprieremo della democrazia.

Chiediamo trasparenza, verità e giustizia.

Chiediamo ai componenti di tutte le categorie professionali di intervenire compatti.

In questo processo politico-mediatico, contro un popolo inerme che si vuole ancora relegare ai domiciliari, chiediamo alle forze di polizia un intervento ad adiuvandum per procedere ad una civile e controllata disobbedienza.

Abbiamo il dovere tutti uniti di difendere ,come esternato dal Dottor Tonelli , alla manifestazione delle forze dell’ordine, “le nostre mamme, i nostri papà, i nostri fratelli ,i nostri figli, la nostra gente, la dignità della nostra Costituzione della Repubblica, in questa terra vilipesa, in questa palude di caos valoriale, dove la verità è stata inghiottita dalla melma e la società, in preda al delirio, non distingue il Bene dal Male”

Non dimentichiamo MAI che il partito dell’antipolizia è il partito degli antiitaliani.

Solo uniti vinceremo.

Vogliamo Verità e Giustizia per la nostra Calabria”.

Lettera firmata – Margherita Zumbo (Insegnante amante del lavoro)