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Calabria “Zona Rossa”: lettera aperta dell’On. Umberto Pirilli al Presidente Spirlì

Calabria “Zona Rossa”: lettera aperta dell’On. Umberto Pirilli al Presidente Spirlì: “Presidente, segua il consiglio del poeta e filosofo tedesco Heinrich Heine “chi mira al sole di mezzogiorno anche se non riuscirà a colpire nel segno, certamente colpirà più in alto di chi mira ad un cespuglio”

Di seguito la lettera integrale dell’On. Umberto Pirilli al Presidente Nino Spirlì:

 “Caro Presidente,
il Fato ha consegnato a Lei una bandiera, onori, oneri enormi e nel periodo peggiore, quello del Fato altro, il COVID19. Io sono un ex: della professione, della politica, della stessa vita sociale alla quale da oltre 10 anni ho dovuto rinunciare perché il Fato, sempre lui, mi ha chiamato a lottare a difesa dei miei affetti più cari. Ho rinunciato per questo a dare corpo alla passione civile che da sempre mi strugge, ho rinunciato anche a dare voce all’archivio delle mie memorie che mi ero prefisso di fare attraverso un libro, tributo che devo al nostro popolo, Fato permettendo. La perdita di Iole Santelli mi ha addolorato molto e mi ha ferito il non poterLe tributare l’ultimo, affettuoso e doveroso saluto. Intervengo, dopo più di 10 anni, perché la pentola dove bollono le mie passioni è esplosa al cospetto dell’ultimo grave irriguardoso indecente atto del Governo; atto che Lei ha dichiarato di voler impugnare. Alcuni media, e non solo,si chiedono perché la Calabria sia stata classificata zona rossa pur essendo una delle Regioni meno colpite dal virus e con solo il 5% della terapia intensiva occupata. Perché? Perché è povera, debole, indifesa? Perché, nonostante il lavoro di Gratteri e delle varie Procure è ancora piena di mafia e di malcostume? No. L’Italia della ricostruzione postbellica ha partorito la Cassa per il Mezzogiorno come alibi per concentrare al Nord la stragrande maggioranza delle risorse pubbliche. Un dato? Nel momento in cui ha operato, la Casmez ha speso per tutto il Mezzogiorno 279 mila miliardi di lire., pari allo 0,5% del PIL. Nello stesso arco di tempo i vari governi hanno erogato alla sola FIAT, direttamente o surrettiziamente, 220 mila miliardi di lire. E poi, in più, è stata costruita al Nord la rete delle infrastrutture: strade, autostrade, ospedali, ed altro per un totale del 3,5% del PIL ogni anno contro lo 0,5% speso per il Sud. Ma il Sud beneficia, da allora ad ora, dell’allargamento di 1 metro dell’unica autostrada i cui lavori durano da trent’anni e dell’ finanziamento c’è sulla carta da 50 anni, epoca di avvio di lavori mai completati, eseguiti solo per un 50% nonostante si continuino a contare sempre più morti. Il tutto avveniva attraverso una sempre più articolata rete di enti pubblici e di società partecipate nonché degli enti pubblici territoriali i quali hanno tratto il massimo profitto dall’indebitamento facile allora possibile: i bilanci, infatti, venivano ripianati mediante assunzione di mutui a sostegno e consolidamento dei debiti contratti. I bilanci, così, venivano pareggiati e lo Stato adeguava, annualmente, le risorse da trasferire. Nel 1976 apparve evidente la china presa dalla finanza pubblica e venne chiamato al governo Stammati il cui verbo trovò riscontro normativo. Col suo nome prese avvio la rivoluzione legislativa che dal ’76 al ’79 ne sviluppò i punti fondamentali icui cardini sono ancora in vigore. Si tratta del riordino della spesa pubblica, della centralizzazione di gran parte dei tributi riscossi dagli Enti Locali e, cosa ancora più perniciosa per noi, della codificazione del principio della “spesa storica”, il che significa che i Comuni del Nord, la cui classe dirigente aveva già una radicata tradizione di cultura amministrativa, derivata dalle esperienze dell’Italia dei Comuni, aveva effettuato, senza remore né limiti, spese e investimenti pubblici dilatando a dismisura i propri bilanci. Al contrario il Sud, erede del Regno delle Due Sicilie, era impreparato alla gestione della res publica, appannaggio della oligarchia borbonica, brava a governare, tanto che il PIL del Sud era superiore a quello prodotto nel Nord Italia, ma non interessata a formare classe dirigente. Traducendo, appare di tutta evidenza l’origine dell’attuale dismetabolismo strutturale NORD-SUD. Ancora oggi lo Stato trasferisce al Nord risorse da 2 a 5 volte superiori a quelle destinate al Sud. Traggo dall’archivio della memoria uno studio da me effettuato nel ‘96, durante la mia presidenza della Provincia di Reggio Calabria, di comparazione tra la mia provincia e quella di quella di Padova, analoghe per estensione territoriale e densità demografica. Il risultato? Lo Stato elargiva alla Provincia di Reggio Calabria 62 miliardi di lire ogni anno e ne attribuiva 190 alla Provincia di Padova.

La Legge Stammati prevedeva una perequazione graduale fino all’allineamento dei trasferimenti per un generale principio di equità. Previsione inutile perché non solo non è mai stata attuata, ma nei periodi successivi i vari governi hanno fatto quadrare i loro bilanci riducendo a tutti gli Enti Pubblici territoriali le risorse da trasferire: a tutti, Sud compreso. Il danno e la beffa!, perché il Nord che lavora ed ha un’alta qualità di vita ha conservato la medesima posta di trasferimenti statali in quanto “storica” pur essendo cessata la vigenza dei mutui allora contratti. Una liquidità enorme con un reale e significativo potere d’intervento a favore dei territori. Ed è giusto. Perché è giusto conservare la ricchezza ed è del pari giusto per i governi di Roma conservare e garantire la povertà. Caro Presidente, auguro ogni bene a Lei e alla Sua Giunta, lo stesso auguro alla nostra amata Terra per la quale, più che un ricorso amministrativo che verrebbe vanificato dai tempi, e non solo, vedrei una grande, colossale class action nei confronti del Governo, possibilmente con un forte impulso da parte della Regione attraverso l’assunzione degli oneri legali e la sensibilizzazione di commercianti, artigiani, agricoltori, industriali, professionisti, semplici cittadini, una grande gigantesca causa della Calabria “sana” che produce, che pensa e che vuole giustizia non più a parole, un pool di avvocati, bravi e creativi, una causa storica da sostenere, se necessario, fino al giudizio della corte europea dando così a tutti, in Italia e in Europa, la vera fotografia di questo nostro martoriato quanto amato, paese. Le ragioni del giudizio risiedono nella mancata perequazione con esclusiva responsabilità dei governi che si sono succeduti perché le ingenti risorse strappate al Sud avrebbero portato infrastrutture, ospedali, scuole, strade, lavoro e benessere. Un caso di fraus legis da parte di chi è chiamato ai massimi livelli dello Stato al dovere dell’imparzialità. La causa è azzardata, si perde? No, perché politicamente si vince comunque. E a vincere saranno la Calabria e il Sud. La zona rossa, caro Presidente, è perché mancano le strutture sanitarie come riconoscono, senza vergogna, i ministri interessati e lo stesso Presidente del Consiglio. Faccia, con l’occasione, i complimenti al Presidente Conte ed al Ministro Speranza, ricordando loro che da oltre tre lustri la sanità calabrese non è governata dalla Regione Calabria ma dal governo di Rom attraverso fidati proconsoli che neeseguono le direttive, tanto da lasciare gli ospedali fatiscenti e il vuoto di organico per migliaia di posti. Presidente, segua il consiglio del poeta e filosofo tedesco Heinrich Heine “chi mira al sole di mezzogiorno anche se non riuscirà a colpire nel segno, certamente colpirà più in alto di chi mira ad un cespuglio”.

Umberto Pirilli