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Calabria, WWF: “niente caccia nelle regioni rosse”

Calabria, la denuncia del WWF: “irresponsabile e demagogiche certe iniziative regionali”

L’associazione ambientalista WWF Calabria chiede lo stop alla caccia dopo l’entrata in vigore dell’ultimo Dpcm. Ecco il comunicato stampa:

“Le recenti esternazioni di consiglieri regionali calabresi circa la richiesta di consentire la caccia durante il periodo di lockdown imposto  dal DPCM dello scorso 3 novembre, addirittura con la concessione ai soli cacciatori di “circolare liberamente su tutto il territorio”, risultano a dir poco non solo demagogiche, ma anche del tutto irresponsabili, specie in un momento in cui tutti i Calabresi stanno pagando sulla loro pelle le drammatiche conseguenze del provvedimento finalizzato al contenimento del virus.

E’ il caso di ricordare, anche per evitare più gravi conseguenze, che l’articolo 3 comma 4 lettera a) dello stesso DPCM vieta espressamente non solo lo spostamento in entrata e in uscita dai territori, ma anche all’interno degli stessi territori, salvo comprovate esigenze lavorative, di necessità o di salute. Non ci sembra che la caccia rientri in nessuna di queste esigenze (non viene prescritta dal medico di base).

Del resto è la stessa Federazione Italiana dei cacciatori a ribadire che “la caccia è un’attività che deve sottostare, come le altre, alle norme previste per limitare il virus”, anche perché, in caso di mancato rispetto di tali norme “salvo che il fatto non costituisca reato”, si rischia la sanzione amministrativa da 400 a 1000 euro, che viene aumentato di un terzo se lo spostamento avviene mediante un veicolo. 

Inoltre la richiesta di fantasiose deroghe per la caccia al cinghiale, oltre al fatto che la stessa non costituisce certamente “attività sportiva”, risulta del tutto incompatibile con la forma “collettiva” e quindi suscettibile di pericolosi assembramenti caratteristica della tradizionale “ braccata” condotta da squadre di numerosi cacciatori.

A meno che non si voglia proporre la caccia al cinghiale, svolta singolarmente, con l’artiglieria in spalla, quale “attività motoria in prossimità della propria abitazione”. Chissà cosa ne penserebbe il consiglio di quartiere”.