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“La Calabria impossibile” finisce sul Foglio: “è la patria dei commissari, ma De Sena diceva che bisogna commissariare il commissariamento”

prima pagina il foglio

Anche ‘Il Foglio’ dedica tempo e spazio, nelle pagine odierne, alla Calabria e all’attuale situazione legata al commissariamento della sanità

Tutta Italia parla della Calabria. E, purtroppo, non in positivo. Ma, se può essere una consolazione, non lo fanno per criticare i cittadini, che in tutto ciò non hanno alcuna colpa. Lo fanno per mettere in luce tutto il ‘circo’ che si è venuto a creare nelle ultime settimane in merito al commissariamento della sanità calabrese. Alcuni dei quotidiani più importanti, da ‘Libero‘ a ‘Il Giornale‘, hanno dato ampio risalto a questa situazione. Ad essi si è unito anche ‘Il Foglio‘, che ha dedicato un articolo dal titolo ‘La Calabria impossibile‘ firmato da Carmelo Caruso.

“Roma. Dario Franceschini ci rifletta. Solo un concorso internazionale di architetti può monumentalizzare e combattere una vergogna. Solo un grande museo del commissariamento può raccontare la Calabria”, si legge chiamando sarcasticamente in causa il ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo. “Non riducete a sorriso le dimissioni di Cotticelli, Zuccatelli, la telefonata a Gino Strada e quel “no, a Catanzaro mai” della moglie del rettore Eugenio Gaudio. Qui il commissariamento non è la scorciatoia di governo, ma è un movimento culturale, un corridoio del pensiero. Dal 1991 al 2020 sono stati 121 gli enti commissariati e per Openpolis è un primato nazionale. In questo momento i soli comuni sono invece 28. Come può il prossimo commissario alla sanità essere l’ultimo? A Reggio Calabria, Catanzaro e Cosenza ci sono tre commissari per le tre rispettive aziende sanitarie. Subcomissari del commissario? Per risolvere i contenziosi fra Ato Cosenza e la società della raccolta rifiuti ne è servito un altro. Non ce l’ha mai fatta nessuno. Neppure i partiti. Dal 2019 è commissariato il Pd regionale su decisione di Matteo Orfini che aveva indicato prima Stefano Esposito (“ma ho preferito declinare”) e successivamente Stefano Graziano. Ma commissariate sono anche le federazioni Pd di Crotone e Cosenza (e sono dunque tre). Giratevi a destra. Prima della scomparsa, quattro consiglieri regionali di Fi avevano chiesto il commissariamento di Jole Santelli che era coordinatrice. Anche il responsabile della Lega è di fatto un commissario. Si chiama Cristian Invernizzi ed è nato a Treviglio”.

Poi, continuando, l’autore chiama in causa il nostro direttore Peppe Caridi e il nostro giornale: “A Reggio Calabria – si legge – il candidato (sconfitto) era Nino Minicuci che “ha sempre vissuto a Massa, Milano e Genova” ricorda Giuseppe Caridi, direttore di StrettoWeb. Ha perso per questo? “Non solo per questo. Ma anche per questo”. In pratica, un mezzo commissario-sindaco. C’è qualcosa che bisogna saper leggere in questa giostra di commissari che ha azionato il governo Conte. Nella difficoltà di individuare il nome giusto c’è anche la difficoltà dei partiti di trovare il prossimo candidato adatto a guidare la regione. Prendete Nino Spirlì, il presidente facente funzioni al posto della Santelli, un po’ sincero e un po’ gagà. Dopo la morte della “sorella e dell’amica” non aveva nessuna intenzione di candidarsi, ma a Roma non sono adesso così sicuri. Lo sanno tutti che fra pochi mesi, quando si voterà, il candidato non può che essere una personalità di Fi e non solo per rispettare la memoria, ma anche per ristabilire l’algoritmo nel centrodestra. “Siamo il primo partito della regione. E’ chiaro che spetta a noi” assicura Silvio Berlusconi. Non è però ancora chiaro a chi di FI toccherebbe. Ci vorrebbe provare pure Francesco Cannizzaro, altro deputato di Fi, che ha rimproverato a Salvini la sconfitta alle amministrative di Reggio: “Non ha vinto la sinistra ma abbiamo perso noi”. Ma si sono fatte avanti anche Fulvia Caligiuri, senatrice così come la sindaca di Vibo Valentia, Maria Limardo. A Catanzaro c’è poi Sergio Abramo che è “l’eternità”: 15 anni da sindaco. Ci sta ragionando. “E se in Fi dovessero continuare a litigare potremmo noi fare il nome giusto” dicono gli uomini di Giorgia Meloni che propongono allora Wanda Ferro che è “brava, una donna come Jole”. E per una volta Fdi mette d’accordo Fi e Lega: “Giorgia non può avere tutto. Anche la Calabria?”. La sinistra potrebbe vincere. Lo pensa Caridi che a Reggio Calabria ha assistito al successo di Giuseppe Falcomatà. Il suo problema è che non può lasciare il comune che ha appena conquistato al ballottaggio. Il Pd si starebbe dunque convincendo che Nicola Irto, vicino a Base Riformista, consigliere più votato (12.500 voti), già presidente del consiglio regionale, sia l’unico che possa fare dimenticare il fallimento di Oliverio, la candidatura maldestra di Callipo. Di sicuro c’è che a sinistra nessuno parla oggi di alleanza progressista fra Pd e M5s dato che la scorsa volta è stata un fallimento. Insomma, sia la destra che la sinistra calabrese non hanno ancora un vero nome. Non sarebbero anche loro da commissariare? La verità l’ha forse detta Luigi De Sena, vicecapo della Polizia. Nel 2005 venne mandato a fare il super prefetto di Reggio Calabria dopo l’omicidio Fortugno. Fu il primo dei commissari a dire che “in Calabria andrebbe commissariato il commissariamento come idea”. Franceschini ci pensi davvero. Solo un museo del commissariamento può liberare la Calabria dai suoi fantasmi”.