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Calabria, il Giornale insiste sull’inefficienza dei commissari nominati dal Governo: “così Scopelliti in tre anni aveva risparmiato 230 milioni”

Il Giornale continua a dare ampio risalto alla sanità calabrese sulle pagine del proprio quotidiano

Ne aveva dato grande risalto già ieri, anche oggi sul Giornale si continua a parlare di sanità in Calabria. Così come fa il collega Francesco Specchia, anche il giornalista Felice Manti torna sulla questione e batte sull’inefficienza del commissariamento e di un debito che in questi anni solo il governatore Giuseppe Scopelliti era riuscito ad azzerare: “Un debito di 1,441 miliardi sanato con prestiti e finanziamenti governativi; un disavanzo di 232,4 milioni ridotto all’88% in tre anni; 18 ospedali chiusi o riconvertiti in case della salute o punti di primo intervento, con un risparmio di 3 milioni ad ospedale. Solo sei anni fa la sanità calabrese era uscita dalle secche in cui i precedenti governi regionali di centrosinistra l’avevano confinata. Merito della ricetta dell’allora governatore Scopelliti: riduzione degli sprechi, razionalizzazione delle macchina sanitaria”.

“Poi nel 2014 la tegola giudiziaria e le condanne – continua l’articolo – . Per i giudici da sindaco di Reggio Calabria ha falsificato i bilanci per evitare il dissesto. La sua verità è in un libro di memorie in uscita, dove si parlerà degli interessi dietro la sanità calabrese, messa a dieta dall’ex enfant prodige di An, una delle (poche) intuizioni di Gianfranco Fini. Altri amministratori nei guai per i bilanci in rosso – vedi Messina – sono stati assolti dagli stessi giudici che hanno condannato Scopelliti. Ma come le sentenze, anche certi risultati sono scritti su pietra e non si possono giudicare né interpretare, ma solo accettare. Soprattutto visto che dopo il suo governo regionale per la sanità calabrese sono ricominciati i guai”. A questo punto Manti riprende un post pubblicato dall’ex governatore nel 2015, che sembra quasi fosse stato scritto ieri: “La guerra che ormai si scatena tra bande, per non dire tra “cosche”, che vogliono impossessarsi della sanità certamente non per fini nobili, è segnale del degrado e della poca considerazione che il Governo nazionale ha per la nostra Calabria”. Allora come oggi, la faccenda non è stata per nulla superata, anzi rimane del tutto attuale.