fbpx

Calabria, il dramma dell’emigrazione: “natalità cala del 4%, centri nascite in affanno”

In costante calo la natalità in Calabria negli ultimi 20 anni

La natalita’ in Calabria e’ in costante calo negli ultimi 20 anni e nell’ultimo quinquennio si e’ stabilizzata su un tasso di denatalita’ media del 4% annuo. Anche i decessi sono in aumento ogni anno“. Un quadro abbastanza preoccupante quello tracciato Rodolfo Gualtieri, neonatologo e consigliere della sede regionale della Societa’ italiana di pediatria (Sip), parlando di cosa voglia dire nascere in Calabria al tempo del Covid nel corso dell’ultimo ‘Mercoledi’Sip’. “I centri nascita in Calabria sono in affanno- prosegue il medico- si salvano solo i tre centri HUB, ma non in modo ottimale, sono aggravati da turni aggiuntivi di super lavoro. Sul territorio regionale ne esistono 13, di cui uno privato a Cosenza. Sono estremamente lontani e per chi vive al Nord della Calabria e’ molto piu’ facile raggiungere i centri nascita in Basilicata che in regione. Inoltre, lo scorso agosto sono stati chiusi due punti nascita, quelli di Cetraro e Soverato. In sostanza persiste la migrazione sanitaria nelle regioni confinanti“. Diminuiscono, dunque, i parti “nei centri nascita dove e’ presente l’HUB. Il dato anagrafico regionale e’ di 14.491 nati nel 2019, ma dai centri nascita il valore e’ diverso- rivela Gualtieri- dal momento che 444 bambini non risultano nati all’interno della regione. Perche’? Analizzando la migrazione in regione si contano 40mila nuovi iscritti, immigrati in Calabria , e 54mila emigrati cancellati. Esaminando poi i flussi si evidenzia che gli iscritti sono persone avanti con l’eta’, che rientrano nella regione di origine dopo aver concluso l’attivita’ lavorativa. I cancellati sono, invece, persone tra 20 e 35 anni in cerca di lavoro. I 444 nati che non risultano sono determinati dai bambini figli di genitori residenti in Calabria, ma emigrati per l’espletamento del parto“. A questo dato il pediatra denuncia infine “una tendenza non tanto strisciante nella regione di cancellare la specificita’ pediatrica, come se il bambino tornasse ad essere considerato il piccolo adulto di 30 anni fa. La Scuola di specializzazione e’ quasi per nulla supportata a livello regionale, i reparti ospedalieri sono resi asfittici per la carenza di medici, si aggiunga la cancellazione dell’unica Unita’ operativa di terapia intensiva pediatrica regionale, la riduzione progressiva del numero dei pediatri di libera scelta, nonche’ la cancellazione della pediatria sociale e di comunita‘”.