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Reggio Calabria, domani alle 15 l’udienza del processo Miramare: Falcomatà è accusato di “abuso d’ufficio e falso”. I precedenti di Scopelliti, Buzzanca, Appendino e Marcianò

Reggio Calabria, domani in Tribunale la prima udienza del processo a Falcomatà e alla sua ex Giunta sullo scandalo del Miramare

E’ confermata per domani, Giovedì 29 Ottobre alle ore 15:00 alla presenza di avvocati e imputati, l’udienza del processo Miramare più volte rinviata nei mesi scorsi: l’inchiesta vede sul banco degli imputati il Sindaco, Giuseppe Falcomatà, il segretario generale del Comune di Reggio Calabria, Giovanna Acquaviva, l’ex dirigente Maria Luisa Ada Spanò e gli Assessori della Giunta dell’epoca, Armando Neri, Giovanni Muraca (appena nominato Assessore anche nella Giunta del “secondo tempo“), Saverio Anghelone, Rosanna Maria Nardi, Giuseppe Marino, Agata Quattrone e Nino Zimbalatti, oltre a Paolo Zagarella, imprenditore vicino al Sindaco e Presidente dell’Associazione ONLUS “Il Sottoscala”. L’accusa della Procura per il primo cittadino è di abuso d’ufficio e falso per la delibera del 2015 con cui si affidava il Miramare in gestione proprio all’Associazione di Zagarella.

All’udienza di domani verranno ascoltati 3 testimoni: si tratta del Soprintendente ai Beni Archeologici Margherita Eichberg, dell’architetto Giuseppina Vitetta, funzionario della stessa Soprintendenza, e di Pizzimenti. Il processo suscita grande attenzione da parte dell’opinione pubblica in virtù delle pesanti conseguenze che la probabile condanna del Sindaco Falcomatà produrrà sull’azione amministrativa dell’attuale governo cittadino: scatterebbe l’immediata sospensione dall’incarico di primo cittadino, come previsto dalla Legge Severino.

Le dichiarazioni di Angela Marcianò, che ha puntato l’indice sulla circostanza che la condanna da lei subita per la stessa vicenda nel rito abbreviato rappresenta un paradosso giuridico considerato che fu proprio lei a denunciare l’illecito dopo il primo esposto alla Procura di Enzo Vacalebre, ha contribuito ad elevare l’attenzione della popolazione.

Ma in realtà le ragioni che accendono i riflettori sul processo sono bel più pregnanti in quanto attengono alla credibilità del sistema giudiziario, ragioni che certamente non sfuggiranno ai giudici che dovranno incardinare il procedimento e cadenzarne i tempi al fine di pervenire, al più presto possibile, all’attesa sentenza. Nell’ultimo decennio le indagini e, soprattutto, le sentenze dei processi che hanno visto coinvolti i politici e i rappresentanti delle massime istituzioni, hanno pesantemente inciso sulla comunità di Reggio, della Calabria e di tante altre realtà nazionali, tanto da essere additati da esponenti politici di tutti gli schieramenti, giornalisti e intellettuali come “provvedimenti ad orologeria tendenti a condizionare la vita politica del Paese“. In sintesi dette azioni hanno indotto a ritenere che l’azione dei magistrati possa essere ispirata da motivazioni di carattere politico. Convincimento rafforzato dal recente scandalo che ha coinvolto i vertici della magistratura che ha visto protagonista, e ad oggi unica vittima, il giudice Palamara, una vicenda che ha fatto emergere le dinamiche perverse che sottendono al funzionamento degli organismi giudiziari, nonché ai torbidi rapporti tra magistratura e politica.

In questo scenario il processo Miramare rappresenta uno snodo importante soprattutto per i tempi del suo svolgimento che possono determinare la prescrizione dei reati o, al contrario, l’arrivo a sentenza. Tanti i precedenti: in città abbiamo già raccontato negli scorsi anni l’esperienza processuale dell’ex Governatore Scopelliti il cui processo è stato condotto in tempi rapidissimi e si è concluso con una condanna enorme per il Sindaco del “Modello Reggio”, anche rispetto a tutti gli altri imputati dello stesso procedimento. Come è noto il processo ha avuto inizio davanti alla Corte d’Assise di Reggio Calabria il 17 dicembre 2012 e si è concluso il 27 marzo 2014 con una sentenza di condanna a 4 anni e 7 mesi per il reato di falso in atto pubblico. Scopelliti, così, ha deciso di dimettersi dal ruolo di Presidente della Regione dopo un iter processuale eccezionalmente veloce per i tempi della giustizia italiana, durato appena 15 mesi, con l’espletamento di ben 22 udienze tenutesi, secondo un fitto e rigido calendario, anche in prossimità delle feste comandate; un “modello” da seguire per ridurre l’atavica criticità legata all’eccessiva durata tempi dei processi.

Scopelliti nel 2014 è stato il primo Sindaco della storia d’Italia condannato per un reato connesso al bilancio comunale. Per comprendere appieno i termini della condanna inflitta a Scopelliti basta voltare lo sguardo oltre lo Stretto dove per lo stesso identico reato, nel 2019 l’intera ex Giunta Comunale di Messina (quindi non solo il Sindaco) guidata da Giuseppe Buzzanca è stata condannata ad 1 anno e 5 mesi, unitamente ai dirigenti e ai consiglieri comunali. Per non parlare della recentissima pena inflitta, sempre per lo stesso reato, al Sindaco di Torino, Chiara Appendino condannata a 6 mesi di reclusione. Nel caso specifico del Miramare, la condanna a 1 anno per Angela Marcianò nel rito abbreviato, scelto dall’imputata proprio per evitare la prescrizione e avere una sentenza assolutoria nel più breve tempo possibile (gli avvocati dell’ex Assessore hanno immediatamente impugnato la sentenza procedendo con il ricorso in Appello), è il precedente più importante perchè rappresenta un punto di riferimento per il processo del rito ordinario che scatta domani al Ce.Dir.

Insomma, a prescindere dal reato è evidente come i giudici abbiano la possibilità di determinare, in base alle loro interpretazioni del diritto e alle specificità dei singoli casi, sentenze ben differenti l’una dall’altra. Rispetto a tali precedenti, il processo Miramare è l’occasione per la magistratura reggina di spazzare via le perplessità di una comunità che non crede più che la Legge sia veramente “uguale per tutti“.