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Nuovo Dpcm, protesta a Reggio Calabria degli operatori che operano nel mondo delle palestre e sale da ballo

Nuovo Dpcm: nei giorni scorsi, a Piazza Italia a Reggio Calabria, si è tenuta una manifestazione spontanea degli operatori che operano nel mondo delle palestre, sale da ballo e altre attività del settore

Nei giorni scorsi, a Piazza Italia, si è tenuta una manifestazione spontanea degli operatori che operano nel mondo delle palestre, sale da ballo e altre attività del settore. L’associazione “Music React” di Reggio Calabria è vicina “ai tanti amici che vi hanno partecipato, confermando quando venuto fuori dall’incontro, ovvero i forti disagi che vive il settore di riferimento. Se in quella Piazza erano presenti gli operatori del mondo delle sale da Ballo, noi membri dell’Associazione, che ha come scopo la gestione e protezione del settore della Musica a Reggio Calabria non possiamo che essere solidali. Di fatti ormai da febbraio, fermo restando un paio di mesi di attività “in modalità provvisoria”, tutto il settore della Musica è fermo al palo. Siamo Consci dell’emergenza sanitaria, ma anche convinti che vi è un errore di fondo nel pensiero comune. La situazione che abbiamo vissuto con la mancanza di regole chiare da rispettare e controlli carenti, mirati più a punire gli operatori onesti che i comportamenti scorretti di molti soggetti del settore, ha inculcato il pensiero comune che la movida è Male. Eppure, non è così. La Movida, come amate definirla, nel territorio di Reggio Calabria racchiude tante cose. È economia. Perché locali, imprenditori, musicisti, deejay, performer, barman, camerieri, attori, addetti alla sicurezza, agli impianti audio e video sono una importante parte del tessuto economico, di una realtà dove lavorare liberamente è già difficile di suo. È turismo. Perché offriamo spettacoli e divertimento a chi viene a visitare le nostre bellezze e a chi torna per passare le vacanze. È famiglia. Perché dietro a numeri e partecipazioni ci sono storie di gruppi di organizzatori, che diventano amici e che guadagnano per vivere anche loro di questo. È Lavoro. Perché ci sono tantissime partite iva che da febbraio sono ferme o con lavori ridotti del 70%”.

“Ci siamo adattati a fare musica con la mascherina, a limitare i loro cachet per venire incontro ai titolari dei locali, a dover urlare che non potevamo stare vicini in pista. E non dimenticate anche, che ci sono artisti che di questo vivono e che sono costretti a far sopravvivere le proprie famiglie con sussidi pari allo zero. Ma ancor di più, gli stessi vengono tacciati per il lavoro che svolgono come il male della società. Ma cosi non è. Ci siamo adattati a tutto ciò che ci veniva richiesto, inventandoci anche modi diversi di fare musica e lavorare, abbiamo sempre rispettato ciò che ci veniva richiesto e poi concesso. Non è colpa nostra se controlli per eventuali assembramenti non si sono dimostrati all’altezza di ciò che veniva richiesto ai titolari, Noi venivamo pagati per fare spettacolo e non le forze di Polizia. Ma nonostante il nostro lavoro fosse altro, con responsabilità, abbiamo in continuazione invitato al distanziamento e al rispetto delle regole. E siamo stati pazienti e fiduciosi fino ad oggi, seguendo chi ci diceva che sarebbero arrivati tempi migliori, abbiamo accettato le promesse di tutela che però ad oggi sono state tutte disconosciute. Ci aspettiamo di non ricadere nel baratro degli invisibili, usati per dare un colpevole sui contagi e lasciati morire. Chiediamo sostegno per le nostre famiglie, regole certe da rispettare e soprattutto la sicurezza di poter tornare a Lavorare. Non siamo noi i colpevoli di qualcosa che, chi ha il compito di dover gestire non lo ha saputo fare. L’Italia doveva programmare, purtroppo, il ritorno di una seconda ondata di questo maledetto Virus, ma intanto noi avevamo e abbiamo il diritto di rientrare tra i tutelati, Abbiamo sempre pagato le tasse, amiamo la giustizia, ma non sopportiamo di essere additati, per i tanti problemi irrisolti. Per i pochi mezzi pubblici esistenti, per gli ospedali carenti di terapie intensive, per i mancati controlli in ingresso e uscita dalle regioni, per tutto questo e tanto altro è chiaro che non possiamo essere strumentalizzati come i colpevoli della diffusione del virus. La musica oltre che essere cultura e socializzazione è lavoro e noi di questo viviamo. Chiediamo, così come gli amici di quella piazza, di avere garanzie e di programmare una convivenza con il virus che possa permetterci di lavorare per sfamare le nostre famiglie. L’uomo è sempre stato in grado di scoprire nuove cure e vincere e superare i periodi “bui” della sua esistenza, non vorremmo però sconfiggere un male per poi morire di fame. Il lavoro è un nostro diritto alla politica il compito di trovare soluzioni“, conclude la nota.