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Reggina-Pescara, la chiave tattica: una squadra “intercambiabile”. E l’importanza di Bianchi e Bellomo… [FOTO]

reggina pescara

Reggina-Pescara, la chiave tattica del match di ieri mette in mostra alcune situazioni di gioco della squadra amaranto nelle due fasi

Nel calcio esiste la tecnica ed esiste la tattica, due termini di cui troppo spesso forse si abusa. Non lo fanno ovviamente gli allenatori, che quando parlano di tecnica e di tattica sanno cosa stanno argomentando. La Reggina che ha stravinto il campionato di Serie C aveva dalla sua, oltre all’intensità tipica delle squadre di Toscano, un’ottima base tecnica e anche alcuni meccanismi tattici abbastanza oliati nel corso della stagione. Lo stesso Toscano, in fase di presentazione come nuovo allenatore amaranto – ormai più di un anno fa – parlò del girone C di Serie C come di un campionato meno tecnico ma più “atletico”, in cui l’intensità, come poi confermato, la fa da padrone.

E quest’anno? Già più volte, l’allenatore ma non solo, hanno fatto intendere – e ci mancherebbe – che il campionato di Serie B è tutt’altra cosa. La tecnica, ovviamente, è maggiore, così come il bisogno di fisicità e centimetri. Non per niente, in fase di mercato, la società ha messo dentro un’elevata dose di “giganti”, specie dalla cintola in su, dove questi mancavano. E, da qui, tecnica e tattica sono compensate con il livello del torneo cadetto.

Osservando a mente fredda e lucida la compagine di Toscano, però, ad alcuni elementi un po’ “differenti” rispetto alla passata stagione, ce ne sono altri che – pur con diverse modifiche alla rosa – non sono mutati. Il mister amaranto non parla mai di singoli (anche se ieri si è sbilanciato), ma è evidente che – così come lo scorso anno – esistono dei calciatori su cui lui fa pieno affidamento. A partire dalla difesa passando ai due elementi tecnicamente forse più importanti, e per caratteristiche unici: Crisetig e Menez. Inutile dilungarci sui motivi, è ben evidente il perché non si possa fare a meno di loro. A questi, però, ci sono quelli “tatticamente utili”, forse ancora più importanti dei due citati sopra: tra tutti, Bianchi e Bellomo.

Se ancora qualcuno si sta chiedendo perché siano stati sacrificati altri a centrocampo al posto loro, il consiglio è di riguardarsi il primo tempo di Reggina-Pescara, che non ha fatto altro che confermare quanto già visto a Salerno. Le due mezzali rappresentano l’ago della bilancia della compagine amaranto, così come lo scorso anno, in quanto garantiscono il giusto equilibrio tra le due fasi. Il fantasista barese è stato abituato ormai dallo scorso anno ad un lavoro “oscuro” in fase di non possesso, che ieri lo ha visto in più occasioni stare a uomo sul playmaker (Valdifiori). Il numero 15, lo diciamo da tempo immemore, è invece il classico centrocampista che ogni allenatore vorrebbe, perché sa fare tutto. E’ l’uomo ovunque, centravanti aggiunto in inserimento quando il pallone viene messo in mezzo e all’occorrenza largo sulla destra quando l’azione si sviluppa dal suo lato.

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L’immagine in alto mostra proprio una delle situazioni sopracitate: quando l’azione si sviluppa dalla sinistra, Bianchi è il centravanti aggiunto, insieme a Denis e (in questa foto) a Delprato. La stessa situazione si viene a creare a parti inverse, con Liotti ad inserirsi al centro con il cross proveniente dalla destra. Da qui la doppietta dell’esterno sinistro, nel secondo gol servito proprio da Bianchi. Agli inserimenti al centro dei centrocampisti, segue la posizione di Menez, che in questa immagine scatta in profondità ma che in altre situazioni affianca Crisetig sulla mediana. Quasi sempre, quando la Reggina attacca, trova in mezzo Denis, Bianchi e i due esterni, con Bellomo largo sulla destra e Menez dietro a “muovere i fili”.

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Qui si vede proprio Menez che, così come più volte a Salerno, si è allontanato dalla sua zona di competenza per prendersi il pallone a centrocampo. In basso, invece, si può vedere la marcatura a uomo di Bellomo su Valdifiori.

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Questi sono solo alcuni piccoli accorgimenti tattici evidenziati ieri ma presenti anche a Salerno e, in tante situazioni, anche lo scorso anno, seppur siano cambiate alcune caratteristiche della rosa. Come già detto su queste pagine giorni fa, la squadra amaranto è “intercambiabile” non solo per la duttilità di tanti calciatori, ma anche per la capacità di interpretare varie fasi di gioco quando si attacca e quando si difende.