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Poste Italiane da baraccone inefficiente a società che distribuisce utili

Poste Italiane da baraccone inefficiente a società che distribuisce utili. Nell’anno 2019 Poste Italiane ha avuto ricavi per 11,3 miliardi di € e un utile di bilancio di 1,3 miliardi di €

Nell’anno 2019 Poste Italiane ha avuto ricavi per 11,3 miliardi di € e un utile di bilancio di 1,3 miliardi di €. Dal momento che il Ministero dell’Economia e delle Finanze possiede circa il 29,3% di Poste Italiane e di un altro 35% ne è proprietario CDP (cassa Depositi e Prestiti a sua volta controllato dal MEF) lo Stato Italiano ha incassato una cedola oltre 200 milioni di €. Non male considerando che quando Poste Italiane era un’azienda autonoma agli inizi degli anni 90 perdeva continuamente denaro, era agli ultimi posti in Europa nella consegna della corrispondenza e aveva accumulato negli anni debiti per oltre 4000 miliardi delle vecchie lire.

Ma riavvolgiamo il nastro.

Le Poste furono fondate nell’anno 1862 dopo la costituzione dell’Unità d’Italia. Esistevano già dei servizi postali nei vari regni che costituivano l’Italia prima dell’Unità. Questi furono inglobati e annessi costituendo un Ente Nazionale.

Dopo la Prima Guerra Mondiale sotto il controllo del Ministero delle Poste e Telecomunicazioni venne istituita nell’anno 1925 l’Azienda Autonoma di Poste e Telegrafi.

Poi dopo la Seconda Guerra Mondiale in piena opera di ricostruzione venne attuata dai governi di allora tutti a conduzione DC una politica volta a “sistemare nel pubblico” e quindi anche nelle Poste, nelle FFSS e nei vari Ministeri tramite favoritismi un certo numero di persone non competenti. Una sorta di patto sociale: assunzioni nella Pubblica Amministrazione in cambio di basse retribuzioni e poca produttività. Il tutto con un numero di persone spropositato alle reali necessità.

Ciò era stato pensato per favorire lo Stato Sociale ed evitare eventuali scontri di piazza mantenendo la calma tra la popolazione. Questo portò a far si che parlando di Poste queste negli anni 1980 solo per il personale spendevano oltre il 90% del fatturato e per giunta con i servizi che non funzionavano.

Certamente tutti abbiamo in mente il film il Postino magicamente interpretato da Massimo Troisi ispirato al romanzo Il Postino di Neruda. Tutti siamo rimasti affascinati da quel modo di essere postino, quel romanticismo che c’era nel consegnare la posta. Portando la fitta corrispondenza a Neruda che era in esilio nel sud Italia e dialogando tra di loro due persone così socialmente distanti diventarono amici. Ma questo sistema oramai non era più attuabile e si giunse per forza di cose ad un drastico cambiamento.

Come purtroppo succede spesso in Italia si passò da un sistema troppo “favorevole” ad uno troppo rigido. Poste Italiane diventò una S.p.A. con un bilancio da rispettare e come Amministratore Delegato venne nominato Corrado Passera. Le direttive che aveva avuto erano soltanto quelle di diminuire il deficit. Furono apportati continui tagli alle spese superflue e ci furono drastici tagli al personale che fu diminuito in quattro anni di oltre 20.000 unità. Fu creato un fondo di solidarietà pagato anche con la busta paga dei dipendenti neoassunti spingendo i lavoratori più anziani ad andare in prepensionamento. In questo modo si ridusse anche l’età media dei dipendenti. Il tutto portò inevitabilmente a delle tensioni con i sindacati che lamentavano superlavoro, diminuzione di diritti e addirittura casi di mobbing per costringerli ad abbandonare il lavoro. Con il senno di poi attuare questo drastico sistema di tagli si rivelò un errore. Si poteva infatti attuare una riorganizzazione dell’azienda concertando il progetto con i sindacati. Si sarebbero potuti avere gli stessi risultati magari in qualche anno in più senza quel sistema “lacrime e sangue” che fu attuato con la direzione di Passera.

Con la gestione successiva di Massimo Sarmi che restò al timone di Poste Italiane per oltre 10 anni si puntò invece ad una modernizzazione della struttura ed ad una implementazione di servizi. Sono di quegli anni la creazione di Posta Certificata, il servizio Postepay, il servizio Poste Mobile ecc.

Inoltre si puntò molto sui servizi finanziari (bancari e assicurativi) che operarono un vero risanamento finanziario mantenendo anche i servizi tipici delle Poste come la consegna di corrispondenza e pacchi, i pagamenti dei bollettini postali ecc.

Ai giorni nostri gli oltre 12.000 sportelli Postali presenti sul territorio nazionale, (presenza capillare anche nei piccoli centri in quanto punto di riferimento anche per le persone anziane), offrono un servizio completo. Servizi bancari ed assicurativi (con costi inferiori), servizi di pagamento bollettini, servizi di corrispondenza ed anche servizi di consegna veloce dei pacchi (servizio molto utile in questo periodo di pandemia).

Certamente anche nelle Poste Italiane ci sono delle carenze, pochi postamat, personale che sull’informazione finanziaria non sempre è all’altezza delle richieste dei clienti, talvolta poca organizzazione. Ma è stato attuato un grande cambiamento. E quello che purtroppo era diventato un baraccone con troppi impiegati e che faceva perdere migliaia di miliardi delle vecchie lire allo Stato e quindi alla comunità, è diventato uno degli interlocutori alla pari con gli altri che offrono servizi finanziari dando un servizio ai cittadini e facendo incassare tramite la cedola annuale un importo consistente alle casse dello Stato.