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Coronavirus: in chat dubbi M5S su Dpcm, ‘folle chiudere alle 18’/Adnkronos (2)

(Adnkronos) – “Dove abbiamo sbagliato? – si chiede un deputato – Nel riprendere la nostra vita con le stesse abitudini, poca flessibilità negli orari di ingresso e uscita, poca organizzazione nella sanità territoriale, e la maggior parte di queste responsabilità è delle regioni: vedi opposizioni che boicottavano Immuni, governatori che aizzavano genitori e precari contro Azzolina… La soluzione non è la decurtazione stipendi dirigenti/politici e neanche la precarizzazione degli statali, ma dare certezze: carichi 2mila euro al mese a chi viene penalizzato, sospendi affitti e bollette, ristori i costi sostenuti per la riapertura”.
“Poi per me è da folli dire 7 giorni fa, monitoriamo le palestre per il rispetto dei protocolli – critica un altro parlamentare -. Potevamo evitare 7 giorni di incremento e avere un riscontro dell’efficacia tra una settimana”. Timori poi sulla tenuta sociale del Paese. “Se mettiamo le restrizioni – avanza i dubbi qualcuno – le attività produttive devono avere la certezza che entro un paio di settimane avranno un contributo a fondo perduto, altrimenti le sommosse saranno fatte anche dalle persone più buone di questo paese”.
“Io non sono contraria alla chiusura di questi luoghi – si fa avanti una deputata – ma devono esserci dei dati che giustifichino quelle chiusure. Altrimenti la gente si sente presa in giro e si incazza ancora di più. I mezzi di trasporto restano sovraffollati nelle metropoli, nessun intervento sul fronte sanitario, ma si chiudono le attività fino all’ultimo paesino di 500 abitanti…”. Dubbi anche sul taglio allo stipendio dei politici, oggi rilanciato dal ministro Luigi Di Maio. “Verrebbe presa come l’ennesima azione politico-centrica. Vogliono lavorare, non gli interessa di noi. E chiudere alle 18 non ha veramente senso”. “Come atto di vicinanza ci può stare – replica un altro parlamentare – però a livello economico tagliare stipendi in recessione non è mai una genialata”. (di Ileana Sciarra e Antonio Atte)