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Coronavirus, tra sogni in frantumi e un futuro senza certezze: lo sguardo perso nel vuoto di un ristoratore è il simbolo di un’intera categoria che rivuole dignità

“Non siamo gente che va a dire in giro che il Covid non esiste, siamo gente che ha sempre avuto una dignità. E la rivogliamo”

Ha fatto il giro del web una foto pubblicata sui social da Elena Tonon, la figlia del ristoratore Giuseppe, che ha immortalato il padre seduto sulla sedia del suo locale, fermo immobile e disperato pensando al fatto che da oggi dovrà tenere chiuso dopo le 18. Lo sguardo perso nel vuoto ad immaginare: “chissà cosa succederà adesso…”. A ripensare a tutti i sacrifici di una vita, agli investimenti fatti per la propria famiglia, ai sogni che per colpa di un Dpcm e di un virus malvagio vengono spenti e cancellati. Un’“intera categoria di lavoratori cancellata, dimenticata, abbandonata da un Governo che sino ad oggi aveva chiesto sacrifici enormi e adesso è pronto a rifilare la mazzata decisiva. Di seguito il post che ha raccolto su Facebook decine di migliaia di condivisioni:

Questo è mio papà. Un uomo che si è fatto dal niente, dalla povertà di una famiglia di mezzadri veneti. Una famiglia numerosa dove le donne dicevano che non avevano fame pur di lasciare il cibo ai figli.
Gente umile, senza tanti fronzoli per la testa.
Gente che è partita dall’Italia giovane, lontano dalla famiglia, verso la Germania dove ha deciso di imparare un mestiere e di riportarne le conoscenze acquisite qui in Italia.
Perché quando ami un Paese poi ci ritorni.

È lì immobile il Beppo, seduto, pensieroso dopo aver scoperto che forse dobbiamo chiudere la nostra attività alle ore 18 e non dobbiamo neanche aprire alla domenica, giorno d’incasso assicurato per una attività come la nostra.
“Questa è la mazzata finale” mi ha detto.

A me dispiace, ma io non ci sto.
Alla gente come me, quella con un po’ di sensibilità, gli si spezza il cuore.
Non siamo gente che va a dire in giro che il Covid non esiste, siamo gente che ha sempre avuto una dignità. E la rivogliamo.
Ce la faremo papà!”.