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Sicilia, due pescherecci sequestrati dalle autorità libiche: da 26 giorni nessuna informazione sui 18 membri degli equipaggi

pescherecci sequestrati

Sicilia. “Faccio appello alla rappresentanza parlamentare siciliana affinché eserciti su Roma la necessaria pressione”, così il Presidente Musumeci sul silenzio delle Istituzioni nazionali riguardo le sorti dei 18 pescatori imbarcati sui 2 pescherecci sequestrati dalla Libia il primo settembre

Lo scorso 1 settembre due pescherecci facenti capo alla marineria di Mazzara del Vallo, l’Antartide ed il Medinea con a bordo complessivamente 18 marinai sono stati sequestrati dalle autorità libiche, mentre si trovavano a circa 38 miglia nautiche a nord dalle coste della Cirenaica. Dopo il sequestro è stato comunicato il trasferimento dei due equipaggi presso Bengasi, la seconda città più popolosa della Libia che ospita un porto trafficato.

Da quel momento in avanti le informazioni diffuse sulle sorti dei 18 uomini sequestrati, da frammentarie, sono diventate pressoché nulle nonostante gli appelli al Governo nazionale da parte del presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci e le rassicurazioni del Premier Giuseppe Conte, il quale ha dichiarato di seguire personalmente e quotidianamente la vicenda, nell’intento di “pervenire a una rapida e positiva soluzione”.

Assenza di informazioni che ha indotto Musumeci a criticare aspramente il silenzio del ministero degli Esteri e della Presidenza del Consiglio, che da 26 giorni non forniscono aggiornamenti sul caso. A tale fine, il Governatore ha inoltre sollecitato la rappresentanza parlamentare siciliana affinché eserciti pressione su Roma.

Dopo 26 giorni non abbiamo ancora alcuna notizia sul rilascio dei due motopescherecci di Mazara del Vallo, sequestrati dalle autorità libiche il primo settembre – scrive Musumeci –.
Non è assolutamente tollerabile questo silenzio da parte del ministero degli Esteri. Ci sono le famiglie dei 18 pescatori che attendono con angoscia e trepidazione che la Farnesina faccia conoscere la verità, qualunque essa sia. Né bastano le rassicurazioni fornitemi personalmente dal premier Giuseppe Conte circa un suo intervento su Tripoli.
Il tempo delle parole e delle buone volontà è abbondantemente scaduto. Rinnovo l’invito al governo centrale per una rapida soluzione della vicenda e faccio appello alla rappresentanza parlamentare siciliana affinché eserciti su Roma la necessaria pressione”.

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